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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
AL CARDINALE ROGER ETCHEGARAY

PER IL CENTENARIO DELL'EVANGELIZZAZIONE DEL CONGO

 

Venerabile fratello,
a lei il mio saluto e la benedizione apostolica.

La Chiesa del Congo, che tre anni fa visitai durante il mio viaggio pastorale in Africa, con l’intento di manifestarle il mio amore e la mia devozione, il prossimo 28 agosto celebrerà il centenario dell’inizio dell’evangelizzazione del Paese. Di questo evento io sono lietissimo, dal momento che Dio a nessun popolo concede una grazia più grande dell’evangelizzazione, con la quale gli uomini sono chiamati alla salvezza, e non vi è nessuna gioia più grande per la Chiesa cattolica, poiché mediante la predicazione del Vangelo si compie e appare ogni giorno più evidente la sua natura universale di Madre, e il voto e il comandamento di Cristo è portato al suo compimento: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16, 15). Inoltre so la speranza che da queste celebrazioni si propagherà più ampiamente il nome cristiano, dato che la comunità cattolica del Congo è veramente un granello di senape che sta tramutandosi in albero e sta diventando un immenso fermento.

Gli stessi Vescovi del Congo del resto si adoperano con tutte le loro forze per preparare questo evento nel modo migliore possibile, sia esortando i fedeli alle preghiere e alla conversione, sia istruendoli nella catechesi, sia soprattutto preponendo a tale evento la celebrazione del Congresso eucaristico nazionale, che si terrà nel prossimo mese di agosto, dal 24 al 27.

Facilmente si può comprendere quale sarà il vantaggio di questo Congresso: infatti l’Eucaristia è il Sacramento dal quale si attingono le principali virtù cristiane, fede, speranza, carità, quasi dalla loro fonte naturale, mentre le altre vengono alimentate e corroborate; per questo ogni fedele di Cristo percepisce di essere uno di coloro che partecipando di un solo pane (cf. 1 Cor 10, 17), formano anche un solo corpo e sono legati da un vincolo certamente strettissimo con i fratelli nella fede, ma profondo anche con tutti gli uomini, essendo Cristo a pieno titolo loro capo e re. L’Eucaristia è dunque il fulcro e il fondamento della Chiesa; è inoltre l’immagine di quell’eterno conflitto, al quale siamo destinati, che sospiriamo ardentemente, al quale lo stesso nostro Signore ci farà sedere e ci servirà (cf. Lc 12, 37). Infine dall’Eucaristia vengono la pace, la concordia, l’aiuto reciproco, soprattutto in questi tempi, in cui c’è il pericolo che le innumerevoli sfrenatezze, l’eccessivo amore per le cose materiali, i sensi depravati degli animi, oscurata e offuscata la luce dei cieli, mandino in rovina l’uomo e la stessa società umana.

Per questo motivo è bene che queste celebrazioni, che si terranno come è giusto a Brazzaville, capitale della Repubblica popolare del Congo, siano effettuate con il massimo decoro. Poiché non posso parteciparvi di persona, in quanto trattenuto da altri impegni ecclesiali che, anche se lo desidero, non mi permettono di parteciparvi, ho deciso di scegliere e designare lei, venerabile fratello, perché rappresenti sia nel Congresso eucaristico sia nella celebrazione del Centenario dell’evangelizzazione del Congo, la mia persona e sia interprete e nunzio dei miei desideri e delle mie esortazioni.

Conoscendo bene le esimie doti del suo animo e della sua mente, non dubito che assolverà al suo compito in modo tale che ciò che è stato intrapreso e iniziato con l’aiuto della grazia di Dio si possa realizzare.

Pregando Dio che da queste celebrazioni solenni tutta la popolazione del Congo tragga fecondissimi frutti spirituali, a lei, venerabile fratello, ai responsabili del culto, ai magistrati, al clero, ai religiosi, a tutto il popolo di Dio e a tutti coloro che parteciperanno a queste sacre celebrazioni, imparto la benedizione apostolica, testimonianza del mio amore e della mia benevolenza.

Dal Vaticano, 21 luglio 1983.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

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