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MESSAGGIO URBI ET ORBI
DI SUA SANTITÀ
GIOVANNI PAOLO II
Domenica di
Pasqua, 16 aprile 1995
1. “Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione”.
Durante la Settimana Santa, settimana della Passione del Signore, la Chiesa
annunzia la morte di Cristo. L’annunzia sin dalla Domenica delle Palme, e poi
durante il Triduo pasquale. Giovedì Santo, Venerdì Santo, Sabato Santo: tre
giorni nei quali si sviluppa l’annuncio liturgico della morte di Cristo,
che si conclude presso la tomba dove è deposto il corpo esanime di Gesù di
Nazaret. Oggi la Chiesa ritorna a quella tomba; vi torna anzitutto
mediante le donne di Gerusalemme, venute dopo il sabato per ungere il Corpo di
Cristo. Esse trovano il sepolcro vuoto ed odono dal di dentro le parole: “So
che cercate Gesù il crocifisso. Non è qui. È risorto, come aveva detto” (Mt
28, 5-6). Da quell’istante la Chiesa comincia a confessare che Colui che era
morto, ormai vivo, trionfa: “Annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la
tua risurrezione”.
2. È significativo che prime testimoni della risurrezione siano le donne;
esse per prime ricevono dall’interno del sepolcro la notizia inattesa e
sconvolgente, fonte all’inizio di grande spavento.
La verità, tuttavia, è sotto i loro occhi: il sepolcro è vuoto, privo ormai
del corpo di Cristo. Spaventate, avvertono confusamente d’essere testimoni di
un evento capace di cambiare la storia dell’uomo. Esse non possono
conservare solo per sé l’esperienza di un simile evento! Corrono pertanto dagli
Apostoli, per trasmettere loro fedelmente ciò di cui sono state testimoni.
Pietro e Giovanni si recano alla tomba e costatano quanto hanno appreso dalle
donne. Quel giorno stesso la notizia della tomba vuota si diffonde. La sera,
poi, Gesù conferma agli Apostoli, riuniti nel Cenacolo,
che il sepolcro vuoto è prova della sua risurrezione.
3. La risurrezione fu per gli Apostoli una totale sorpresa? Non ne
avevano udito dalla bocca di Gesù numerosi annunci? Egli aveva preannunciato
chiaramente la propria morte in croce a Gerusalemme.
E sempre aveva aggiunto: “Il Figlio dell’uomo... il terzo giorno
risorgerà” (Mt 17, 22-23). Quanto era successo, quanto avevano
costatato le donne e poi gli Apostoli stessi, - realtà prima difficile da
credere - da quel giorno è divenuto un dato ovvio. Del resto, Gesù non aveva
forse risuscitato dei morti? Non aveva risuscitato Lazzaro, il suo amico,
fratello di Maria e di Marta? Non aveva detto a Marta in lacrime per la morte
del fratello: “Tuo fratello risusciterà” (Gv 11, 23)? Ed aveva poi
aggiunto: “Io sono la risurrezione e la vita” (Gv 11, 25). Dopo
tutto questo, può la Chiesa non testimoniare la risurrezione di Cristo? Può non
annunziarla con forza ed intima gioia?
4. Sì, la Chiesa annunzia il Vangelo della vita, con la forza di Colui che ha
vinto la morte, ed invita ciascuno a “lavorare con costanza e coraggio, perché
nel nostro tempo, attraversato da troppi segni di morte, si instauri finalmente
una nuova cultura della vita, frutto della cultura della verità e dell’amore” (Evangelium
Vitae, 77). Cristo apre il cammino della vita! Alle famiglie scompaginate
dalla guerra, alle vittime dell’odio e della violenza, come in Algeria, in
Bosnia ed Erzegovina,
in Burundi e nel Sudan meridionale, la Chiesa non esita a rinnovare il
messaggio pasquale della pace,
ricordando a tutti la comune origine dall’unico Dio. A coloro che attendono,
nella sofferenza,
il riconoscimento di loro profonde aspirazioni, come i palestinesi, i curdi
o, tra le altre, le popolazioni indigene dell’America Latina, la Chiesa propone
il dialogo come unica via atta a promuovere soluzioni eque, per una convivenza
improntata al rispetto ed all’accoglienza reciproca. A quanti sono tentati di
riporre, ancora una volta, la speranza nelle armi, come nel Caucaso e più
recentemente in Ecuador o in Perù, la Chiesa ripete con sollecitudine accorata
che egoismo e volontà di potenza
contraddicono la verità dell’uomo, non meno che la dignità del cristiano. A
tutti la Chiesa ricorda che la serena convivenza, frutto di stima e mutua
comprensione, si nutre di paziente apertura verso ogni fratello.
5. Tutto si rinnova nella luce del Risorto, il quale soltanto può dire: “Io
sono la risurrezione e la vita;
chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non
morrà in eterno” (Gv 11, 25-26). La fede della Chiesa è contenuta in
queste parole! Cristo, risorto il terzo giorno, è “il primogenito di coloro
che risuscitano dai morti” (Col 1, 18), l’inizio della risurrezione dei
corpi
e della vita eterna in Dio. La Chiesa vive oggi una grande gioia, che
condivide prima di tutto con la Madre di Cristo: “Regina caeli laetare:
Alleluia!”: “Regina del cielo rallegrati: Alleluia!”. Dall’alto della
Solennità della Risurrezione questa gioia si diffonde su tutta la vita dei
cristiani: “Victimae paschali laudes immolent christiani . . .”: “Alla
vittima pasquale s’innalzi oggi il sacrificio di lode. L’agnello ha redento il
suo gregge, l’Innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre. Morte e Vita si
sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto: ma
ora, vivo, trionfa”.
© Copyright 1995 - Libreria
Editrice Vaticana
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