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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
A
MONSIGNOR ALBERTO COSME DO AMARAL,
VESCOVO DI LEIRIA

 

Al Venerabile Fratello Alberto Cosme do Amaral,
Vescovo di Leiria.

1. Di molto buon grado vi do assicurazione della mia partecipazione spirituale al pellegrinaggio del prossimo 13 maggio a Fatima. Non è senza emozione che rivivo le ore passate, un anno fa, pellegrino fra i pellegrini; ed è con l’anima in festa che, spiritualmente, ritorno a questo luogo benedetto come figlio che si rallegra ad andare a “questa casa dove si avverte una presenza molto particolare della Madre” di Dio e Madre di tutti gli uomini quale è il Santuario di Fatima. E così, fratello tra i fratelli, nell’incontro nella “Casa” della Madre celeste, mi prefiguro di sentire la calorosa simpatia dei pellegrini e la stima fraterna dei fedeli, come accadde l’anno scorso; e alla loro voce, unisco sin d’ora la mia voce, per benedire, nella continuità delle “generazioni”, con Maria e in Maria santissima, e esaltare le meraviglie che in lei operò l’Onnipotente. Come è bello e gioioso che molti fratelli vivano assieme! A voi tutti, “la mia anima glorifica il Signore” (cf. Sal 133, 1; Lc 1, 46).

In questo incontro spirituale, nella Chiesa, il mio pensiero, più che mai - certamente, coi desideri di tutti - va alla Santissima Trinità per salutare e venerare Nostra Signora, Madre di Dio, la quale “a causa della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo”, secondo le parole di sant’Ambrogio, “è il tipo e la figura della Chiesa, che ha la sua origine nell’amore del Padre eterno, fondata nel tempo da Cristo Redentore e ha unità nello Spirito Santo (cf. Gaudium et Spes, 40): benedetto sia Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo!

E la mia adorazione all’Altissimo, con Maria, assieme agli amati pellegrini di Fatima, si unisce in un’azione di grazie, che desidererei continuasse a essere, con tutti, comunione e vita: il rosario in mano, il dolce nome della Madre sulle labbra e il cantico di Amore - Misericordia del Signore - nel cuore. “Esulta il mio spirito in Dio, mio Salvatore” (Lc 1, 47). La data del 13 maggio, per me, rimarrà sempre evocativa di una speciale protezione materna di Nostra Signora, di un debito di gratitudine, che i fatti posteriormente accaduti non hanno che aumentato; ma “grazie al Signore . . . che non ha esaurito la sua misericordia” (cf. Lam 3, 2), continuo a ripetere, con Maria e per Maria santissima.

2. Oggi, come un anno fa, il successore di Pietro si sente cosciente dell’eredità ricevuta dal Concilio Vaticano II: la vita della Chiesa presente nel mondo e la luce di verità e del richiamo che racchiude il Messaggio di Fatima, nel suo nucleo fondamentale - penitenza e preghiera - verità e chiamata del Vangelo, il Papa si sente cosciente delle alternative vissute, non solo dalla Nazione portoghese, ma da tutta la famiglia umana; e al suo spirito affiorano soprattutto quelle esperienze vissute, che continuano a risultare dal fatto che intere società, di molti uomini e numerosi cristiani, scelgono il cammino in una “direzione opposta da quella indicata dal Messaggio”. E per questo, afflitto per tutto quello che nel mondo, nella Chiesa e nei cristiani si oppone alla santità e alla consacrazione, il Papa sente la necessità di continuare a offrire riparazione per il mondo contemporaneo che non smette di essere scosso dalle lotte fra il bene e il male, tra la luce e le tenebre, e segnato dalle sinistre ombre del peccato, o ancora peggio, dalla mancanza del sentimento di peccato.

Ma animato dalla speranza che poggia sulla grande certezza di Cristo morto e risorto, il Cristo pasquale, che è l’incarnazione definitiva e segno vivo della Misericordia, di quell’Amore che si dimostra perennemente più forte del peccato (cf. Giovanni Paolo II, Dives in Misericordia, 8), la mia preghiera - e, sono certo, unita alla preghiera dei pellegrini di Fatima - continua nella supplica confidente a questa fonte di vita da cui provengono, senza interruzione, la redenzione e la grazia, sempre più forti del male. E unendomi al nostro Redentore, Gesù Cristo, e alla sua Consacrazione per il mondo e per gli uomini, solo nel suo Cuore divino la nostra espiazione si riveste del potere di raggiungere il perdono e arrivare alla riparazione e alla riconciliazione, invito tutti a pregare con il Papa e - mi sia permesso - anche per il Papa.

3. O clemente, o pietosa, o dolce sempre Vergine Maria, che Cristo Signore dall’alto della Croce ci volle dare come Madre, per l’intercessione dell’apostolo Giovanni: noi sappiamo che da questo momento, cominciò ad attuarsi nella storia il mistero della vostra maternità spirituale, per tutti gli uomini, e con affetto, come quello di una qualsiasi madre, ad abbracciare l’uomo tutto; in più, dalla somiglianza con Gesù, il fratello universale, siamo buoni fratelli di tutti gli uomini e dell’uomo tutto, nella famiglia umana, nella famiglia dei figli di Dio, nella Chiesa, mediante una costante riconciliazione.

Così, la Madre di Cristo e Madre nostra, ha accolto il nostro grido, si è fatta carico della sofferenza di tutti gli uomini e delle società intere! Che si manifesti, ancora una volta, nella storia del mondo, la forza dell’Amore misericordioso! Che egli trattenga il male! Che egli trasformi le coscienze! Che egli faccia risplendere per tutti gli uomini, nel vostro Cuore immacolato, la luce della speranza! (cf. Giovanni Paolo II, Actus consecrationis totius mundi ad Beatam Mariam Virginem, 13 maggio 1982: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V/2 [1982] 1586 ss.).

Madre della Chiesa, che questa manifestazione di Amore misericordioso sia propiziata dal Giubileo straordinario di questo Anno Santo, che il successore di Pietro continui ad offrire, in nome della Chiesa, Colui il quale è lo stesso ieri, oggi e sempre, Gesù Cristo, il Figlio di Dio vivo, che “nella pienezza dei tempi”, per opera dello Spirito Santo, e di voi, Vergine Maria, ha assunto un corpo umano per essere, mediante la propria Morte e Risurrezione, il Redentore dell’uomo (cf. Giovanni Paolo II, Oratio in aperitione Anni Sancti Redemptionis, 25 marzo 1983).

Madre dolcissima della nostra speranza, noi sappiamo che offrire l’Anno Santo è appello all’offerta dei nostri cuori, con umiltà e contrizione, in un’attitudine di vera consacrazione, a somiglianza di Cristo (cf. Gv 17, 19); per questo con la devozione più sincera e affetto filiale, coscienti che ciò implica una decisa promessa di fedeltà a Dio e al suo comandamento di salvezza che è la Chiesa, noi confidiamo nella propria consacrazione in favore degli uomini e del mondo, unita a quella del Nostro Redentore e al Vostro Cuore Immacolato: “Custodiscici e difendici come fossimo cosa tua”!

Avvocata nostra purissima, assieme all’Amore misericordioso, rivesti dei tuoi meriti le nostre suppliche, con le quali vogliamo implorarti: l’armonia interna nella Chiesa; la pace nel mondo e la pace di Cristo risorto nei cuori; la ricomposizione dell’unità in tutti quelli che si professano cristiani; l’esito e l’incremento della grazia per l’attività missionaria della Chiesa e il conforto per tutti i missionari; la clemenza e la consolazione per tutti coloro che soffrono, a causa della miseria, dei cataclismi, della violenza e di tutte le conseguenze del “peccato del mondo”, in tutti i popoli, Nazioni e regioni della terra.

4. Santa Maria, Vergine Immacolata e nostra Madre celeste, il successore di san Pietro allarga il proprio sguardo oltre i pellegrini di Fatima e rivede, con grande stima, tutti i portoghesi che ha incontrato nella sua visita pastorale; e con tutti, e per tutti implora: che sappiano mantenersi degni dei loro antenati, di coloro i quali da “Nossa Sehora” da Oliveira a Alcobaça, a Batalha, a Belém, a Vila Viçosa, a Sameiro . . . fino a Fatima, hanno lasciato, nei cuori più che nelle pietre, segni immortali della devozione, della devozione mariana, che continuano ad essere impegno e appello costante per i figli del Portogallo di oggi e per l’intera Nazione: all’avvertenza della responsabilità e alla coerenza con la propria identità di detentori del glorioso patrimonio cristiano e missionario di fronte al Signore della storia, Signore anche della storia della Nazione “fedelissima”.

Nostra Signora di Fatima: in questo pellegrinaggio i miei fratelli Vescovi portoghesi stanno rinnovando l’Atto di consacrazione, riferito a questa Nazione, che in quel luogo ho fatto l’anno scorso: che tutti i figli del Portogallo sappiano mantenere e coltivare con dignità questa consacrazione: nell’accoglienza dei propri cuori, nell’intimità delle loro case e delle famiglie, negli ambienti di lavoro e di convivenza: nelle scuole e nelle università, negli uffici e nei reparti, nelle fabbriche e nelle officine, nei campi e nelle città, nei locali di incontro, di divertimento, di riposo, nella vita privata e in quella pubblica, nella partecipazione sociale e politica; infine, in ogni luogo e sempre, vivere tale consacrazione, iniziata nel Battesimo, che ci ha fatti ritornare in Cristo figli di Dio e, per Cristo, tutti chiama ad essere evangelizzatori della Buona Novella della Redenzione.

5. E dopo essermi così rivolto alla Madre, in questa sua “casa” che è il Santuario di Fatima, mi dirigo ai diletti pellegrini perché ciascuno di essi voglia aprire il proprio cuore a Nostra Signora, “riceverla nella propria casa”, all’interno dei propri problemi o preoccupazioni e che da questo incontro ritornino riconfortati, purificati dal peccato e con un cuore più libero, con una rinnovata buona volontà, più ferma e più costante, per camminare sempre nella direzione di Dio, indicata dal Messaggio di Fatima, perseguendo l’obiettivo evangelico dell’Anno Santo: “Convertitevi e credete nel Vangelo” (Mc 1, 15).

Sta in ciò la risposta all’appello, con tutta la sua attualità, lanciato al mondo dalla “Signora del Messaggio”, sessantasei anni fa, in Fatima. Che questo Messaggio interpelli e arrivi ad accogliere la grazia del Giubileo, ad aprire le porte a Cristo, Redentore dell’uomo!

A confermare questi voti, e a salutare col Signor Vescovo di Leiria i cari pellegrini di Fatima, voglio benedire tutti; e, attraverso essi, le loro famiglie, le loro Comunità e le loro terre, con un pensiero molto particolare al bambini, ai giovani, agli ammalati e agli anziani. E mi sia permesso salutare in un modo speciale, con stima fraterna, i Signori Cardinali e Vescovi, salutare cordialmente i sacerdoti e i seminaristi, i religiosi e le religiose; salutare anche le autorità presenti e salutare anche i pellegrini provenienti da altre Nazioni. Per tutti imploro, per la celeste intercessione di Nostra Signora di Fatima, la protezione e le grazie di Dio onnipotente e misericordioso, con un’ampia benedizione apostolica.

Dal Vaticano, 16 aprile 1983.

GIOVANNI PAOLO PP. II

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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