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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
ALL'ARCIVESCOVO GIOVANNI CHELI IN OCCASIONE
DEL PRIMO CONGRESSO MONDIALE SULLA
PASTORALE DEGLI STUDENTI ESTERI

 

Al Venerato Fratello
Mons. GIOVANNI CHELI
Presidente del Pontificio Consiglio
per la Pastorale dei Migranti e degli Itineranti

1. Ho appreso con piacere che avrà luogo in questi giorni a Roma il primo Congresso mondiale sulla pastorale per gli studenti esteri, organizzato da codesto Pontificio Consiglio. Esprimo vivo apprezzamento per questa importante iniziativa e, nel ringraziare quanti si sono impegnati per prepararla, porgo un cordiale saluto sia ai relatori che ai partecipanti.

L’incontro non mancherà di richiamare l’attenzione degli operatori pastorali, dell’opinione pubblica e delle istituzioni sulle problematiche degli studenti esteri, sulle difficoltà che essi debbono affrontare e sulle attese che li animano. Il loro numero è andato crescendo negli ultimi decenni, soprattutto a causa dell’intensificarsi del flusso proveniente dai Paesi in via di sviluppo, i quali stanno sperimentando come la mancanza di strutture universitarie sia all’origine di lacune in settori importanti del vivere sociale, in particolare della sanità, dell’istruzione e dello sviluppo. La scelta di inviare studenti a perfezionare gli studi all’estero appare pertanto quanto mai opportuna. I risultati concreti di tale scelta dipendono poi da molteplici fattori quali il tipo di accoglienza che gli studenti incontrano nel Paese di arrivo, il coraggio da parte degli Stati più ricchi di assumersi l’onere degli aiuti necessari, il senso di responsabilità degli stessi studenti nei confronti dei loro Paesi di origine.

2. Il presente Congresso è un’ulteriore prova dell’attenzione che la Chiesa riserva agli studenti esteri. Appare infatti necessario passare dalla frammentarietà degli interventi di emergenza alla formulazione di un piano di assistenza sociale e pastorale, capace di rispondere ai loro bisogni e alle loro attese.

Componente qualificante del progetto sarà l’impegno di accoglienza: la Comunità ecclesiale intende andare incontro con disponibilità ed amicizia agli studenti di qualunque provenienza, prendendosi sinceramente a cuore il loro successo umano e professionale. Al tempo stesso, essa intende farsi carico della specifica responsabilità che ha nei confronti degli studenti cristiani, nei quali vede altrettanti fratelli che la Comunità di provenienza le affida. I giovani immigrati, che si riconoscono parte della Chiesa, devono avere accesso effettivo alle sue iniziative ed ai suoi servizi.

La posta in gioco in questo processo di accoglienza e di assistenza agli studenti esteri è molto alta: ne va non solo della loro maturità umana e professionale, ma anche della credibilità delle Chiese più antiche agli occhi delle giovani Chiese dei Paesi in via di sviluppo.

3. Vorrei qui aggiungere un’altra considerazione, che deve rendere attenti e premurosi verso le esigenze ed il ruolo degli studenti esteri. Negli stessi Paesi di provenienza di questi giovani, infatti, si è andato sviluppando un vasto movimento di persone che, spinte da privazioni e da condizioni di vita subumana, si mettono sulla via della migrazione, in cerca di un lavoro che consenta loro di vivere e di mantenere i familiari. Si tratta di due flussi paralleli, diversi per intensità ed obiettivi, ma che sono sintomo di un medesimo problema a cui occorre trovare una soluzione.

Essa sembra doversi cercare in una politica che agisca sulle cause delle migrazioni negli stessi Paesi di provenienza. All’origine del problema vi è infatti la miseria di quelle popolazioni. Gli studenti che hanno perfezionato i loro studi all’estero, grazie alla loro preparazione professionale, possono offrire la necessaria spinta propulsiva in grado di condurre il Paese fuori dalle secche del sottosviluppo. Investire sulla loro formazione è dunque una delle forme di cooperazione da privilegiare.

4. È importante che gli stessi studenti siano consapevoli delle responsabilità che hanno nei confronti della loro Patria. Nelle loro mani è una delle chiavi del suo sviluppo: non si sottraggano a tali responsabilità! Non privino la loro patria delle competenze che hanno acquisito come medici, ingegneri, agronomi, esperti nell’uno o nell’altro campo del vivere sociale. Come cristiani, essi non possono non sentire l’impegno di fare una scelta evangelica di servizio ai poveri, diventando così pietre vive della Comunità che li ha generati alla fede. In questa prospettiva essi attenderanno con solerzia al proprio perfezionamento culturale ed alla formazione spirituale, per essere operatori di pace e messaggeri di un mondo più unito, più riconciliato e più libero.

Esorto, infine, gli operatori pastorali a proseguire con impegno il loro servizio in questo delicato ambito di evangelizzazione e di promozione umana. Auspico che dal Congresso emergano validi suggerimenti, come pure un rinnovato stimolo all’impegno della Chiesa, della società civile e della comunità internazionale in ordine alla promozione della condizione degli studenti esteri, la cui presenza è comunque da considerare come un positivo fattore di arricchimento umano e culturale.

Con questi sentimenti invoco su di Lei, Venerato Fratello, sui Collaboratori e su quanti prendono parte al Congresso la materna protezione di Maria Santissima, mentre a tutti imparto di cuore la Benedizione Apostolica.

Da Castel Gandolfo, 16 settembre 1996.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1996 - Libreria Editrice Vaticana 

 

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