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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
AL CARDINALE GIOVANNI CANESTRI,
ARCIVESCOVO DI GENOVA

 

Al venerato fratello
Cardinale Giovanni Canestri,
Arcivescovo di Genova

1. Nel contesto del V centenario dell’Evangelizzazione dell’America, si tiene in codesta Città di Genova la “Esposizione Internazionale specializzata Colombo ‘92: la nave e il mare”, a commemorazione di quel grande navigatore che compì l’epica traversata dell’Atlantico e aprì nuovi orizzonti all’annuncio della salvezza. Mi fa piacere apprendere che tale evento è stato posto sotto il patrocinio di San Giovanni Battista, Precursore del Signore e Patrono di Genova, con le cui reliquie sarà impartita la tradizionale benedizione del mare. Atteso il vitale rapporto che lega la storia religiosa e civile della Città con il mare, la Santa Sede ha voluto partecipare all’iniziativa con un padiglione, intitolato “Il mare, via del Vangelo”, auspicando che le celebrazioni del centenario siano effettivamente occasione propizia per una approfondita riflessione su quell’impresa singolare, vista nella prospettiva del suo tempo e secondo una ben informata coscienza ecclesiale.

2. “Cinque secoli fa - dicevo in altra circostanza - un figlio della vostra terra partì alla ricerca di altre vie di comunicazione attraverso l’occidente e fu proprio grazie al suo ingegno, alla sua costanza e alla sua fede che le popolazioni del nuovo mondo poterono aprirsi all’annunzio del Vangelo” (Visita a Genova, 14 ottobre 1990). Sulla personalità di Cristoforo Colombo e sullo spirito che animò i suoi viaggi gli storici hanno già espresso i loro pareri, mettendo in rilievo sia gli aspetti positivi che quelli negativi. Occorre, a ogni modo, riconoscere a quel grande uomo di mare una convinta fede cristiana, che sostenne la sua impresa e gli suggerì di dedicare al Salvatore la terra, su cui mise per la prima volta il piede. Fu appunto la decisione di piantare su quella terra e sulle altre, che avrebbe scoperto in seguito, la Croce di Cristo, che diede l’avvio all’opera di evangelizzazione nel Continente americano. Tale opera fu svolta con generoso impegno dai missionari, ai quali spetta il merito di aver anche saputo raccogliere con amore le testimonianze culturali più antiche degli indigeni, mitigare gli eccessi dei conquistatori, proporre mezzi legali contro gli abusi, esigere l’applicazione delle leggi e lottare perché diventasse effettivo il rispetto delle popolazioni locali. Gli evangelizzatori della prima ora, come quelli che continuarono a solcare il mare nei secoli seguenti, non andarono in cerca di onori, di guadagni o di potere; essendo essi in gran parte membri di Ordini religiosi, vedevano quella nuova esperienza come un campo vastissimo di annuncio del Cristo redentore. Lo stretto legame che vige tra il mare e la proclamazione del Vangelo ha lasciato tracce visibili anche a Genova, grande Città marinara. Da essa non è partito solo Cristoforo Colombo: innumerevoli Religiosi e Religiose hanno oltrepassato l’oceano, per portare nel Nuovo Mondo gli ideali del Vangelo e della solidarietà cristiana. Durante i due viaggi apostolici che ho compiuto nella vostra Città, ho avuto modo di costatare la fede e l’impegno operoso della gente della Liguria: anche nella vostra terra fede e progresso hanno camminato insieme, l’evangelizzazione si è sempre congiunta con la promozione umana, l’ambito religioso non è mai stato disgiunto dall’impegno civile, perché il popolo genovese, ricco di iniziative, ha trovato nei valori cristiani la sua profonda ispirazione.

3. “Il mare via del Vangelo”! Ripercorrendo idealmente la rotta tracciata da Cristoforo Colombo, anche la Chiesa genovese farà oggi un grande passo avanti; vorrà cioè entrare in una nuova tappa storica del suo impegno evangelico e del suo dinamismo missionario. La missione, che avete aperto nella periferia più povera di Santo Domingo, è segno di fede e testimonia l’amore a Cristo e ai fratelli. Esprimo il mio plauso per codesta vostra iniziativa: siate sempre consapevoli che il primo dono da offrire ai fratelli è Cristo, luce dei popoli. Ma sarete testimoni credibili dell’amore di Cristo, se non vi lascerete sedurre dalla tentazione di ridurre il cristianesimo a una sapienza meramente umana, a una salvezza puramente secolare. Tutta la Chiesa genovese deve sentirsi partecipe di tale impegno missionario: i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i Laici, le Istituzioni civili e le Associazioni ecclesiali. Tutti riconoscano in questa esperienza di cooperazione tra le Chiese il valore della cattolicità del Cristianesimo. In tutto ciò vi sia di sostegno la Vergine SS.ma della Guardia, che dal suo Santuario veglia sulla Città e sulla Diocesi di Genova.

Rivolgete a Lei l’invocazione che era solito ripetere Cristoforo Colombo: “Jesus cum Maria sit nobis in via”. Con questi voti imparto a Lei, Signor Cardinale, e all’intera Comunità diocesana la mia benedizione apostolica, in pegno di eletti favori celesti.

Dal Vaticano, 24 giugno 1992, Natività di San Giovanni Battista.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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