MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II PER LA
GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 1981
Cari fratelli e sorelle in Cristo!
La Giornata Missionaria Mondiale è un avvenimento importante nella
vita della Chiesa. Si può dire che la sua importanza cresce
incessantemente.
Forse non mai come oggi il compito affidato alla Chiesa dal suo Fondatore, «Andate
dunque e ammaestrate tutte le nazioni» (Mt 28,19; cfr. Mc 16,15), ha
assunto una tale ampiezza e urgenza. Più che mai la Chiesa deve fare
proprie le parole dell'apostolo: «Guai a me se non predicassi il Vangelo!»
(1Cor 9,16).
1. Per una Chiesa missionaria
La Giornata Missionaria Mondiale è l'occasione per eccellenza per una
generale presa di coscienza del dovere missionario e per ricordare a tutti i
membri della Chiesa, qualunque sia la loro funzione ed il loro posto, che essi
sono coinvolti in questo dovere. Tutti devono meditare i testi vigorosi del
Concilio Vaticano II, dove si afferma che la Chiesa intera è missionaria,
che l'opera di evangelizzazione è il dovere fondamentale del Popolo di
Dio («Ad Gentes», 35) e che ad ogni discepolo di Cristo spetta la sua
parte nel compito di diffondere la fede («Lumen Gentium», 17). Occorre
incessantemente riprendere l'insegnamento del Concilio, espresso in tanti suoi
documenti, approfondito dal Sinodo dei Vescovi del 1974 e sintetizzato dal Papa
Paolo VI nella sua esortazione apostolica «Evangelii Nuntiandi» dell'8
dicembre 1975. Se ancora una volta vi invito a tornare su questi documenti,
tanto spesso citati, è perché sono convinto della loro importanza,
che dev'essere sempre maggiormente approfondita.
La Giornata Missionaria Mondiale è una occasione per ognuno di fare
in questa materia un esame di coscienza e di esporre al Popolo di Dio la
dottrina della Chiesa: infatti è in gioco l'avvenire
dell'evangelizzazione del mondo. Se tutti i cristiani fossero persuasi dei loro
doveri missionari, le difficoltà sarebbero meno pesante
In questo senso, è motivo di grande speranza il vedere moltiplicarsi
nel mondo piccole comunità cristiane, dinamiche e aperte, le quali hanno
compreso la propria responsabilità nell'annuncio del Vangelo, pegno della
promozione di un mondo migliore.
Un altro fenomeno, che ci rallegra e per il quale dobbiamo ringraziare il
Signore è la nascita di un movimento missionario nelle giovani Chiese,
che da evangelizzatrici diventano evangelizzate. In molti Paesi di missione, il
numero di missionari che partono per recare il messaggio evangelico ai
non-cristiani, sia in altre regioni del loro Paese, sia in altri Paesi, sia in
altri continenti, aumenta di giorno in giorno. In ciascun continente, si trovano
attualmente missionari provenienti da ogni Paese del mondo.
Le giovani Chiese, che a loro volta sono diventate missionarie, danno prova
della loro maturità nella fede. Hanno capito che una Chiesa particolare
che non sia missionaria, non è pienamente cattolica. In effetti, se è
missionaria la Chiesa tutta intera, lo devono essere parimenti le Chiese
particolari: «Queste sono formate ad immagine della Chiesa universale. E'
in esse ed a partire da esse che esiste la Chiesa una e unica» («Lumen
Gentium», 23). Una Chiesa chiusa in se stessa, senza apertura missionaria, è
una Chiesa incompleta o una Chiesa malata. L'esempio del risveglio missionario
nelle Chiese giovani può richiamare questa verità alle Chiese
antiche, le quali, dopo aver sviluppato uno sforzo ammirevole, sembrano a volte
abbandonarsi allo scoraggiamento ed al dubbio circa il loro dovere missionario.
2. Il servizio missionario del Papa
Spetta al Papa richiamare questo dovere missionario a tutti i suoi fratelli
in Cristo. In quanto Pastore supremo di una Chiesa interamente missionaria, egli
deve essere il primo missionario, sforzandosi di imitare l'esempio di Cristo, «il
primo ed il più grande evangelizzatore» («Evangelii Nuntiandi»,
7), e mettendosi sotto la guida dello Spirito Santo, «l'Agente principale
dell'evangelizzazione» (ibid., 75).
Fin dall'inizio del mio pontificato, ho meditato le parole del Concilio
Vaticano II, dove si dice che al successore di Pietro «è stato
affidato, in modo particolare, il grande compito di propagare il nome cristiano»
(«Lumen Gentium», 23; cfr. «Evangelii Nuntiandi», 67).
Sull'esempio del mio predecessore Paolo VI, mi sono messo in viaggio per
visitare numerosi Paesi, tra i quali alcuni in cui Cristo è appena
conosciuto o l'annuncio missionario del Vangelo è ancora incompiuto. I
miei viaggi in America Latina, in Africa ed in Asia hanno avuto «una
finalità eminentemente religiosa e missionaria», come dicevo prima
di partire per l'Africa. Ho voluto annunciare io stesso il Vangelo, facendomi in
qualche modo catechista itinerante, ed incoraggiare tutti coloro che sono al suo
servizio, sia che provengano dai propri Paesi, sia che provengano da altri per
mettersi al servizio di una Chiesa locale. A tutti ho voluto rendere omaggio ed
esprimere i miei sentimenti di riconoscenza a nome della Chiesa universale.
Questi viaggi mi hanno permesso di ammirare la fede, le ricchezze spirituali
e la vitalità delle giovani Chiese, di condividere le loro gioie, le loro
necessità e le loro sofferenze, di incoraggiarle nei loro sforzi per
radicare la fede cristiana nella cultura loro propria. Il contatto con queste
masse umane che ancora ignorano Cristo mi ha convinto ancor più di prima
circa l'urgenza dell'annuncio evangelico. Il mondo ha tanto bisogno di Cristo! E
coloro che stanno agli avamposti di questo compito evangelico lo sanno meglio di
chiunque altro. La collaborazione di tutte le Chiese nell'evangelizzazione del
mondo non deve affievolirsi.
3. La funzione evangelizzatrice della famiglia
Facendo appello alla collaborazione di tutti per l'opera missionaria, vorrei
indirizzarmi innanzitutto alle famiglie cristiane. Il nostro tempo ha bisogno
che si rimetta in valore l'importanza della famiglia, della sua vitalità
e del suo equilibrio. Ciò è vero sul piano umano: la famiglia è
la cellula di base della società, il fondamento delle sue qualità
profonde. E ciò è vero anche per il Corpo mistico di Cristo, che è
la Chiesa; è per questo che il Concilio ha dato alla famiglia il bel
titolo di «Chiesa domestica» («Lumen Gentium», 11).
L'evangelizzazione della famiglia costituisce dunque l'obiettivo principale
dell'azione pastorale, e questa a sua volta non raggiunge pienamente il proprio
scopo, se le famiglie cristiane non diventano esse stesse evangelizzatrici e
missionarie: l'approfondimento della coscienza spirituale personale fa sì
che ciascuno, genitori e figli, abbia il proprio ruolo e la propria importanza
per la vita cristiana di tutti gli altri membri della famiglia.
Non c'è alcun dubbio che, sul piano religioso come sul piano umano,
l'azione della famiglia dipende dai genitori, dalla coscienza che hanno delle
proprie responsabilità, dal loro valore cristiano. E' ad essi, pertanto,
che vorrei particolarmente indirizzarmi. Con le loro parole e con la
testimonianza della loro vita, come insegna l'esortazione apostolica «Catechesi
Tradendae», i genitori sono i primi catechisti dei loro figli (cfr. n. 68).
In questa azione, la preghiera deve occupare il primo posto, e mi si permetterà
di insistere su questo punto. La preghiera, infatti, malgrado il bel
rinnovamento costatato qua e là, continua ad essere difficile per molti
cristiani, che pregano poco. Essi si chiedono: a che cosa serve la preghiera? è
compatibile col nostro senso moderno dell'efficienza? Non c'è forse
qualcosa di meschino nel rispondere con la preghiera ai bisogni materiali e
spirituali del mondo?
Davanti a queste difficoltà, sappiamo mostrare incessantemente che la
preghiera cristiana è inseparabile dalla nostra fede in Dio, Padre,
Figlio e Spirito Santo, dalla nostra fede nel suo amore e nella sua potenza
redentrice, che è all'opera nel mondo. Perciò la preghiera vale
innanzitutto per noi: Signore, «aumenta la nostra fede!» (Lc 17,6).
Essa ha come scopo la nostra conversione, cioè, come spiegava già
san Cipriano, la disponibilità interiore ed esteriore, la volontà
di aprirsi all'azione trasformante della Grazia. «Dicendo: Sia santificato
il tuo nome..., noi domandiamo insistentemente poiché siamo stati
santificati col Battesimo, di perseverare in ciò che abbiamo cominciato
ad essere... Venga il tuo Regno: domandiamo che il Regno di Dio si realizzi in
noi nel senso in cui imploriamo che il suo nome sia santificato in noi...
Aggiungiamo poi: Sia fatta la tua volontà come in cielo così in
terra, perché noi possiamo fare ciò che Dio vuole... La volontà
di Dio è ciò che Cristo ha fatto ed insegnato (San Cipriano, «De
oratione dominica»). La verità della preghiera implica la verità
della vita; la preghiera è insieme la causa ed il risultato di un modo di
vivere, che si colloca alla luce del Vangelo. In questo senso, la preghiera dei
genitori, come quella della comunità cristiana, sarà per i figli
una iniziazione alla ricerca di Dio ed all'ascolto dei suoi inviti. La
testimonianza di vita trova allora tutto il suo valore. Essa suppone che i figli
apprendano in famiglia, come conseguenza normale della preghiera, a guardare
cristianamente il mondo, secondo il Vangelo! Ciò suppone anche che essi
in famiglia, imparino concretamente che nella vita ci sono preoccupazioni più
fondamentali del denaro, delle vacanze o del divertimento! Allora l'educazione
impartita ai figli potrà aprirli al dinamismo missionario come ad una
dimensione integrante della vita cristiana, poiché i genitori e gli altri
educatori saranno essi stessi impregnati di spirito missionario, inseparabile
dal senso della Chiesa. Col loro esempio, ancor più che con le parole,
essi insegneranno ai propri figli ad essere generosi verso i più deboli,
a partecipare la loro fede ed i loro beni materiali con i bambini ed i giovani
che ancora ignorano Cristo o che sono le prime vittime della povertà e
dell'ignoranza. Allora, i genitori cristiani diventeranno capaci di considerare
lo sbocciare di una vocazione sacerdotale o religiosa missionaria come una delle
più belle prove dell'autenticità dell'educazione cristiana da loro
impartita, e pregheranno che il Signore chiami uno dei loro figli. La
sollecitudine missionaria si manifesta così come un elemento essenziale
della santità della famiglia cristiana. Come affermava il mio venerato
predecessore Giovanni Paolo I: «Con la preghiera familiare, l'Ecclesia
domestica diventa una realtà effettiva e porta alla trasformazione del
mondo. E tutti gli sforzi dei genitori per impregnare i loro figli dell'amore di
Dio e per sostenerli con l'esempio della loro fede, costituiscono un apostolato
tra i più importanti del XX secolo» («Allocuzione a Vescovi
americani in visita ad limina», 21 settembre 1978; AAS 70, [1978], 767).
In questa occasione vorrei raccomandare ai genitori e a tutti gli educatori
cattolici un'opera importante, istituita più di un secolo fa (1843), per
aiutarli nella educazione missionaria, dei propri figli, la quale mette a loro
disposizione i mezzi adeguati. Intendo riferirmi alla Pontificia Opera della
Santa Infanzia, che ha per scopo di favorire la diffusione dello spirito
missionario tra i fanciulli.
4. Le Pontificie Opere Missionarie al servizio della missione
universale
L'organizzazione dell'azione missionaria durante il mese di ottobre, il mese
delle missioni, di cui la Giornata Mondiale è il punto culminante, è
affidata alle Pontificie Opere Missionarie, poiché l'istituzione di
questa giornata è dovuta alla loro iniziativa. In questi ultimi anni, le
Pontificie Opere Missionarie sono state erette in tutte le giovani Chiese.
Dappertutto esse hanno come obiettivo di «infondere nei cattolici, fin
dalla loro infanzia, uno spirito veramente universale e cattolico» («Ad
Gentes», 38). Come è detto negli Statuti, che ho approvato l'anno
scorso (26 giugno 1980), ciò costituisce il loro fine primario e
principale. Esse sono l'istituzione destinata anche a promuovere la cooperazione
missionaria di ogni Chiesa particolare, di ogni Vescovo, di ogni parrocchia, di
ogni comunità, di ogni famiglia e di ogni persona. Essendo questo un
dovere per tutti, si può chiedere a ciascuno di sostenere con priorità
l'azione delle Pontificie Opere Missionarie.
La sollecitudine missionaria si esprime in diverse maniere. «Essendo
l'evangelizzazione anzitutto un'azione dello Spirito Santo, bisogna riservare il
primo posto alla preghiera e al sacrificio», come ho appena sottolineato e
come gli Statuti di queste Opere ben a ragione ricordano. Di più, occorre
uno sforzo comune ed intenso per far sorgere e maturare le vocazioni
missionarie. Se il mondo ha più che mai bisogno del Cristo e del suo
Vangelo, il numero dei predicatori della Buona Novella deve crescere in
proporzione.
La cooperazione missionaria ha anche per scopo di sostenere materialmente
l'evangelizzazione. Trascurare o criticare questo aspetto potrebbe essere un
sottile pretesto per dispensarsi dall'essere generosi. Le necessità
finanziarie delle giovani Chiese, che appartengono quasi tutte ai Paesi del
Terzo Mondo, sono ancora enormi, nonostante i loro sforzi per giungere ad una
autonomia finanziaria. Ad esse occorre un aiuto sia per i Seminari, che
assicurano la formazione e il mantenimento dei futuri sacerdoti, sia per far
vivere gli attuali collaboratori della missione o per permettere la costruzione
di Chiese, Scuole, Dispensari o Centri indispensabili per l'azione sociale. Per
far fronte a queste necessità quotidiane ed essenziali, le giovani Chiese
devono poter contare su un aiuto regolare e sicuro. E' questa la ragione per cui
faccio appello a tutti, affinché contribuiscano al fondo centrale delle
Pontificie Opere Missionarie, che hanno precisamente per scopo di assicurare
loro questo contributo regolare. L'esempio dei cristiani nei Paesi meno
favoriti, i quali, nonostante la loro povertà, versano il proprio obolo,
deve far riflettere quelli dei Paesi ricchi, che spesso non danno che una
piccola parte del loro superfluo.
E' motivo di gioia costatare come presso molti cristiani vada sempre più
crescendo la sollecitudine per la necessità dei Paesi e delle Chiese del
Terzo Mondo, come pure il moltiplicarsi in modo sempre più notevole di
iniziative particolari per venire in aiuto a persone o a progetti in queste
regioni. E' questo il segno di un senso missionario e di un senso di giustizia
che sono cresciuti. Ciò nonostante, conviene assegnare un posto
privilegiato alle Pontificie Opere Missionarie, perché esse sostengono
l'annuncio diretto del Vangelo, che è il dovere fondamentale e proprio
della Chiesa. E' appunto in questo annuncio che sta il fondamento del vero
sviluppo e della vera liberazione umana.
Ora, mediante i loro programmi di aiuto universale, le Pontificie Opere
Missionarie si fanno carico delle necessità di tutte le giovani Chiese,
senza esclusione alcuna. Questa universalità è il loro carattere
proprio. E' questa la ragione per cui la sollecitudine degli operai apostolici
per il proprio Paese o per i progetti di cui si è personalmente
informati, non deve diventare esclusivistica, ma integrarsi con l'insieme dello
sforzo di evangelizzazione al servizio di tutte le giovani Chiese. Al presente
sono i pastori di queste Chiese che portano il peso materiale dell'iniziativa
missionaria. Pertanto, nella cooperazione missionaria, bisogna pensare prima di
ogni altra cosa alle giovani Chiese, e proprio a tutte. Questo modo di
cooperazione potrà forse avere per conseguenza che ci si senta meno
impegnati personalmente e che bisognerà donare in maniera più
disinteressata. Ma questo modo di donare può rivelarsi più
evangelico e più efficace.
Soltanto un fondo di solidarietà centrale può evitare il
pericolo di dimenticare alcune Chiese, soprattutto quelle più povere, o
certe loro necessità essenziali. Soltanto mediante un programma di aiuto
appropriato alle varie necessità, si può evitare lo scoglio di
particolarismi e degli aiuti. E' precisamente quanto cerca il Consiglio
Superiore delle Pontificie Opere Missionarie, che è composto da
rappresentanti di tutte le Chiese e dispone dei consigli e delle informazioni
della Sacra Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli.
Di conseguenza, il mese di ottobre deve essere dappertutto il mese della
missione universale, il mese del vicendevole aiuto missionario sotto l'egida
delle Pontificie Opere Missionarie. Per questa ragione, i Vescovi sono invitati,
secondo i nuovi Statuti di queste Opere, «a pregare i responsabili delle
opere cattoliche e i fedeli a rinunciare alle collette, aventi carattere
particolare, durante questo periodo». Già nel passato, parecchi
Vescovi, seguendo l'esempio della Santa Sede, hanno dato direttive a questo
proposito.
Infine - avrete certamente a cuore di ricordarlo - la cooperazione
missionaria non deve essere compromessa dalla presente crisi economica, di cui
soffrono tutti i Paesi del mondo. Che questa crisi non divenga per i cristiani
dei Paesi ricchi una scusa per diminuire la propria generosità! Ch'essi
non dimentichino che i Paesi e le Chiese del Terzo Mondo sono toccati ancor più
di loro da questa crisi!
Per concludere, vorrei ricordarvi che la celebrazione del Congresso
Eucaristico Internazionale di Lourdes, nel prossimo mese di luglio, dovrebbe
stimolare lo slancio missionario della Chiesa. L'Eucaristia, la quale fa la
Chiesa ed è «la sorgente e il culmine di tutta la vita cristiana»
(«Lumen Gentium», 11), è il Sacramento che significa e realizza
l'unità tra tutti i membri della Chiesa. L'Eucaristia li rende solidali
gli uni gli altri, li spinge a condividere la loro fede, le loro ricchezze
spirituali, le loro sofferenze e il loro pane materiale. Per questo, coloro che
partecipano all'Eucaristia sono invitati a partecipare anche alla missione del
Cristo, a portare il suo messaggio a tutti gli uomini: la liturgia eucaristica
deve dunque essere al centro della celebrazione della Giornata Mondiale per le
Missioni.
Possa il Signore, che ha dato alla sua Chiesa l'ordine di fare discepoli da
tutte le nazioni, manifestare anche mediante i nostri sforzi quel potere che gli
è stato dato in cielo e sulla terra (cfr. Mt 28,18-19)! Che la Beata
Vergine Maria, Patrona delle missioni, ci aiuti a corrispondere alla esortazione
del Cristo risorto! A voi, cari fratelli nell'Episcopato, a tutti i missionari
che si prodigano senza risparmio per la messe, a voi Comunità diocesane,
e a coloro, in particolare, che sapranno comprendere questo appello e
corrispondervi con una generosità ispirata dall'interiore rinnovamento,
invio di gran cuore la benedizione apostolica.
Dal Vaticano, il 7 giugno dell'anno 1981, terzo di Pontificato.
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