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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO
II A MONSIGNOR FRANCESCO SAVERIO TOPPI NEL CENTENARIO DI FONDAZIONE
DELL’OPERA PER I FIGLI DEI CARCERATI
Al Venerato Fratello Monsignor Francesco Saverio Toppi Delegato
Pontificio per il Santuario della Beatissima Vergine Maria del SS.mo Rosario
di Pompei
1. Ho appreso con gioia che ai memorabili eventi, che costellano la storia di
codesto Santuario della Beatissima Vergine Maria del SS.mo Rosario, si aggiunge
quest’anno la fausta ricorrenza del primo Centenario di fondazione dell’Opera
per i Figli dei Carcerati. La provvida iniziativa, nata dal cuore del beato
Bartolo Longo, si è rivelata una geniale intuizione capace di ridare il sorriso
e la gioia di vivere a tanti ragazzi e ragazze in difficili condizioni
familiari. Essa servì, fin dai suoi inizi, a smentire le teorie di quanti
ritenevano che fosse impresa vana tentar di educare al bene i figli di coloro
che avevano dato prova di tendenze trasgressive. La società colta dell’epoca,
imbevuta di pregiudizi circa l’ereditarietà del carattere, mostrò scetticismo di
fronte a tale nobile sforzo educativo, ma il Beato non si lasciò intimidire né
indietreggiò. Con ferma costanza egli perseverò nell’iniziativa, riuscendo a
conquistare alla sua causa uomini di grande prestigio, i quali giunsero a
offrire il loro contributo per la redazione del regolamento della erigenda
Istituzione, basata, per volontà del Longo, sulla religione, sulla scuola, sul
lavoro, e soprattutto sull’amore cristiano.
2. È noto che l’Istituto, nel corso degli anni, ha saputo forgiare
personalità di grande levatura, le quali si sono distinte, oltre che per impegno
cristiano e capacità professionale, anche per ineccepibile correttezza
nell’esercizio di pubbliche responsabilità. Meritevole di menzione è pure
l’influsso benefico svolto dall’Istituto in modo, per così dire, collaterale.
Bartolo Longo, infatti, non si preoccupò soltanto della difesa dei fanciulli,
figli dei carcerati, ma s’adoperò anche per recuperare i loro genitori. Sia i
ragazzi accolti nell’Opera, sia i genitori carcerati venivano condotti
dall’apostolo a scoprire, attraverso l’amore dell’uomo, l’amore di Dio. Nel
carcerato, punito dalla società, il Beato Longo vedeva il Signore, sempre memore
delle parole del Vangelo: “Ero carcerato, e mi avete visitato” (Mt 25, 36
ss). Scriveva a questo proposito: “Abbracciare i figli dei carcerati e sottrarli
alla miseria e all’ignominia è il modo più semplice e pratico di mostrare con i
fatti ai padri e ai compagni dei padri la bontà della società che hanno offesa,
e di avviarli irresistibilmente a una rapida e completa rigenerazione”.
3. Bartolo Longo fu tra i pionieri della riforma carceraria e rimane anche
oggi un punto di riferimento per quanti intendono offrire la loro opera al
risanamento della società. Non potendo da solo attendere a un’attività così
vasta ed impegnativa, ricorse all’aiuto dei fratelli delle Scuole Cristiane, i
quali, da autentici figli di San Giovanni Battista de La Salle, non hanno
cessato di consacrare la loro vita alla nobile causa di tanti giovani desiderosi
di acquistarsi una solida formazione spirituale e sociale. In seguito, il Beato
fondò la Congregazione delle Suore Figlie del Santo Rosario di Pompei, alle
quali affidò le figlie dei carcerati. L’attività educativa, svolta con spirito
materno da queste Religiose, dedite al servizio di chi vive nella emarginazione,
si è rivelata quanto mai opportuna e benefica. In questi cento anni, nell’Opera
fondata dal Beato Longo sono passati circa quattromila ragazzi, dei quali il
primo, Domenico Pullano, diventò Sacerdote. Il 12 aprile del 1909, lunedì di
Pasqua, egli celebrò la seconda S. Messa nella Cappella dell’Istituto e,
commosso, amministrò l’Eucaristia anche al suo grande benefattore, Bartolo Longo,
che l’aveva amorevolmente accolto mentre si trovava in una situazione di
abbandono.
4. Auspico che la ricorrenza giubilare serva ad attirare l’attenzione su
codesta Casa di educazione, che conserva tutta la sua attualità, esercitando la
sua benefica opera a vantaggio di tanti ragazzi e ragazze. Come agli inizi,
anche oggi essa vive col sostegno della carità e della solidarietà umana e
cristiana. Le celebrazioni centenarie vogliono essere, da parte di tutti,
assolvimento di un debito di riconoscenza verso il venerato Fondatore, che con
animo coraggioso e intrepido promosse e portò avanti tale Opera contro ogni
avversità, fidando nell’aiuto di Dio e nella materna protezione della Vergine Ss.ma
del Rosario. A Maria, Madre del Redentore, affido ancora l’intera Istituzione,
mentre, da parte mia, ben volentieri imparto a Lei, venerato fratello, ai
ragazzi, alle ragazze e ai loro familiari, come pure agli educatori ed
educatrici la mia speciale benedizione apostolica, in pegno di abbondanti favori
celesti.
Dal Vaticano, 8 maggio dell’anno 1992.
IOANNES PAULUS PP. II
© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana
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