XXX GIORNATA MONDIALE PER LE VOCAZIONI, 8 settembre 1991 - Giovanni Paolo II
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MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
PER LA XXX GIORNATA MONDIALE PER LE VOCAZIONI

 

Venerati fratelli nell'Episcopato,
Carissimi fratelli e sorelle di tutto il mondo!

1. Cristo è il Buon Pastore, colui che «chiama le sue pecore una per una e cammina innanzi a loro» (Gv 10, 3-4). Noi, suo gregge, conosciamo la sua voce e condividiamo la sua sollecitudine nel radunare il suo popolo, per condurlo sulla via della salvezza. In questa XXX Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni vogliamo chiedere con insistenza al Signore di mandare alla sua Chiesa «gli operai del Vangelo». La nostra preghiera vuole essere perseverante, ricca di speranza e piena di amore per i nostri fratelli e sorelle, spesso disorientati come pecore senza pastore.

2. Desidero anzitutto attirare l'attenzione sull'urgenza di coltivare quelli che possiamo chiamare «atteggiamenti vocazionali di fondo», i quali danno vita ad una autentica «cultura vocazionale». Tali elementi sono: la formazione delle coscienze, la sensibilità ai valori spirituali e morali, la promozione e la difesa degli ideali della fratellanza umana, della sacralità della vita, della solidarietà sociale e dell'ordine civile. Si tratta di una cultura che permetta all'uomo moderno di ritrovare se stesso, riappropriandosi dei valori superiori d'amore, d'amicizia, di preghiera e di contemplazione. Questo mondo, travagliato da trasformazioni spesso laceranti, ha più che mai bisogno della testimonianza di uomini e donne di buona volontà e specialmente di vite consacrate ai più alti e sacri valori spirituali, affinché al nostro tempo non manchi la luce delle più sublimi conquiste dello spirito. E' molto diffusa oggi una cultura che induce i giovani ad accontentarsi di progetti modesti che sono molto al di sotto delle loro possibilità. Ma tutti sappiamo che, in realtà, nel loro cuore c'è un'inquietudine ed una insoddisfazione di fronte a conquiste effimere; c'è in loro il desiderio di crescere nella verità, nella autenticità e nella bontà; c'è l'attesa d'una voce che li chiami per nome. Quest'inquietudine, del resto, è proprio il segno della necessità inalienabile della cultura dello spirito. La pastorale delle vocazioni oggi ha sviluppato tale dimensione storico-culturale che mette in evidenza non solo la crisi, ma anche il risveglio delle vocazioni. E' necessario, pertanto, promuovere una cultura vocazionale che sappia riconoscere ed accogliere quell'aspirazione profonda dell'uomo, che lo porti a scoprire che solo Cristo può dirgli tutta la verità sulla sua vita.

Egli, che è «penetrato in modo unico e irripetibile nel mistero dell'uomo» (Redemptor Hominis, 8), «svela pienamente l'uomo all'uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione» (Gaudium et Spes, 22): la vita è dono totalmente gratuito e non esiste altro modo per vivere degno dell'uomo, al di fuori della prospettiva del dono di sé. Cristo, Buon Pastore, chiama ogni uomo a riconoscersi in questa verità. La vocazione nasce dall'amore e porta all'amore, perché «l'uomo non può vivere senz'amore» (Redemptor Hominis, 10). Questa cultura della vocazione è alla base della cultura della vita nuova, che è vita di gratitudine e di gratuità, di fiducia e di responsabilità; in radice, essa è cultura del desiderio di Dio, che dà la grazia di apprezzare l'uomo per se stesso, e di rivendicarne incessantemente la dignità di fronte a tutto ciò che può opprimerlo nel corpo e nello spirito.

3. Se Cristo «parla agli uomini come Uomo» (Redemptor Hominis, 7), adattandosi alle categorie umane, anche la Chiesa dovrà parlare un linguaggio semplice e vicino alla sensibilità dei giovani, facendo intelligente uso di tutti i moderni mezzi di comunicazione sociale, perché il suo parlare sia ancora più incisivo e maggiormente compreso. Soprattutto sarà necessario che la pastorale giovanile sia esplicitamente vocazionale, e miri a risvegliare nei giovani la coscienza della «chiamata» divina, affinché sperimentino e gustino la bellezza della donazione, in un progetto stabile di vita. Ogni cristiano, poi, darà veramente prova di collaborare alla promozione di una cultura per le vocazioni, se saprà impegnare la propria mente e il proprio cuore nel discernere ciò che è bene per l'uomo: se saprà, cioè, discernere con spirito critico le ambiguità del progresso, gli pseudovalori, le insidie delle cose artificiose che talune civiltà fanno brillare ai nostri occhi, le tentazioni dei materialismi o delle ideologie passeggere.

4. Mi rivolgo soprattutto a voi, cari giovani! Lasciatevi interpellare dall'amore di Cristo, riconoscete la sua voce che risuona nel tempio del vostro cuore. Accogliete il suo sguardo luminoso e penetrante che dischiude i sentieri della vostra vita sugli orizzonti della missione della Chiesa, oggi più che mai impegnata a insegnare all'uomo il suo vero essere, il suo fine, la sua sorte e a svelare alle anime fedeli le ineffabili ricchezze della carità di Cristo. Non abbiate paura della radicalità delle sue richieste, perché Gesù, che vi ha amati per primo, è pronto a donare quanto Egli vi domanda. Se Egli chiede molto è perché sa che potete dare molto. Giovani, date una mano alla Chiesa per conservare il mondo giovane! Reagite alla cultura della morte con la cultura della vita! Chiedo a voi, Vescovi della Chiesa di Dio, di rinvigorire il tessuto sociale della comunità cristiana per mezzo dell'evangelizzazione della famiglia; di aiutare i laici a innervare i valori della coerenza, della giustizia e della carità cristiana nel mondo giovanile. Mi rivolgo ancora a tutti coloro che sono chiamati, a diverso titolo, a definire e ad approfondire la cultura vocazionale: ai teologi, perché tale cultura abbia anzitutto un solido fondamento teologico; agli operatori nei mass-media, perché sappiano entrare in dialogo con i giovani; agli educatori, perché sappiano rispondere alle loro aspirazioni e sensibilità; ai direttori spirituali, perché ognuno possa essere aiutato a riconoscere quella voce che lo chiama per nome. Mi rivolgo infine a voi che già siete consacrati al Signore e, in maniera particolare, a voi presbiteri: avendo già udito e riconosciuto l'appello del Buon Pastore, prestate la vostra voce a Colui che ancora oggi chiama molti a seguirlo! Rivolgetevi ai vostri giovani, facendo sentire loro la bellezza della sequela del Signore ed accompagnandoli lungo i sentieri a volte difficoltosi della vita, soprattutto testimoniando con la vostra vita la gioia di essere al servizio di Dio.

5. E ora insieme preghiamo:

Signore Gesù Cristo,
Pastore Buono delle nostre anime,
tu che conosci le tue pecore
e sai come raggiungere il cuore dell'uomo,
apri la mente e il cuore di quei giovani
che cercano e attendono una parola di verità
per la loro vita;
fa' loro sentire che solo nel mistero della tua Incarnazione
essi trovano piena luce;
risveglia il coraggio di coloro che sanno dove cercare verità,
ma temono che la tua richiesta sia troppo esigente;
scuoti l'animo di quei giovani che vorrebbero seguirti,
ma non sanno poi vincere incertezze e paure,
e finiscono per seguire altre voci
e altri sentieri senza sbocco.
Tu che sei la Parola del Padre,
Parola che crea e che salva,
Parola che illumina e che sostiene i cuori,
vinci con il tuo Spirito le resistenze
e gli indugi degli animi indecisi;
suscita in coloro che tu chiami
il coraggio della risposta d'amore:
«Eccomi, manda me»! (Is 6, 8).

Vergine Maria,
giovane figlia d'Israele,
sorreggi con il tuo materno amore quei giovani,
ai quali il Padre fa sentire la sua Parola;
sostieni coloro che sono già consacrati.

Ripetano con Te il sì di una donazione gioiosa
e irrevocabile. Amen.

Con la mia Benedizione Apostolica.

8 settembre 1992.

 

© Copyright 1992 - Libreria Editrice Vaticana

 

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