LETTERA DI GIOVANNI PAOLO
II
AL CARDINALE GERALD EMMETT CARTER,
ARCIVESCOVO DI TORONTO, IN OCCASIONE
DEL 50° DI ORDINAZIONE
SACERDOTALE
Al nostro venerabile fratello
Gerardo Emmet Carter cardinale di Santa Romana
Chiesa e
arcivescovo di Toronto
Il prossimo 22 maggio sarà per te un giorno desideratissimo, ma lo sarà pure per noi e per la fedele popolazione di Toronto:
infatti in quel giorno non celebrerai, venerabile fratello nostro, un evento
umano per quanto solenne, ma farai memoria del 50° anniversario della tua
ordinazione sacerdotale, un giorno da considerare veramente felice. Per mezzo
del sacerdozio, venerabile fratello, fosti scelto fra gli uomini per essere
destinato a occuparti delle cose che riguardano Dio (cf. Eb 5, 1), rivestendo
quasi una nuova natura e diventando mediatore di Dio e degli uomini.
Ma sappiamo
che in quel giorno ricorderai anche il 25° anniversario dalla tua nomina a
vescovo, il che è avvenuto il 2 febbraio di 25 anni fa. Certamente allora il tuo
sacerdozio ha raggiunto come il suo vertice: il vertice, per così dire,
dell’ordine sacerdotale e della grandezza propria dei vescovi, cioè dei
successori degli apostoli. E con tale dignità confluirono in te anche tutti i
poteri apostolici, che Cristo attribuì ai suoi: cioè di andare, predicare e
governare a suo nome (cf. Mc 16, 15; Gv 20, 21). Quale ampia potestà ti è stata
allora donata! Così grande che quasi l’animo trema nel petto.
Si rallegri dunque
il tuo cuore, riandando con la memoria a questi tuoi compiti e commosso da tanta
soavità rendi giustamente grazie a Dio, come facciamo anche noi, che siamo
soliti da lunga consuetudine partecipare come se fossero nostri, agli eventi
lieti o tristi dei nostri venerabili fratelli.
Ma anche il popolo di Toronto, di
cui sei diventato pastore da quasi dieci anni, ti esprimerà certamente grandi
segni di affetto in quel giorno, come si addice verso un padre benevolo, pio e
sollecito.
Per quanto ci riguarda, non occorre certo che in questa lettera
ricordiamo le singole attività che da sacerdote hai intrapreso, né dobbiamo
elencare gli uffici, le cariche e le tappe che hai percorso per arrivare a così
grandi onori: a tutti sono infatti ben noti e si trovano come sotto gli occhi
dei fedeli della tua Chiesa; non giova neppure parlare dell’egregia pietà, della
prudenza e della carità, che ti spinse come sacerdote e ti spinge come vescovo
verso tutti, ma soprattutto verso i derelitti; non serve infine menzionare
l’abbondanza della tua scienza, sia sacra che profana, dato che sempre hai
dimostrato il desiderio di sapere, come manifesta tutto lo stile della tua vita.
Ci piace piuttosto mettere in luce che sempre, da fanciullo e fino all’età
matura e avanzata, hai amato con straordinario amore Dio e la sua castissima
Madre; hai curato con sollecitudine di padre i fedeli a te affidati; hai
moltiplicato il tuo zelo; hai accolto con animo generoso e per quanto possibile
hai promosso la causa delle vocazioni al sacerdozio; hai provveduto, oltre a
quella dei giovani, alla educazione degli adulti; hai superato con prudentissimi
consigli le difficoltà eventualmente capitate. Per dirla in breve, così
riteniamo: hai compiuto sia da sacerdote come da vescovo tutto quello che un
buon padre di famiglia è solito fare per la felicità e la prosperità dei figli,
con animo sempre sereno e fiducioso.
Non ci si deve dunque meravigliare se la
tua stima è cresciuta giorno dopo giorno presso tutte le persone di buona
volontà e non pochi nuovi fedeli si sono aggiunti al numero di quelli che già lo
erano. Del resto anche noi, spinti dalla convinzione della tua egregia virtù, ti
abbiamo annoverato fra i padri cardinali, concedendoti la porpora nel 1979.
Venerabile fratello nostro, ecco quello che abbiamo principalmente ritenuto
necessario dire in questa tua duplice solennità. Ti siano di giovamento le
parole beneauguranti e le preghiere che per te presentiamo a Dio, al quale
affidiamo te, i tuoi ausiliari, il clero e tutto il tuo popolo, mentre ti
benediciamo dal profondo del cuore.
Dal Palazzo del Vaticano, 20 aprile 1987,
anno nono del nostro pontificato.
GIOVANNI PAOLO PP. II