"Urbi et Orbi", Natale 1998
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MESSAGGIO URBI ET ORBI
DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II

25 Dicembre 1998

 

1. "Regem venturum Dominum, venite, adoremus".
"Venite, adoriamo il Re, il Signore, che deve venire".
Quante volte abbiamo ripetuto queste parole
lungo il tempo d'Avvento,
facendo eco all'attesa dell'intera umanità.

Proiettato verso il futuro sin dalle sue origini remote,
l'uomo anela a Dio, pienezza della vita. Da sempre
egli invoca un Salvatore che lo liberi dal male e dalla morte,
che colmi il suo innato bisogno di felicità.
Già nel giardino dell'Eden, dopo il peccato originale,
Dio Padre, fedele e misericordioso,
gli aveva preannunciato un Salvatore (cfr Gn 3, 15),
che avrebbe ricostituito l'alleanza infranta,
instaurando un nuovo rapporto
di amicizia, di intesa e di pace.

2. Questo lieto annuncio, affidato ai figli di Abramo,
fin dall'epoca dell'esodo dall'Egitto (cfr Es 3,6-8),
è risuonato lungo i secoli come grido di speranza
sulla bocca dei profeti d'Israele,
che di tempo in tempo hanno ricordato al popolo:
"Prope est Dominus: venite, adoremus".
"Il Signore è vicino: venite ad adorarlo!".
Venite ad adorare Iddio che non abbandona
coloro che con cuore sincero lo cercano
e si sforzano di osservare la sua legge.
Accogliete il suo messaggio,
che rinsalda gli spiriti affranti e smarriti.
Prope est Dominus: fedele all'antica promessa,
Dio Padre l'ha ora realizzata nel mistero del Natale.

3. Sì, la sua promessa, che ha alimentato
l'attesa fiduciosa di tanti credenti,
si è fatta dono a Betlemme, nel cuore della Notte Santa.
Ce lo ha ricordato ieri la liturgia della Messa:
"Hodie scietis quia veniet Dominus,
et mane videbitis gloriam eius".
"Oggi saprete che il Signore viene:
con il nuovo giorno vedrete la sua gloria".
Questa notte abbiamo visto la gloria di Dio,
proclamata dal canto gioioso degli angeli;
abbiamo adorato il Re, Signore dell'universo,
insieme con i pastori che facevano la guardia al loro gregge.
Con gli occhi della fede anche noi abbiamo visto,
adagiato in una mangiatoia,
il Principe della Pace,
e accanto a Lui Maria e Giuseppe
in silenziosa adorazione.

4. Alle schiere angeliche, agli estasiati pastori,
ci uniamo quest'oggi con esultanza anche noi cantando:
"Christus natus est nobis: venite, adoremus".
"Cristo è nato per noi: venite, adoriamo".
Dalla notte di Betlemme fino ad oggi,
il Natale continua a suscitare inni di gioia,
che esprimono la tenerezza di Dio
seminata nel cuore degli uomini.
In tutte le lingue del mondo,
si celebra l'evento più grande e più umile:
l'Emmanuele, Dio con noi per sempre.

Quanti canti suggestivi ha suscitato il Natale
in ogni popolo e cultura!
Chi non conosce le emozioni che essi evocano?
Le loro melodie fanno rivivere
il mistero della Notte Santa;
documentano l'incontro tra il Vangelo e le strade degli uomini.
Sì, il Natale è entrato nel cuore dei popoli,
che guardano a Betlemme con condivisa ammirazione.
All'unanimità anche l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite
ha riconosciuto il piccolo capoluogo di Giuda (cfr Mt 2, 6)
come terra dove la celebrazione della nascita di Gesù
sarà nel 2000 singolare occasione
per progetti di speranza e di pace.

5. Come non avvertire lo stridente contrasto
tra la serenità dei canti natalizi
e i tanti problemi dell'ora presente?
Ne conosciamo i preoccupanti risvolti per i resoconti
che ne fanno ogni giorno televisione e giornali,
spaziando da un emisfero all'altro del globo:
sono situazioni tristissime, a cui spesso
non è estranea la colpa e persino la malizia umana,
intrisa di odio fratricida e di assurda violenza.
La luce che proviene da Betlemme
ci salvi dal rischio di rassegnarci
a così tormentato e sconvolgente scenario.

Dall'annuncio del Natale traggano incoraggiamento
quanti si adoperano per recare sollievo
alla travagliata situazione in Medio Oriente,
nel rispetto degli impegni internazionali.
Tragga dal Natale rinnovato vigore nel mondo
il consenso nei confronti di misure urgenti ed adeguate
per fermare la produzione ed il commercio delle armi,
per difendere la vita umana, per bandire la pena di morte,
per liberare bambini ed adolescenti da ogni forma di sfruttamento,
per arrestare la mano insanguinata
dei responsabili di genocidi e crimini di guerra,
per riservare alle questioni ambientali,
soprattutto dopo le recenti catastrofi naturali,
l'indispensabile attenzione che esse meritano
a salvaguardia del creato e della dignità dell'uomo!

6. La gioia del Natale, che canta la nascita del Salvatore,
infonda in tutti fiducia nella forza della verità
e della paziente perseveranza nel compiere il bene.
Per ciascuno di noi risuona il messaggio divino di Betlemme:
"Non temete, ecco, vi annuncio una grande gioia,
oggi vi è nato nella città di Davide
un salvatore, che è il Cristo Signore" (Lc 2, 10-11).

Oggi risplende Urbi et Orbi,
sulla città di Roma e sul mondo intero,
il volto di Dio: Gesù ce lo rivela
come Padre che ci ama.
O voi tutti, che cercate il senso della vita;
voi, che portate ardente nel cuore
un'attesa di salvezza, di libertà e di pace,
venite ad incontrare il Bambino nato da Maria:
Egli è Dio, nostro Salvatore,
l'unico degno di questo nome,
l'unico Signore.
Egli è nato per noi, venite, adoriamo!

 

© Copyright 1998 - Libreria Editrice Vaticana

 

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