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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO
II AL CARDINALE ANGEL SUQUÍA GOICOECHEA NEL
IV CENTENARIO DELLA MORTE DI SAN GIOVANNI DELLA CROCE
Al nostro venerabile fratello S. Em.za Rev.ma card. Angel Suquía Goicoechea,
arcivescovo di Madrid, presidente della Conferenza episcopale spagnola.
I nostri passati studi teologici e il perenne amore verso il nome carmelitano
ci richiamano dolcemente alla memoria, in questi giorni, con grande gioia, il
mistico, poeta e dottore della Chiesa san Giovanni della Croce, del quale, come
a tutti è noto, sta per iniziare l’anniversario dei 400 anni dalla sua santa
morte. Non scompare, del resto, dall’animo nostro l’immagine della venerazione e
dell’omaggio che noi stessi rendemmo direttamente all’illustre uomo di Segovia
proprio il 4 novembre di otto anni fa, dopo che, pochi giorni prima, con pari
devozione, avevamo onorato l’altro dottore della famiglia Carmelitana: Teresa d’Avila.
Possiamo perciò facilmente immaginare, per queste solennità, sia l’ubicazione
negli illustri luoghi della nobile Spagna, sia gli stessi prolungati
festeggiamenti, che si svolgeranno certamente per tutta la durata di questo anno
dedicato a san Giovanni, tra studi e celebrazioni, incontri e colloqui, con cui
si potranno approfondire il più possibile gli insegnamenti e le virtù di questo
santo e scrittore, nonché la sua arte di poeta e la sua umanità, così da poterle
riscoprire nuovamente e illustrare, per il vantaggio spirituale di questa nostra
epoca.
Desideriamo pertanto intervenire in modo manifesto e significativo a quei
solenni riti che avranno luogo il 16 dicembre prossimo, con i quali inizierà il
centenario di san Giovanni della croce, a Segovia. Ci sembra, perciò, venerabile
fratello nostro, che nessuno più di te sia adatto non solo per rappresentare in
quell’occasione la nostra persona, a causa della tua pubblica autorità, ma anche
per ripetere e confermare i nostri precisi sentimenti per questo salutare
evento, che offrirà alla comunità carmelitana, alla nazione spagnola e alla
Chiesa universale tante valide opportunità di rafforzare la loro fede e di
accrescere la loro coscienza cristiana.
Perciò, con questa lettera, noi ti nominiamo volentieri nostro messo
straordinario per le solennità sopra ricordate, in occasione dell’apertura
dell’anno giovanneo a Segovia. Sarai presente in vece nostra, così come noi
eravamo presenti lì tempo addietro, e porterai a tutti i partecipanti il nostro
saluto, come se parlassi per bocca nostra: alla sacra gerarchia, come alla
comunità di vita religiosa e laica, nonché agli studiosi di letteratura e di
mistica; ad essi poi porterai le nostre parole di esortazione a perseguire
lodevolmente un così alto ideale religioso e comunicherai la nostra benedizione
apostolica, quale auspicio di ricevere dal cielo luce e forza, affinché da
questa celebrazione si raccolgano copiosissimi frutti di salvezza e di grazie.
Città del Vaticano, 4 novembre 1990, anno tredicesimo del nostro
pontificato.
© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana
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