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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI
AL IV INCONTRO INTERNAZIONALE DEI SACERDOTI

   

Carissimi Sacerdoti!

1. Con profondo affetto e viva gioia mi rivolgo a voi, che prendete parte, in Terra Santa, al vostro IV Incontro Internazionale in preparazione al grande Giubileo dell'Anno 2000.

Stiamo per entrare in un nuovo millennio, il terzo dall'incarnazione del Verbo. Numerose sono le sfide che si affacciano al nostro orizzonte ma, potendo contare su Colui che ha vinto il mondo e ci ha assicurato di essere con noi sino alla fine dei tempi (cfr Mt 28,19-20), non abbiamo motivo di temere le incognite del futuro. Temiamo, piuttosto, di non essere testimoni di Cristo quali i tempi e le circostanze richiedono.

L'unico interrogativo, pertanto, che ci deve inquietare è quello circa la fedeltà, da rinnovarsi ogni giorno, alla nostra identità, perché l'identità è verità: verità dell'essere, dalla quale deriva la verità dell'agire, la verità del nostro ministero pastorale.

2. Gesù sta davanti a noi e ci chiede, come un tempo agli Apostoli: "Voi chi dite che io sia?". Oggi regna molta confusione al riguardo. Le risposte spesso finiscono per identificare, almeno in pratica, il Cristo con un illuminato, con un sagace maestro di morale, con un affascinante filantropo.

L'identità di Gesù non è un problema fra tanti: è la questione fondamentale, poiché dalla risposta ad essa dipende l'intera panoramica sull'uomo, sulla società, sulla storia, sulla vita, sulla morte, e su ciò che sta al di là di essa.

Per quanto concerne la Chiesa non meno che per quanto concerne noi, tutto sta saldo o tutto rovina in relazione alla fede in Gesù di Nazaret. "Voi - e Gesù adesso interpella noi - chi dite che io sia?". Conosciamo la risposta che diede Simon Pietro nella regione di Cesarea di Filippo a nome di tutti i discepoli: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"! Così rispose allora Pietro e così ha continuato a rispondere lungo i secoli, attraverso i suoi Successori. Così egli risponde oggi, da Roma, a nome anche di tutti voi: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"! Questa è l'identità di Cristo; e tale identità sta sullo sfondo della nostra.

3. Carissimi! Voi siete ontologicamente configurati a Cristo Sacerdote, a Lui Capo e Pastore, per cui in tutta verità si può ben dire, con l'intera Tradizione, che ogni Sacerdote è "alter Christus". Su questa vostra ontologia si fonda la conseguente deontologia.

Cristo desiderava ardentemente condividere con gli uomini il suo unico sacerdozio. Perciò, quando sedette nel Cenacolo per l'Ultima Cena, disse agli Apostoli: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione". Quindi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me" (Lc 22, 15-19). Sulla bocca di nostro Signore queste parole significano che Egli dà il potere, congiunto al dovere, di rinnovare e di rendere presente l'evento del Cenacolo per ogni epoca della storia.

In questo modo Cristo, grazie a voi Sacerdoti, è sempre sacramentalmente presente nella sua Chiesa (cfr Sacrosanctum Concilium, 7). Voi agite "in nome di Cristo e nella persona di Cristo" (Lumen Gentium, 28). Siete voi che annunziate autorevolmente il Vangelo. Cristo parla attraverso di voi: avviene così che "Cristo annuncia Cristo". Chi offre l'Eucarestia? Voi, ma non da soli: per mezzo vostro è Cristo che agisce, "Egli che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei Sacerdoti" (Conc. Trid., Sess. XXII, 17 sett. 1562, Doctr. De ss. Missae sacrificio, can. 2; cfr Sacrosanctum Concilium, 7). Chi imparte l'assoluzione sacramentale delle colpe commesse? Voi Sacerdoti, ma non da soli: è Cristo a perdonare per mezzo vostro. Voi siete gli "amministratori dei misteri di Dio" (1 Cor 4, 1)!

Grazie all'Ordinazione, in senso ontologico, siete testimoni di Cristo nel servizio della Parola e dei Sacramenti; siete, in pari tempo, la reale testimonianza di Cristo unico Sacerdote. Al momento dell'Ordinazione avete ricevuto un nuovo modo di essere. Siete contrassegnati dal carattere sacerdotale, che è un reale segno spirituale, incancellabile. Tale carattere non vi separa dall'umanità; al contrario, vi pone al suo centro, perché possiate mettervi al suo servizio. Infatti il carattere sacerdotale vi inserisce nel sacerdozio di Cristo, che è "la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana" (Gaudium et spes, 10), "l'alfa e l'omega" (Ibid., 45) delle realtà visibili ed invisibili.

4. Carissimi! Come sarebbe possibile lo scorrere delle acque salutari della Redenzione verso tutte le generazioni, se non ci foste voi? Dalla chiarezza e dalla certezza della vostra identità nasce la coscienza della vostra assoluta insostituibilità nella Chiesa e nel mondo.

Il buon Pastore continua ad insegnare, a santificare, a guidare, ad amare, per mezzo vostro, tutte le genti, di tutte le culture, di ogni continente, di ogni tempo. Per questo soltanto a voi compete il titolo di pastori e, poiché non vi è salvezza se non in Cristo ed Egli deve essere annunziato fino agli estremi confini della terra, non è possibile varcare le soglie del terzo millennio senza fare della pastorale vocazionale una priorità. Se il mondo non può fare a meno di Cristo, non può fare a meno neppure dei suoi Sacerdoti.

Dalla Terra dell'incarnazione del Verbo, dalla Terra da Lui percorsa, immersi nell'aria da Lui respirata, illuminati dal sole che ha rischiarato i suoi passi, cari Sacerdoti, proclamate a tutti chi è Gesù di Nazareth, dite che in Lui solo è la completa realizzazione dell'uomo, in Lui solo il vero progresso, in Lui solo la piena giustizia e la pace, in Lui solo il gaudio senza ombre, in Lui solo il vero e plenario umanesimo, che trova il suo coronamento nell'eterna salvezza.

Con la vostra presenza stessa dite chi è il Sacerdote, quale è la sua identità, mostrate la vostra insostituibilità, la necessità del dispiegarsi integrale del vostro ministero pastorale all'interno del presbiterio stretto intorno al suo Vescovo. Impegnatevi a far comprendere ad ogni uomo che, se è assolutamente centrale il posto dell'Eucarestia nella comunità, è altresì centrale, proprio in relazione ad essa, la persona del Sacerdote. Laddove dovessero scarseggiare le presenze sacerdotali, esse non potrebbero venire surrogate, ma si dovrebbero piuttosto implorare con maggior insistenza da parte dell'intera comunità, con la preghiera personale e comunitaria, con la penitenza e con la santità specifica dei Sacerdoti.

5. Carissimi! Nel pieno adempimento del "munus" petrino, intendo confermarvi in questa fede nell'identità di Cristo e nella vostra identità di "altri Cristi". Siate santamente orgogliosi di sentirvi "chiamati" e siate particolarmente umili innanzi a tanta dignità, nella consapevolezza dell'umana fragilità.

Grazie a voi Sacerdoti che, come lucerna, illuminate chi vi avvicina e, come sale, date sapore al vivere. Grazie per quello che fate e soprattutto per quello che siete. Con intensa commozione voglio ringraziare tutti quei Sacerdoti che, fedeli alla propria identità e missione, ancora soffrono nelle più diverse situazioni. Grazie del vostro sudore, grazie della vostra fatica, grazie della vostra forza, grazie delle vostre lacrime, grazie del vostro sorriso. Grazie a Dio del vostro esserci!

E grazie a voi, Sacerdoti dei due millenni trascorsi che, fedeli fino al martirio alla vostra identità e missione, come preziosissimi grani di incenso, vi siete consumati nel fuoco ardente della carità pastorale ed ora siete nostri intercessori nello splendore della Chiesa celeste, senza ruga e senza macchia. Grazie per così ammirevole esempio!

Ma il mio grazie si fa soprattutto "Te Deum" per il dono del sacerdozio e si fa esortazione a voi, perché siate sempre più nel mondo ma sempre meno del mondo, perché sappiate mostrarvi sempre a tutti, con umile fierezza, anche con il doveroso segno esterno, per quello che siete: è il segno di un servizio senza soste e senza età, perché inscritto nel vostro "essere".

Alla Vergine, donataci in modo singolarissimo come Madre dell'eterno Sacerdote, affido con tenero affetto ciascuno di voi. Nelle sue mani congiunte depongo, per ciascuno, l'umile richiesta della perseveranza e l'impegno di lasciare ai fratelli, come eredità, almeno un continuatore di quell'unico sacerdozio che vive e urge d'amore in noi.

Tutti benedico unitamente alle anime che il Sommo ed Eterno Sacerdote vi ha affidate e che ancora porrà sul vostro cammino!

Dal Vaticano, 19 giugno 1999.

IOANNES PAULUS PP. II

 

© Copyright 1999 - Libreria Editrice Vaticana

 

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