«Lo Spirito del Signore . . . mi ha consacrato . . . per annunziare ai
poveri un lieto messaggio. Mi ha mandato . . . per proclamare . . . ai ciechi la vista»
(Lc 4,18).
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. In vista della Quaresima, desidero riflettere insieme con voi su un male
oscuro che priva un gran numero di poveri di possibilità di progresso, di
vittoria sulla marginalizzazione e di vera liberazione. Penso, in questo
momento, all'analfabetismo. Il mio venerato predecessore, il Papa Paolo VI, ha
sottolineato che «la fame d'istruzione non è meno deprimente della
fame di alimenti. Un analfabeta è uno spirito denutrito» (Populorum progressio, n. 35).
Tale terribile piaga contribuisce a mantenere vaste moltitudini in
condizioni di sottosviluppo, con tutte le conseguenze di scandalosa miseria che
ciò comporta. Numerose testimonianze provenienti da diversi continenti,
come pure gli incontri che ho avuto modo di fare nel corso dei miei viaggi
apostolici, mi confermano nella convinzione che là dove si trova
l'analfabetismo regnano più che altrove la fame, le malattie, la mortalità
infantile, come pure l'umiliazione, lo sfruttamento e molte sofferenze di ogni
genere.
Un uomo che non sa né leggere né scrivere sperimenta grandi
difficoltà ad adeguarsi ai moderni metodi di lavoro; egli è come
condannato all'ignoranza dei suoi diritti e doveri. E un vero povero.
Dobbiamo prendere coscienza che centinaia di milioni di adulti sono analfabeti,
mentre decine di milioni di bambini non possono recarsi a scuola, perché
non ce n'è alcuna in prossimità o perché la povertà
impedisce loro di accedervi. Vengono così a trovarsi menomati nello
sviluppo della loro vita ed impediti di esercitare i loro diritti fondamentali.
Si tratta di folle che alzano le braccia verso di noi, chiedendoci un gesto di
fraternità.
2. Sappiamo bene che quando le persone, le famiglie e le comunità
hanno accesso all'istruzione, all'educazione ed ai diversi livelli di
formazione, possono progredire meglio in ogni campo. L'alfabetizzazione permette
alla persona di sviluppare le sue possibilità, di far fruttificare i
talenti ricevuti, di arricchire le proprie relazioni. Afferma il Concilio
Vaticano II in proposito: «E proprio della persona umana il non poter
raggiungere un livello di vita veramente e pienamente umano se non mediante la
cultura» (Gaudium et spes, 53,1). La formazione intellettuale è un
elemento decisivo per far crescere tale cultura umana, la quale aiuta ad essere
più autonomi e più liberi. Permette inoltre di formare meglio la
propria coscienza e di percepire appieno le proprie responsabilità sul
piano morale e spirituale. Ogni vera educazione, infatti, è allo stesso
tempo spirituale, intellettuale e morale.
Tra le questioni che suscitano inquietudine ai nostri giorni viene spesso
posta in risalto l'evoluzione demografica nel mondo. In questo ambito, si tratta
di favorire l'assunzione di responsabilità da parte delle famiglie
stesse. Nel Concistoro del giugno 1994, i Cardinali hanno unanimemente
dichiarato che «l'educazione e lo sviluppo sono risposte ben più
efficaci alle tendenze demografiche, che non tutte le costrizioni e le forme
artificiali di controllo demografico» (Dichiarazione dei Cardinali a favore
della protezione della famiglia, 14 giugno 1994). La stessa istituzione
familiare viene ad essere rinsaldata quando i suoi membri possono usare la
comunicazione scritta; essi infatti non debbono sottostare passivamente a
programmi che altrimenti verrebbero loro imposti, a detrimento della libertà
e del controllo responsabile della propria fecondità; essi possono essere
gli attori del proprio sviluppo.
3. Di fronte alla gravità delle condizioni di vita di fratelli e
sorelle tenuti lontani dalla cultura contemporanea, è nostro compito di
manifestare loro solidarietà. Tutte le iniziative destinate a favorire
l'accesso alla capacità di leggere e scrivere sono condizione primaria
per aiutare il povero a maturare la sua intelligenza e a vivere più
autonomamente. L'alfabetizzazione e la scolarizzazione sono un dovere ed un
investimento essenziali per l'avvenire dell'umanità, per «lo
sviluppo integrale di tutto l'uomo e di tutti gli uomini», come ben ha
sottolineato il Papa Paolo VI (Paolo VI, Populorum progressio, n. 42).
In ogni popolo, più è elevato il numero di persone che
beneficiano di un'educazione sufficiente, più l'intera comunità
sarà in grado di prendere nelle sue mani i propri destini. In questo,
l'alfabetizzazione facilita la collaborazione tra le nazioni e la pace nel
mondo. La pari dignità delle persone e dei popoli esige che la comunità
internazionale si mobiliti per superare le ineguaglianze pregiudizievoli che
mantengono ancora nell'ignoranza milioni di esseri umani.
4. A tale proposito, il mio pensiero riconoscente va alle persone e alle
organizzazioni che sono impegnate nell'opera di solidarietà che è
l'alfabetizzazione. Mi rivolgo, in particolare, alle forze sociali e religiose,
agli insegnanti, agli scolari e agli studenti, come pure alle persone di buona
volontà e le invito a condividere ancor maggiormente i loro beni
materiali e culturali: facciano in modo di agire in tal senso nei luoghi dove
operano, e sostengano l'azione degli organismi specificamente impegnati nel
promuovere l'alfabetizzazione nelle diverse parti del mondo.
5. L'approfondimento dell'evangelizzazione potrà essere favorito dal
progresso dell'alfabetizzazione nella misura in cui si aiuterà ogni
fratello e sorella ad accogliere in modo più personale il messaggio
cristiano ed a prolungare l'ascolto della Parola di Dio mediante la lettura.
Rendere accessibile direttamente al maggior numero di persone la Sacra
Scrittura, per quanto ciò è possibile nella loro lingua, non potrà
che arricchire la riflessione e la meditazione di quanti cercano il senso e
l'orientamento della propria vita.
Esorto vivamente i pastori della Chiesa a prendere a cuore e ad
incoraggiare questo grande servizio all'umanità. Si tratta di un compito
che unisce l'annuncio della Buona Novella alla trasmissione di una conoscenza
che permetta ai nostri fratelli e sorelle di assimilare personalmente
l'importanza di tale messaggio, di gustarne la ricchezza e di farne parte
integrante della loro cultura. Come non sottolineare che nel nostro tempo
operare per l'alfabetizzazione significa contribuire all'edificazione della
comunione su di un'autentica e attiva carità fraterna?
6. Prego Dio, per intercessione della Beata Vergine Maria, Madre di Gesù
e Madre nostra, di ascoltare la nostra voce e di toccare i cuori, perché
la Quaresima del 1995 segni una nuova tappa nella conversione predicata da Gesù
Signore nostro, all'inizio del suo ministero messianico, con lo sguardo rivolto
a tutte le nazioni (cfr. Mt 4,12-17).
Con questa speranza, vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 7 settembre 1994.
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