A Monsignor Francois Gayot, s. m. m.
Presidente della Conferenza Episcopale e a tutti gli altri Vescovi di
Haiti
So
che la Chiesa che è in Haiti, sotto la vostra responsabilità pastorale,
celebrerà tra il 2 e il 6 dicembre prossimo, un secondo Simposio nazionale, in
linea con quello che si è tenuto nel dicembre 1982, alla vigilia della mia
visita - che non potrò mai dimenticare - nei vostri cari paesi.
Da
allora “qualche cosa è cambiata qui”. Il popolo haitiano ha intrapreso un
nuovo cammino ma, ancora oggi, domanda la Chiesa di accompagnarlo nella suo
movimento verso un autentico progresso materiale e morale.
Voi
avete fissato come scopo per il prossimo Simposio di preparare al meglio gli
spiriti e i cuori dei vostri fedeli, particolarmente dei laici impegnati sul
piano sociale, a cooperare in modo efficace e responsabile, alla ricostruzione
della nazione haitiana, fondandosi sui principi cristiani che voi avete
saggiamente ricordati - non solamente in teoria ma anche riferendosi
concretamente alla realtà specifica del paese - nei vostri due più recenti
documenti pastorali: la “Carta fondamentale per il passaggio alla
democrazia . . .” e il “Messaggio pastorale” del 7 ottobre scorso.
Rispondendo
volentieri al desiderio che avete manifestato in questa circostanza vorrei
indirizzarvi, come intermediari al popolo haitiano, parole di conforto e
incoraggiamento come testimonianza della mia paterna solidarietà e del mio
affetto.
Poiché
qui da voi la vita nazionale ha recentemente avuto una importante svolta, voi
siete giustamente preoccupati di risparmiare al vostro popolo, nella misura in
cui potete, dei nuovi lutti e spargimenti di sangue, lanciando pressanti e
frequenti appelli alla riconciliazione e al perdono cristiano. Questa è una
delle ragioni che fa di voi oggi, sfortunatamente, il bersaglio di certi critici
della parte di quelli che vorrebbero così intaccare la fiducia che accordano
alla Chiesa i popoli e particolarmente i giovani, che ripongono la loro speranze
sulla Chiesa e sulla patria, e che voi vi sforzate di far progredire nella
scoperta dei valori cristiani, in tutta la loro integrità e nobiltà.
Una
tale contestazione, lungi dallo scoraggiarvi, deve al contrario rendervi fieri.
Poiché la riconciliazione non è segno di debolezza o vigliaccheria, non
significa che si rinuncia alla giustizia pretesa e esercitata nei modi voluti;
ma è prima di tutto e soprattutto l’incontro tra fratelli disposti a
soprassedere alla tentazione dell’egoismo e alla sete di vendetta; lei è il
frutto di sentimenti forti, nobili e generosi che possono stabilire una
convivialità fondata sul rispetto di ogni individuo e dei valori propri a una
società civilizzata.
Convenite
che bisogna instaurare questo tipo di società, con il consenso popolare e la
maggiore partecipazione dei cittadini alle decisioni primarie, in spirito di
fraterna solidarietà, voi vi apportate un preciso contributo non solo per la
Campagna di Alfabetizzazione, attualmente in corso, che voi avete programmato
prima dell’inizio della nuova situazione politica, ma anche per l’opera di
educazione civica che voi realizzate grazie agli interventi, diligenti e precisi
del vostro magistero.
Tutto
ciò deve essere considerato come il miglior contributo della Chiesa al
rafforzamento di un clima di disponibilità generale ed effettiva al vero
dialogo democratico, clima che si rivela indispensabile perché gli spiriti
siano incitati a ricercare insieme il consolidamento di un ordine sociale più
giusto e più degno nella vostra Nazione.
È
vero che il cammino iniziato tardi per trovare gli scopi sperati, e le giuste
attese del popolo, che è molto più impaziente perché ha vissuto per molto
tempo in condizioni di indigenza e di umiliazione, sembrano ancora ben lontani
dall’ottenere soddisfazione. Vi esorto vivamente nel prendere coscienza, e in
modo efficace, alle legittime richieste della popolazione, particolarmente per
quanto riguarda le riforme sociali più attese, il miglioramento delle
condizioni di vita e una corretta amministrazione della giustizia, in modo che
sia favorito un risveglio generale di fiducia nelle istituzioni e che tutto
incominci in modo rinnovato nella collaborazione che è indispensabile per
raggiungere gli scopi fissati, rispettando le diverse tappe del processo di
sviluppo della società in senso democratico.
Bisogna
ricordare, una volta di più, che la Chiesa vuole portare la sua collaborazione
specifica nella ricerca di un progresso sociale che rispecchi le esigenze non
solo materiali ma anche e soprattutto quelle spirituali. La via che Chiesa
indica per raggiungere un tale obbiettivo è quella dell’impegno solidale di
tutti per sostituire all’egoismo, al dominio, all’interesse di un gruppo, di
classe sociale - in una parola di parte - i valori autentici di fraternità,
di giustizia e di amore.
Sono
particolarmente vicino allo spirito di quelli che sono chiamati a trasmettere e
interpretare fedelmente il vostro pensiero e le vostre direttive: ai sacerdoti,
ai religiosi e alle religiose - originari del paese o venuti da altre terre
-, che, con generosità, operano anche in favore della promozione umana e
sociale dei più diseredati. Attraverso voi io gli domando insistentemente di
intrattenere in loro una stretta adesione alle vostre decisioni pastorali in
tutti gli ambiti dell’apostolato. Voi sapete d’altronde, quale sia la forma che
riveste questo apostolato, la sua finalità primaria, diretta e che non si può
ignorare, è di evangelizzare il popolo di Dio e di formare delle coscienze
autenticamente cristiane. Non esiste, infatti, e non può esistere in seno alla
Chiesa di Cristo una “communio” effettiva e durevole che non sia fondata
sull’unione di spirito e di cuore, di sentimento e di azione, ai Pastori
legittimi.
Possiate
essere confortati nella situazione presente al pensiero che il papa partecipa
alle vostre difficoltà, alle vostre preoccupazioni pastorali, alle vostre
speranze, che si unisce a voi, attraverso di voi, all’intero popolo haitiano,
pregando Dio, al quale chiede di illuminare gli spiriti di ciascuno e di
affermare la volontà di operare legalmente per il progresso, ovviamente, del
paese.
Io
gli domando questo, per l’intercessione della Vergine Maria, lei che è
particolarmente onorata nelle vostre terre con il nome di “Nostra Signora del
Perpetuo Soccorso”, e di tutto cuore vi invio, cari fratelli
dell’Episcopato, ai partecipanti al Simposio e a tutti i vostri fedeli, in
garanzia di abbondanti grazie del Signore, la mia Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 15 novembre 1986.
IOANNES PAULUS PP.II
© Copyright 1986 - Libreria Editrice Vaticana