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  MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
URBI ET ORBI

NATALE 1981

 

Cari fratelli e sorelle.

1. Abitanti di Roma e del Mondo! In quest’ora, quando il santo giorno della Nascita è giunto al suo meriggio, vi invito a meditare insieme con me il Mistero: “In principio era il Verbo . . . e il Verbo era Dio . . . tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste . . . E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1, 1.3.14).

“. . . Non c’era posto per loro nell’albergo” (Lc 1, 7).

“Venne fra la sua gente ma i suoi non l’hanno accolto. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe” (Gv 1, 11.10).

2. Vi prego, fratelli e sorelle, abitanti dell’Urbe e dell’Orbe, di meditare oggi sulla nascita, nella stalla di Betlemme, del Figlio eternamente nato. Perché nasce dalla Vergine Colui che è eternamente nato dal Padre?

Dio da Dio, Luce da Luce? Perché nella notte, quando è nato da Maria Vergine, non c’era posto per loro nell’albergo? Perché i suoi non l’hanno accolto? Perché il mondo non l’ha riconosciuto?

3. Il Mistero della notte di Betlemme dura senza intervallo. Esso riempie la storia del mondo e si ferma alla soglia di ogni cuore umano. Ogni uomo, cittadino di Betlemme, ha potuto ieri sera guardare Giuseppe e Maria e dire: non c’è posto, non posso accogliervi. E ogni uomo di tutte le epoche può dire al Verbo, che si è fatto carne: non ti accolgo non c’è posto.

Il mondo fu fatto per mezzo di Lui, ma il mondo non l’ha accolto. Perché il giorno della nascita di Dio è giorno di non-accoglienza di Dio da parte dell’uomo?

4. Facciamo scendere il mistero della Nascita di Cristo al livello dei cuori umani: “Venne fra la sua gente”. Pensiamo a coloro che hanno chiuso davanti a Lui la porta interiore, e chiediamo: perché?

Tante, tante, tante possibili risposte, obiezioni, cause.

La nostra coscienza umana non è in grado di abbracciarle. Non si sente di giudicare. Solo l’Onnisciente scruta fino in fondo il cuore e la coscienza di ogni uomo. Soltanto Lui. E soltanto Lui, eternamente nato: soltanto il Figlio. Infatti: “Il Padre ha rimesso ogni giudizio al Figlio” (Gv 5, 22).

Noi uomini, chinati ancora una volta, sul mistero di Betlemme, possiamo soltanto pensare con dolore quanto abbiano perso gli abitanti della “Città di Davide”, perché non hanno aperto la porta.

Quanto perda ogni uomo, che non lascia nascere, sotto il tetto del suo cuore, Cristo, “da luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Gv 1, 9) Quanto perda l’uomo, quando lo incontrare e non vedrà in Lui il Padre. Dio infatti si è rivelato in Cristo all’uomo come il Padre. E quanto perda l’uomo, quando non vede in lui la propria umanità. Cristo infatti è venuto nel mondo per svelare pienamente l’uomo all’uomo e fargli nota la sua altissima vocazione (cf. Gaudium et Spes, 22).

“A quanti . . . l’hanno accolto, ho dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1, 12).

Nella solennità del Natale nasce pure un caloroso voto e desiderio, un’umile preghiera: che gli uomini del nostro secolo accolgano Cristo; gli uomini dei diversi Paesi e Continenti, delle varie lingue, culture e civilizzazioni che lo accolgano, che lo ritrovino nuovamente, che sia data loro la Potenza, che è solo da Lui, perché essa è soltanto in Lui.

5. Gridiamo ai governi, ai responsabili degli Stati, ai sistemi e alle società che dappertutto venga rispettato il principio della libertà religiosa; che l’uomo a causa della sua fede in Cristo, e della fedeltà alla sua Chiesa non sia discriminato, pregiudicato, privato dell’accesso ai frutti dei suoi meriti di cittadino; che ai membri delle Comunità cristiane non manchino i pastori, i luoghi di culto; che non siano intimoriti, messi in prigione, condannati; che i cattolici della Chiesa in Oriente possano godere gli stessi diritti dei loro fratelli della Chiesa d’Occidente.

Noi gridiamo perché Cristo abbia posto nell’intera vasta Betlemme del mondo contemporaneo; perché sia concesso il diritto di cittadinanza a Colui che è venuto nel mondo ai tempi di Cesare Augusto, quando fu ordinato il censimento.

6. “Non c’era posto per loro nell’albergo”.

Il mondo, che non accetta Dio, cessa di essere ospitale nei confronti dell’uomo! Non ci scuote l’immagine di un tale mondo, del mondo, che è contro l’uomo, prima ancora che questi riesca a nascere, che, in nome di diversi interessi economici, imperialistici, strategici, caccia via intere moltitudini di uomini dal suolo del loro lavoro, le rinchiude nei campi di forzato concentramento, le priva del diritto della patria, le condanna alla fame, le fa schiave?

Dio, che è diventato uomo, poteva venire nel mondo diversamente da come è venuto? Poteva esserci posto per Lui nell’albergo? Non “doveva” Egli, sin dall’inizio, essere con coloro per i quali non c’è posto?

7. Sì, Cari fratelli e sorelle, riscopriamo la vera gioia del Natale. Un’altra gioia non sarebbe vera.

Non sarebbe universale. Non parlerebbe a tutti e a ciascuno: Emmanuele.

- È con noi - Dio è con noi! / Benché il mondo non lo conosca - Egli è! / Benché i suoi non lo accettino - Egli viene! / Benché non ci sia posto nell’albergo - Egli nasce!

Questa gioia della Nascita di Dio desidero condividerla oggi con l’Urbe e con l’Orbe, salutando nelle diverse lingue, tutti coloro per i quali il Verbo si è fatto carne.


A quanti ci ascoltano

- Di espressione italiana:
Auguro un lieto e Santo Natale: la pace di Gesù Bambino regni nei vostri cuori e nelle vostre famiglie.

- Di espressione francese:
Joyeuses Fêtes de Noël, dans la joie et la paix du Christ.

- Di espressione inglese:
A happy Christmas. May the Light that came into the world on this Blessed Day shine in your hearts and in your homes always.

- Di espressione tedesca:
Ihnen allen ein gnadenreiches, schönes und frohes Weihnachtsfest.

- Di espressione spagnola:
Feliz Navidad! Y paz a todos los hombres!

- Di espressione portoghese:
Feliz Natal na paz e no amor de Cristo.

- Di espressione polacca:
A teraz do Was się zwracam, moi umiłowani Rodacy - Wam przekazuj
ę życzenia od łóbka Betlejemskiego.

Wam przekazujê życzenia od Nowonarodzonego.

Ogarniam nimi Wszystkich i Każdego.

Całą Polskę - naszą wspólną Ojczyznę.

Pragnę, aby te życzenia doszły zwłaszcza do tych, którzy cierpią - którzy są oderwani od najbliższych - których nawiedza przygnębienie czy rozpacz . . .

Tylu ludzi na świecie modli się za Polskę. Wraz z nimi wszystkimi, wraz z całym Kościołem, zwracam się do Was w tej godzinie życzeń składanych y językach różnych narodów.

I mówię w naszym ojczystym języku:

“Podnieś rączkę, Boże Dziecię, błogosław . . .”.

Ty, który wskazałeś drogę do Betlejem pasterzom i mędrcom - wskaż drogę synom i córkom polskiej ziemi do lepszej przyszkóści Ojczyzny:
w pokoju, sprawiedliwości, wolności.

Christus natus est nobis! Venite adoremus!

Traduzione italiana del messaggio pronunciato in lingua polacca

E adesso io mi rivolgo a voi, miei prediletti connazionali. Vi esprimo gli auguri dal presepio di Betlemme. Vi trasmetto gli auguri del Neonato. Abbraccio con questi tutti e ciascuno di voi, tutta la Polonia, nostra comune patria. Voglio che questi auguri giungano specialmente a quelli che soffrono, che sono stati allontanati dai più vicini, quelli che sono visitati dalla depressione, oppure dalla disperazione.

Tanti uomini nel mondo pregano per la Polonia. Con tutti loro, con tutta la Chiesa, mi rivolgo a voi in questa ora degli auguri pronunciati nelle diverse lingue dei vari popoli. E vi dico nella nostra lingua patria: “Alza la mano, Bambino Gesù, e benedici . . .”.

Tu, che hai indicato la via ai pastori di Betlemme e ai Magi, indica la via ai figli e alle figlie della terra polacca verso un migliore futuro della patria nella pace, nella giustizia, nella libertà.

 

© Copyright 1981 - Libreria Editrice Vaticana


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