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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
AL DOTTOR PAVEL SMETANA, SYNODAL SENIOR OF
THE EVANGELICAL CHURCH OF THE CZECH BRETHREN
AND PRESIDENT OF THE ECUMENICAL COUNCIL
OF CHURCHES IN THE CZECH REPUBLIC

 

Al Dott. Pavel Smetana,
Synodal Senior of the Evangelical Church
of the Czech Brethren and President
of the Ecumenical Council
of Churches in the Czech Republic

E ormai prossima la mia visita nella Repubblica Ceca, terra a me sempre cara per la coraggiosa testimonianza offerta dai seguaci di Cristo negli anni dell’oppressione ateistica che colpì indiscriminatamente cattolici e protestanti. Da tempo attendo con ansia la gioia di questa visita e, cosa per me importantissima, l’incontro in spirito di fratellanza con i rappresentanti delle varie Chiese e denominazioni cristiane.

Sono oltremodo consapevole dell’apprensione e della preoccupazione in voi, cari fratelli, e in molti altri, suscitate dalla prevista canonizzazione del beato Jan Sarkander a Olomuc, in Moravia. Spero vi sarà di conforto sapere che ho deciso di intraprendere questo passo non soltanto perché invitato dai Vescovi della Repubblica Ceca, ma anche perché vi scorgo una possibilità provvidenziale per poter fare, in un luogo che riveste un così grande significato, una valutazione critica delle guerre religiose del XVII secolo con le loro numerose vittime sia protestanti che cattoliche. Lo stesso beato Jan Sarkander fu vittima di quei tragici conflitti che all’epoca furono motivo di grande sofferenza per la vostra comunità.

Se ho voluto accettare l’invito dei Vescovi è perché vedo questa come un’occasione per tutti noi di esprimere l’impegno a far sì che contro l’amore cristiano non si perpetrino mai più peccati così gravi.

Ho avuto più volte modo di visitare nazioni dove il ricordo di conflitti tra cattolici e protestanti è ancora oggi vivo e ho sempre rivolto pressanti appelli ai membri delle varie Chiese e comunità ecclesiali, in particolar modo ai membri della Chiesa cattolica, perché non permettano che le ingiustizie di ieri condizionino i rapporti di oggi. È mia profonda convinzione, soprattutto con l’approssimarsi del Terzo Millennio dell’era cristiana, che questa sia per tutti noi un’epoca di grazia, un’epoca che permette di chiedere e offrire perdono, di guardare oltre le sofferenze del passato e di lavorare insieme per offrire una più chiara testimonianza del Vangelo di Gesù Cristo, “perché il mondo creda” (Gv 17, 21). E un’epoca in cui la Chiesa deve “rammaricarsi profondamente per le debolezze di tanti suoi figli, che ne hanno deturpato il volto, impedendole di riflettere pienamente l’immagine del suo Signore crocifisso, testimone insuperabile di amore paziente e di umile mitezza” (Tertio Millennio Adveniente, 35).

In questo spirito, la canonizzazione di Jan Sarkander non vuole assolutamente giustificare o approvare le trascorse violenze, ma solo riconoscere i meriti personali di questo figlio della Moravia: in quella terra è da sempre amato e venerato sia dal clero che dai laici cattolici, i quali senza dubbio alcuno guardano a lui non come vittima di quell’odio religioso destinato a riaprire ferite che il tempo avrebbe dovuto ormai aver guarito, ma come umile e saldo esempio di sincero amore per Cristo, di consacrazione alla cura delle anime, di fedeltà al suo ministero pastorale, in particolar modo al sacramento della Riconciliazione e agli impegni che questo impone.

Sono fiducioso del fatto che i nuovi rapporti felicemente sviluppatisi negli ultimi anni tra la Chiesa cattolica e le altre Chiese cristiane e le comunità ecclesiali della Repubblica Ceca continueranno a crescere e a rafforzarsi.

Mi auguro e prego ardentemente che la mia visita contribuisca ad alimentare ulteriormente questo spirito di unità cristiana, secondo il preciso impegno preso dal Concilio Vaticano II, un impegno che rappresenta una delle priorità della mia personale attività pastorale.

Per tale motivo, ho chiesto al cardinale Edward Idris Cassidy, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, di voler consegnare questa mia lettera ed esprimerLe il mio rammarico per non averLe scritto prima, e, in particolar modo, di presentarLe i sensi del mio rispetto e della mia stima in Gesù Cristo, il solo Pastore e Guardiano delle nostre anime (cf. 1 Pt 2, 25).

Dal Vaticano, 2 maggio 1995.  

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1995 - Libreria Editrice Vaticana

 

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