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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
AL CARDINALE ALFONSO LÓPEZ TRUJILLO
IN OCCASIONE DEL CONGRESSO INTERNAZIONALE
SULLA « EVANGELIUM VITAE »

 

Signor Cardinale,

1. Ho appreso con piacere del Congresso Internazionale che codesto Pontificio Consiglio per la Famiglia, l’Istituto di Bioetica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum hanno promosso sul tema "Per una cultura della vita", in occasione del I anniversario della pubblicazione dell’Enciclica Evangelium vitae.

Rivolgo un saluto cordiale a Lei, Signor Cardinale, ai venerati Fratelli nell’episcopato e a quanti prendono parte a questa importante assise. È vostra intenzione, in questo primo anniversario dell’Enciclica, di approfondire i suoi contenuti dottrinali, di accogliere e diffondere la chiamata ivi espressa per la promozione della cultura della vita.

Ad un anno dalla pubblicazione di tale Documento, continua ad essere più che mai attuale ed urgente la riflessione sul contrasto in atto, lo "scontro immane e drammatico tra il male e il bene, la morte e la vita, la "cultura della morte" e la "cultura della vita"" (Evangelium vitae 28).

Il rifiuto della vita, consolidato e ratificato come cultura di morte nell’aborto legale, continua a radicarsi nell’odierna società con l’intento di legalizzare anche l’eutanasia.

2. La vita, che da sempre è stata accolta e desiderata come un gran bene per l’umanità, oltre che costituire il valore fondamentale e primario per ogni persona, deve oggi essere riaffermata, assimilata e riacquistata da una cultura che rischia altrimenti di chiudersi in se stessa e di autodistruggersi o di ridurre la vita ad una merce di consumo della società del benessere.

Nell’Enciclica Evangelium vitae ho ricordato come la società attuale, che da una parte ha sviluppato una crescente sensibilità in relazione ai diritti dell’uomo, non riesca, dall’altra, ad applicarli in difesa dei più deboli.

La riflessione svolta in questi giorni da professori ed esperti e il dialogo tra le diverse discipline accademiche - dalla teologia e filosofia fino al diritto e alla comunicazione sociale - su un tema così centrale come la cultura della vita sarà, senza dubbio, un’ottima occasione per promuovere un vero umanesimo a sostegno della persona umana dal concepimento fino alla sua morte naturale.

C’è un pressante bisogno di riscoprire l’autentica antropologia che illumina e valorizza la dignità umana, di ogni persona, e il dono sacro e fondamentale della vita. Una concezione di "qualità della vita", riguardo alla quale spesso troviamo interpretazioni assai riduttive, deve tener conto della dimensione trascendente della persona umana, aperta a Dio, sua fonte e suo traguardo. L’uomo, "unità di corpo e di anima" (Gaudium et spes, 14), come immagine di Dio, non può diventare strumento o essere ridotto al valore delle sue qualità.

3. L’uomo di oggi è capace di cogliere in profondità la realtà della vita, che non si riduce al momento terreno, ma che affonda le sue radici in Dio e si prolunga in uno slancio che arriva all’eternità; una vita quindi che non si riduce alla dimensione terrena, ma che viene penetrata di un dono divino ed è portatrice di eternità. Per questo è necessario tornare a Dio; soltanto in Lui saremo capaci di ricuperare il senso dell’uomo e perciò della vita. "La vita dell’uomo proviene da Dio, è suo dono, sua immagine e impronta, partecipazione del suo soffio vitale. Di questa vita, pertanto, Dio è l’unico Signore: l’uomo non può disporne" (Evangelium vitae 39).

Oggi è necessario che tutti si impegnino in favore della vita. "Dobbiamo promuovere un confronto serio e approfondito con tutti, anche con i non credenti, sui problemi fondamentali della vita umana, nei luoghi dell’elaborazione del pensiero, come nei diversi ambiti professionali e là dove si snoda quotidianamente l’esistenza di ciascuno" (Evangelium vitae 95). Un segno del nostro tempo, alla soglia del terzo millennio, è il valore e la difesa della vita, e perciò costituisce un richiamo urgente alla testimonianza in favore della vita; è un vero segno di credibilità del messaggio evangelico del Signore della Vita. È un segno che parla al cuore di tutti gli uomini per aprirli a Cristo, perché "il Vangelo dell’amore di Dio per l’uomo, il Vangelo della dignità della persona e il Vangelo della vita sono un unico e indivisibile Vangelo" (Evangelium vitae 2). Questo impegno deve raggiungere il tessuto sociale e culturale, deve penetrare i modi di pensare, di giudicare, di agire degli uomini, perché nell’accoglienza e protezione della vita riscoprano la bellezza della donazione di sé all’altro.

4. Nel rispetto dell’intera creazione, il valore eminente della persona umana acquista una attenzione prevalente e primordiale. La cultura della vita sta alla base ed è il presupposto ineludibile per sviluppare qualunque aspetto di un’autentica ecologia del creato. Occorre "una generale mobilitazione delle coscienze e un comune sforzo etico, per mettere in atto una grande strategia a favore della vita. Tutti insieme dobbiamo costruire una nuova cultura della vita" (Evangelium vitae 95).

Con questi sentimenti, mentre affido al Signore i lavori di questi giorni e i concreti impegni in essi maturati, imparto a Lei, Signor Cardinale, e a tutti i partecipanti una speciale Benedizione Apostolica.

Dal Vaticano, 23 aprile 1996.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana 

   

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