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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
AL CARDINALE AGOSTINO CASAROLI,
LEGATO PONTIFICIO A BUENOS AIRES

 

Al venerabile nostro fratello, cardinale Agostino Casaroli.
Venerabile nostro fratello, salute e apostolica benedizione.

Da numerose e ricche testimonianze, e in particolare dalla preoccupazione pastorale con la quale due anni fa mi sono recato in visita a Buenos Aires in Argentina, hai potuto constatare quale amore paterno portiamo a quella diletta nazione, con quanta sollecitudine, nei momenti difficili, guardiamo alla sua pace e alla sua sicurezza, con quanta fermezza sosteniamo la stretta dipendenza della sua prosperità e della sua salvezza dalla causa di Cristo e dall’osservanza del Vangelo. Perciò potrai facilmente capire ora con quali sentimenti e con quanta gioia ti inviamo questa lettera e stabiliamo quanto segue.

Infatti abbiamo intrapreso quel viaggio con preoccupazione apostolica e desiderosi di portare la pace, con piena fiducia, in occasione della solennità del Corpus Domini e già con le prime parole e con il primo discorso che abbiamo pronunciato nella Cattedrale della Santissima Trinità abbiamo celebrato proprio Gesù Cristo eucaristico come fondamento della vera unità, elargitore di pace perenne, fautore di riconciliazione.

Ora, la stessa amata comunità dell’Argentina cattolica, guidata dai suoi ottimi pastori, si prepara con tutto l’impegno al Congresso eucaristico nazionale che si terrà a Buenos Aires, tra l’11 e il 14 ottobre, e fa voti per sé e per i fedeli che il futuro porti grandi frutti di fede e di carità, di rinnovamento e di speranza, generati da quell’evento.

Il mistero del corpo e del sangue di Cristo verrà celebrato con grande affluenza di cattolici; da tale mistero non solo la vita di tutta la Chiesa trae alimento, forza e accrescimento fino alla fine del suo pellegrinare, ma anche su di esso poggia e ha il suo significato l’unità di ogni famiglia cristiana. E infatti l’Eucaristia, composta di grano macinato e di chicchi d’uva, indica, con la sua natura, quell’unità e quello stesso cibo e bevanda di cui si nutre la famiglia cristiana. D’altra parte, il fatto che alle origini del cristianesimo l’Eucaristia si celebrasse nelle case private, ricorda che questo sacramento già allora sottolineava un momento particolare della comunità familiare come “della prima e vitale cellula della società” (cf. Apostolicam Actuositatem, 11). Se mediante l’Eucaristia Cristo comunica la vita ai fedeli, poiché la sua carne è vero cibo e il suo sangue vera bevanda (cf. Gv 6, 53ss.) non può non essere che questa vita riguardi quel “luogo” nel quale “nascono nuovi cittadini della società, che mediante la grazia dello Spirito Santo sono costituiti figli di Dio dal Battesimo, per perpetuare il popolo di Dio nel corso dei secoli” (Lumen Gentium, 11). L’Eucaristia è dunque pane che infonde la grazia nei membri della famiglia, genera e corrobora l’amore reciproco, ispira i medesimi sentimenti, crea gli stessi propositi, consolida il matrimonio, in breve fa sì che fioriscano tutte le virtù cristiane e umane mediante le quali i cristiani sono in questo mondo ciò che l’anima è nel corpo (cf. Epist. ad Diognetum, 5).

Da ciò deriva che l’Eucaristia è anche fondamento della società civile. Colui che infatti ha detto: “Dall’oriente all’occidente grande è il mio nome tra le genti, e in ogni luogo si sacrifica al mio nome un’oblazione pura, poiché grande è il mio nome tra le genti” (Ml 1, 11), doveva rendere quegli stessi uomini che compivano questo sacrificio, anima del mondo, lievito da cui è fatta lievitare tutta la società (cf. Mt 13, 33). Perché infatti la società abbia una solida struttura, progredisca e viva nella pace, ha bisogno di una vera pace, deve essere unita, giusta, bene organizzata, per poter venire incontro ai bisogni dei poveri e degli ammalati e, se è possibile, eliminare tali bisogni; e non le occorrono parole vuote ma esempi, fatti, uomini che con la loro stessa vita indichino la strada per risolvere le difficoltà. Tali devono essere i cristiani alimentati dall’Eucaristia, che sono esempio agli altri di vita sociale. Essi infatti “non si distinguono dagli altri uomini né per territorio, né per lingua, né per costumi . . . Abitano nella propria patria, ma come pellegrini; partecipano alla vita pubblica come cittadini; ma da tutti sono distaccati come stranieri; ogni nazione è loro patria, e ogni patria è una nazione straniera; si sposano come tutti e generano figli, ma non espongono i neonati. Hanno in comune la mensa ma non il letto. Vivono nella carne ma non secondo la carne. Vivono sulla terra ma sono cittadini del cielo. Obbediscono alle leggi vigenti, ma con la loro vita superano le leggi . . . Amano tutti e da tutti sono perseguitati . . . Vengono bestemmiati e proclamati giusti; oltraggiati e   benedicono, ingiuriati e trattano tutti con riverenza. Fanno del bene e vengono condannati a morte; ma condannati gioiscono come si donasse loro la vita” (“Epist. ad Diognetum”, 5).

Ma anche sotto altri aspetti l’Eucaristia è fondamento della società. Essa infatti, in seguito all’azione redentrice di Cristo e alla costituzione di un nuovo ordine di cose, è rendimento di grazie, sacrificio, preghiera, come un gemito ininterrotto di Gesù al Padre per tutti: non solo per coloro che sono i suoi agnelli e che ascoltano la sua voce, ma anche per quelli che ancora non lo conoscono o, pur conoscendolo, consapevolmente lo negano, lo combattono e lo perseguitano nelle sue membra. Poiché anch’essi sono di coloro dei quali egli ha detto: “Ho anche altre pecore che non sono di questo ovile, io devo ricondurre all’ovile anche quelle; e ascolteranno la mia voce e vi sarà un solo ovile e un solo pastore” (Gv 10, 16); l’azione eucaristica di Cristo, che vive sotto la specie del pane e del vino, Dio e uomo tra gli uomini, incessantemente e con infinita carità persegue questo fine.

Ci lamentiamo perché il mondo è cattivo, perché ogni giorno vediamo innumerevoli mali e ingiustizie, cui l’uomo con le sue sole forze non è in grado di porre rimedio; ma non possiamo immaginare quanto sarebbe peggiore e più intollerante il mondo se mancasse l’Eucaristia, o se essa non guidasse tutto secondo un piano divino, che è il piano della salvezza.

Perché non manchi nessun segno chiaro né alcuna testimonianza della nostra unità strettissima con la Chiesa argentina riunita attorno alla mensa nel fervore eucaristico, vogliamo che il nostro più vicino collaboratore - intendo te, venerabile nostro fratello - sia lì a rappresentarci, a presiedere e a pregare, esortare e insegnare nel nostro nome tutto quello che brevemente abbiamo sopra esposto. Perciò con questa lettera e con tutta la nostra fiducia ti destiniamo e ti nominiamo come nostro legato per la celebrazione del Congresso eucaristico dell’Argentina nel mese di ottobre mentre con gioia ti attribuiamo tutte le facoltà congiunte con quell’incarico.

Per tuo tramite dunque salutiamo tutti i partecipanti al Congresso, uno per uno tutti i fratelli vescovi e i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i laici e le laiche, e a tutti proponiamo il mistero eucaristico come momento culminante e centro di tutta la vita cristiana e di ogni famiglia, fonte di ogni devozione e azione cristiana, e a tutti impartiamo come se fossimo presenti la benedizione apostolica, pegno fecondissimo dei frutti spirituali del Congresso.

Dal Vaticano, 26 settembre 1984.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1984 -  Libreria Editrice Vaticana

 

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