«Ho sete» (Gv 19,28)
Cari fratelli e sorelle,
1. Nel tempo santo della Quaresima, la Chiesa riprende ancora una volta la
sua ascesa verso Pasqua. Guidata da Gesù e camminando sui suoi passi, ci
stimola a traversare con lei il deserto. La storia della Salvezza ha dato al
deserto un profondo senso religioso. Condotto da Mosé e più tardi
consigliato da altri profeti, il Popolo eletto ha potuto, attraverso privazioni
e sofferenze, farvi l'esperienza della presenza fedele di Dio e della sua
misericordia; si è nutrito del pane sceso dal cielo e si è
dissetato con l'acqua che scaturiva dalla roccia; là è cresciuta
la fede e la speranza del Popolo di Dio nell'avvento del Messia redentore. Nel
deserto ha anche predicato Giovanni Battista, e le folle sono accorse presso di
lui per ricevere, nelle acque del Giordano, il battesimo di penitenza: il
deserto è stato un luogo di conversione all'accoglienza di Colui che
viene per vincere la desolazione e la morte legate al peccato. Gesù, il
Messia dei poveri che colma di beni (cfr. Lc 1,53), ha inaugurato la sua
missione assumendo la condizione di colui che ha fame e sete nel deserto. Cari
fratelli e sorelle, vi invito, a meditare, durante questa Quaresima, la Parola
di vita lasciata da Cristo alla Chiesa perché sia luce sul cammino di
ciascuno dei suoi membri. Riconoscete la voce di Gesù che vi parla,
specialmente in questo tempo quaresimale, nel Vangelo, nelle celebrazioni
liturgiche, nelle esortazioni dei vostri pastori. Ascoltate la voce di Gesù
che, stanco e assetato, presso il pozzo di Giacobbe, dice alla Samaritana: «Dammi
da bere» (Gv 4,7). Contemplate Gesù inchiodato sulla croce, morente,
e sentite la sua voce appena percettibile: «Ho sete» (Gv 19,28). Oggi
Cristo ripete questo appello e rivive i tormenti della sua agonia nei nostri
fratelli più poveri. Mentre ci invita ad avanzare praticando la Quaresima
sulle strade d'amore e di speranza tracciate da Cristo, la Chiesa ci fa
comprendere che la vita cristiana comporta il distaccarsi dai beni superflui; ci
aiuta ad accettare una povertà che ci libera; ci dispone a scoprire la
presenza di Dio e ad accogliere i nostri fratelli con una solidarietà
sempre più attiva in una comunione sempre più ampia. Ricordate la
parola del Signore: «Chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua
fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità
io vi dico: non perderà la sua ricompensa» (Mt 10,42). E meditate
con tutto il cuore e con speranza queste altre parole: «Venite, benedetti
del Padre mio, ... perché ho avuto sete e mi avete dato da bere» (Mt
25,34-35).
2. Durante la Quaresima del 1993, per concretizzare la solidarietà e
la carità fraterna associate alla ricerca spirituale di questo tempo
forte dell'anno liturgico, domando ai membri della Chiesa di portare uno sguardo
attento sulle donne e sugli uomini provati dalla drammatica desertificazione
delle loro terre e su quanti in tante regioni del mondo, mancano di questo bene
elementare, ma indispensabile alla vita, l'acqua.
Siamo inquieti nel vedere oggi il deserto progredire ed estendersi a terre,
ancora ieri prospere e fertili. Non possiamo dimenticare che molto spesso l'uomo
stesso è stato causa della sterilizzazione di terre divenute desertiche
come pure dell'inquinamento d'acque una volta sane. Quando i beni della terra
non sono rispettati, si agisce in modo ingiusto e anche criminale, perché
le conseguenze sono miseria e morte per molti fratelli e sorelle.
Ci preoccupa gravemente anche il vedere popoli interi, milioni di esseri
umani, ridotti all'indigenza, affamati e malati perché mancano d'acqua
potabile. Infatti la fame e numerose malattie sono intimamente legate alla
siccità o alla polluzione delle acque. Dove le piogge sono rare e le
sorgenti d'acqua si prosciugano, la vita diviene più fragile, diminuisce
fino a scomparire. Immense zone dell'Africa sono soggette a questo flagello
riscontrato anche in certe regioni dell'America Latina e dell'Australia.
E' evidente inoltre che uno sviluppo industriale anarchico e l'impiego di
tecnologie che rompono gli equilibri naturali hanno causato ingenti danni
all'ambiente, provocando gravi catastrofi. Corriamo il rischio di lasciare in
eredità alle generazioni future, in molte parti del mondo, il dramma
della sete e del deserto.
Lancio un pressante appello perché siano sostenute con generosità
le istituzioni, le organizzazioni e le opere sociali che sono impegnate
nell'aiutare le popolazioni afflitte da carestie o dalla sete e costrette ad
affrontare una desertificazione crescente. Vi esorto egualmente a collaborare
con coloro che si sforzano d'analizzare scientificamente tutti i fattori della
desertificazione e di porvi rimedio.
Possa la generosità attiva dei figli e figlie della Chiesa e di
tutti gli uomini e le donne di buona volontà, accelerare il compimento
della profezia d'Isaia: «Scaturiranno acque nel deserto, scorreranno
torrenti nella steppa, la terra bruciata diventerà una palude, il luogo
riarso si muterà in sorgenti di acqua» (35,6-7)!
Con tutto il cuore, vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo. Amen.
18 settembre 1992
IOANNES PAULUS PP. II
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