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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA BOSNIA ED ERZEGOVINA

 

Al Venerato Fratello Vinko Puljic´, Arcivescovo Metropolita di Sarajevo,
ed ai diletti Fratelli Pavao Zanic´, Vescovo di Mostar-Duvno
ed Amministratore di Trebinje e Mrkan, Ratko Peric´, Coadiutore,
e Franjo Komarica, Vescovo di Banja Luka,

“Grazia e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo” (Rm 1, 7).

A voi, cari Fratelli nell’Episcopato, chiamati a pascere il gregge di Cristo nei territori della martoriata Bosnia ed Erzegovina, va in questo momento la mia sollecitudine di Pastore della Chiesa di Cristo. Essa mi spinge a manifestarvi la mia fraterna vicinanza, allorché le tragiche circostanze della guerra in corso vi hanno impedito di venire a Roma, per la programmata Visita “ad limina”, vanificando il vostro e mio desiderio di incontrarci, per portare assieme le sofferenze delle vostre popolazioni colpite dal crudele flagello della guerra.

In questo momento, sento la necessità di indirizzarvi questo mio Messaggio di profonda solidarietà e di comunione fraterna, affinché la pena compartita sia alleviata e sia rinvigorito il vostro fervore pastorale.

So bene quanto Voi soffrite insieme al vostro popolo, vittima di tante disumane ingiustizie, di insensati atti di violenza, di errate ideologie nazionaliste e del disprezzo dei diritti più elementari della persona umana. So bene come e quanto Voi condividete i dolori di tutti gli abitanti nella vostra diletta terra, siano essi cattolici od ortodossi, musulmani o di altra religione.

Purtroppo, i libri di storia segneranno per la Bosnia ed Erzegovina, in questo tragico anno 1992, una pagina di dolore e di morte, allorché avrebbe dovuto corrispondere a quella di una rinascita, nell’avvenuta indipendenza statale, per le popolazioni che da secoli condividevano le stesse terre, in una convivenza sociale prevalentemente pacifica ed esemplare.

Vi sono stato molto vicino durante questi ultimi mesi, da quando sono cominciati i soprusi, gli attacchi ad interi villaggi, le deportazioni arbitrarie, le detenzioni in campi di concentramento, le distruzioni di chiese e moschee. In numerosi appelli pubblici ho supplicato i combattenti a deporre le armi, ed ho chiesto ai responsabili della comunità internazionale di voler collaborare per riportare la pace nel vostro Paese.

Nel desiderio di una feconda collaborazione, la Santa Sede ha stabilito rapporti diplomatici con la Repubblica di Bosnia ed Erzegovina, e così, in un prossimo futuro, il Rappresentante Pontificio potrà essere viva espressione della mia presenza accanto a voi. Nel campo internazionale, la voce della Santa Sede si è levata a più riprese, per ricordare a tutti la vostra tragedia e per richiamare l’attenzione ai valori più sacri della persona e della vita sociale, che costituiscono il fondamento necessario per una soluzione vera e durevole del conflitto.

Questa Sede Apostolica ha, dall’inizio del conflitto, favorito la coordinazione degli aiuti umanitari raccolti dalle Chiese locali, specialmente in Europa; non sono mancati gli appelli alla generosità dei fedeli verso tanti fratelli e sorelle che si trovano in così gravi condizioni di vita. Io stesso, nell’agosto scorso, ho voluto esprimere la mia solidarietà nell’inviare fra voi l’Em.mo Signor Cardinale Roger Etchegaray, Presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”, il quale è stato anche portatore di alcuni soccorsi, destinati a tutte le componenti della società bosniaca. Lo stesso hanno fatto alcuni Prelati, venuti da vari Paesi, per esprimere la partecipazione delle loro comunità alle vostre sofferenze.

Ancora una volta, voglio dire a Voi, ai Sacerdoti, vostri collaboratori, ai Religiosi ed alle Religiose, ai Fedeli tutti, che mi sento più che mai vicino al vostro dramma. Vorrei anche, mediante questo Messaggio, far sapere a tutti gli uomini di buona volontà, quale che sia la loro fede religiosa o la loro appartenenza etnica, quanto la Chiesa cattolica – e per primo il Vescovo di Roma – sia solidale al loro dolore, e prega il Dio Altissimo perché il vostro caro popolo possa ritornare, al più presto, ad una pacifica e fraterna convivenza sociale. Vi prego anche di far sapere alle Autorità civili della Bosnia ed Erzegovina, che il Papa incoraggia i loro sforzi per riportare la pace, e che segue con vivo compiacimento tutti i passi intrapresi per un dialogo costruttivo, che ponga termine all’attuale tragedia.

Sarò anche lieto di accogliere i Vostri suggerimenti per ogni iniziativa che la Santa Sede potrebbe ancora fare sul piano internazionale, secondo i mezzi che le sono propri, sia per contribuire a porre fine al conflitto, sia per intensificare l’arrivo degli aiuti umanitari, tanto necessari ed urgenti per alleviare i dolori causati dalla guerra.

So bene che la bufera che si è abbattuta sul vostro Paese ha scosso profondamente la convivenza civile delle popolazioni che vi dimorano; so anche bene che, per dono di Dio e grazie alla buona volontà degli uomini, i popoli possono dare agli avvenimenti umani orientamenti nuovi, diretti alla pacifica collaborazione di tutti. “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Mt 5, 6), ci ha assicurato il Signore.

A te, diletto Fratello, Vinko Puljic´, Arcivescovo della martoriata città di Sarajevo, desidero assicurarti della mia personale vicinanza, nel pensiero e nella preghiera, considerando con profondo dolore le stragi che hanno colpito la tua amata Città.

Quando ti ho imposto le mani il 6 gennaio 1991, per consacrarti nell’ufficio di Pastore della Chiesa di Sarajevo, non immaginavo che, ben presto, la tua croce sarebbe stata così pesante ed il tuo calice così amaro. Sovente il mio pensiero va a te ed alla tua Città, prima simbolo di esemplare concordia tra culture e religioni diverse, ormai divenuta campo di guerra fratricida e di annientamento dei valori più sacri della persona umana.

A voi, parimenti, diletti Fratelli Pavao Zanic´, Vescovo di Mostar-Duvno, e Ratko Peric´, Coadiutore, invio un saluto particolare, memore delle difficoltà nelle quali dovete ora svolgere la vostra missione, in una Città semidistrutta e con comunità disperse.

A te, infine, carissimo Fratello Franjo Komarica, Vescovo di Banja Luka, assicuro la mia profonda partecipazione alla tua difficile missione di Pastore, sempre preoccupato di visitare le comunità della tua diocesi, di sostenere i sacerdoti ed i fedeli, affinché non venga disperso il gregge di Cristo, malgrado le vessazioni alle quali è sottoposto.

In pegno della protezione divina sulle vostre comunità diocesane e sull’intera Bosnia ed Erzegovina e continuando a pregare per un pronto avvento della sospirata pace, imparto a voi ed ai vostri Sacerdoti, ai Religiosi, Religiose e Fedeli, la mia Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 12 novembre 1992, nella festa di San Giosafat.  

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

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