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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI GIURISTI E AI GIUDICI
DELLA CORTE EUROPEA

Sala del Concistoro, 10 novembre 1980


Signor presidente, eccellenze, signore e signori.

1. Considero tutta l’importanza di questo incontro con i rappresentanti del movimento internazionale dei giuristi cattolici, ai quali si sono unite alte personalità dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, dell’Unesco, della corte europea dei diritti dell’uomo, del consiglio d’Europa e del corpo diplomatico. Sono molto felice di accogliervi in occasione del vostro “colloquio romano” organizzato per il trentesimo anniversario della firma della convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Questo anniversario suscita davvero nel nostro cuore una profonda e sincera riconoscenza verso i promotori di questo importante documento, e nello stesso tempo ci stimola a riprendere coscienza di tutto ciò che contiene e soprattutto a verificare coraggiosamente e sinceramente l’applicazione effettiva che se ne è potuto fare.

Il colloquio vi ha permesso di riflettere sui fondamenti dottrinali della convenzione come sulla legislazione che si è sviluppata in questi ultimi trenta anni per difendere la dignità della persona e sostenere i suoi diritti inviolabili. E ora questo incontro con il Papa che si svolge nel segno di una tradizione di fecondo dialogo tra i Papi e le istituzioni europee (cf. ex gr., I Papi e l’Europa, Documenti, Torino 1978) e di collaborazione tra la santa Sede e la comunità europea, mi offre l’occasione di ricordare l’interesse e l’impegno della Chiesa per il consolidamento della pace e della giustizia tra i popoli europei.

Bisogna innanzitutto notare che la Chiesa cattolica, nei suoi uomini migliori e soprattutto nei suoi santi, ha offerto un contributo decisivo per lo sviluppo e per l’unità dell’Europa. Lo ricordavo esplicitamente l’8 ottobre, inaugurando la cappella ungherese nelle grotte vaticane: “Dall’opera dei santi è nata una civiltà europea fondata sul Vangelo di Cristo ed è sorto un fermento per un autentico umanesimo, impregnato di valori eterni, tanto che da allora si sviluppò un’opera di promozione civile sotto il segno e nel rispetto del primato dello spirituale. La prospettiva aperta allora dalla fermezza di questi testimoni della fede è sempre attuale e costituisce la via ideale per continuare a costruire un’Europa pacifica, solidale, veramente umana, e per superare le opposizioni e contraddizioni che rischiano di sconvolgere la serenità degli individui e delle nazioni” (cf. Giovanni Paolo II, Homilia occasione inaugurationis sacelli Hungarici in cryptis Vaticanis habita, die 8 oct. 1980: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, III,2 [1980] 803-804)

3. Non ci sono dubbi che alla base dell’Europa degli uomini c’è l’immagine dell’uomo che la rivelazione cristiana ci ha lasciato e che la Chiesa cattolica continua ad annunciare e a servire. Si tratta dell’uomo nella sua piena verità, in tutte le sue dimensioni, dell’uomo concreto, storico, di ogni uomo compreso nel mistero della redenzione, amato da Dio e destinato alla grazia, come ho già lungamente esposto nell’enciclica “Redemptor Hominis” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 13). Questa immagine dell’uomo ha segnato in maniera particolare la cultura europea e sarà sempre per noi il principio fondamentale di ogni umana dignità. È su questa base che si costruisce l’Europa degli uomini e dei popoli, e non solamente quella del progresso materiale e tecnico.

A quest’opera gigantesca e mai terminata, un contributo di qualità è fornito dalla convenzione europea dei diritti dell’uomo che gli Stati membri del consiglio d’Europa hanno sottoscritto, “animati da uno stesso spirito e possedendo un patrimonio comune di ideali e di tradizioni politiche, di rispetto della libertà e di preminenza del diritto”, per riprendere le parole del preambolo. Si è voluto, con questo atto solenne, assicurare la garanzia collettiva dell’esercizio dei diritti enunciati nella dichiarazione universale del 1948, e nello stesso tempo tutti gli europei si sono impegnati a lavorare efficacemente per passare dall’egoismo individuale o nazionalista ad un’autentica solidarietà tra le persone e tra le nazioni.

4. Il cammino compiuto dall’Europa nel corso di questi trent’anni, dopo lo sconvolgimento dell’ultimo conflitto mondiale è di considerevole importanza ed è sicuramente positivo, se lo si pensa per esempio nel modo di percepire la gerarchia dei diritti, con la preoccupazione di garantirli sul piano legislativo e giudiziario, di educare globalmente al rispetto dell’altro e al riconoscimento dei suoi diritti in modo reciproco. Ma per assicurare ad ogni uomo il diritto di vivere nel pieno rispetto della dignità dovuta alla sua esistenza e alla sua libertà, bisogna lasciare ancora più spazio all’affermazione di ciascuno dei diritti enumerati dalla convenzione, tra i quali alcuni assumono un rilievo del tutto particolare, quale il diritto alla vita, in tutta la sua estensione, e il diritto alla libertà religiosa.

Il difensore dei diritti dell’uomo deve essere, per la sua stessa natura, lo Stato, ogni Stato, al quale il diritto naturale assegna precisamente come fine il “bene comune temporale”. Ma, come affermava il mio predecessore Giovanni XXIII nella sua enciclica “Pacem in Terris”, il bene comune non può essere conosciuto che tenendo conto dell’uomo e di tutto l’uomo. Il bene comune non è una ideologia o una teoria, ma è un impegno a creare le condizioni di pieno sviluppo per tutti coloro che partecipano a un sistema sociale dato (cf. Gaudium et Spes, 74). Il riconoscimento dei diritti naturali dell’uomo è una condizione per l’esistenza dello stato di diritto: “Il bene dell’uomo, ho detto nell’enciclica “Redemptor Hominis”, come fattore fondamentale del bene comune, deve costituire il criterio essenziale di tutti i programmi, i sistemi, i regimi” (Giovanni Paolo II, Redemptor Hominis, 17). Questo principio personalista si trova oggi esplicitamente enunciato o per lo meno implicitamente accolto nei testi costituzionali degli Stati liberi, e il suo valore è stato proclamato nella dichiarazione universale dei diritti dell’uomo; esso impone allo Stato degli obblighi precisi per garantire i fini delle persone che li compongono (cf. Ivi). A partire da lì possono essere determinati i contenuti del bene comune, che è il fine dello Stato e della comunità degli Stati; e da lì derivano per lo Stato obblighi precisi (cf. Ivi).

Bisogna nominare in seguito le istituzioni e le procedure internazionali, quali la commissione europea dei diritti dell’uomo - alla quale ogni persona fisica, ogni organizzazione non governativa o gruppo di persone private possono ricorrere, nel caso in cui essi fossero vittime di una violazione dei diritti riconosciuti nella convenzione - e la corte europea dei diritti dell’uomo. Al loro riguardo, si può riconoscere “l’attività meritoria e delicata (che) è volta ad assicurare il rispetto delle garanzie previste dalla convenzione, aprendo alle persone che lamentano d’essere state vittime di una violazione dei diritti dell’uomo l’accesso a delle istanze soprannazionali” (cf. Giovanni Paolo II, Nuntius scripto datus: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, II,2 [1979] 1531ss). Le due istituzioni hanno esteso la loro giurisdizione a problemi fondamentali quali la protezione della vita privata, la protezione dei diritti dei minori, la libertà d’associazione, il rispetto dei diritti della famiglia e la promozione dei valori positivi necessari allo sviluppo integrale dell’uomo e delle comunità umane.

Insomma, la commissione e la corte si sono istituite difensori dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali “che costituiscono le basi stesse della giustizia e della pace” in Europa e nel mondo.

5. Vorrei proporvi un’ultima riflessione. La dichiarazione dei diritti dell’uomo come la convenzione europea si riferiscono non solamente ai diritti dell’uomo, ma anche al diritto della società, a cominciare dalla società familiare.

Il recente Sinodo dei Vescovi, voi lo sapete, ha studiato in modo preciso “i compiti della famiglia cristiana nel mondo d’oggi”. La convenzione europea offre, anch’essa, alcune indicazioni preziose su questo tema, a cominciare dall’articolo 2: “Il diritto di ogni persona alla vita è protetto dalla legge. La morte non può essere inflitta a nessuno intenzionalmente, salvo in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nel caso in cui il delitto è punito con questa pena dalla legge”. E l’articolo 8 aggiunge: “Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare, del suo domicilio e della sua corrispondenza”, tanto che l’articolo 12 precisa: “A partire dall’età nubile, l’uomo e la donna hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che governano l’esercizio di questo diritto”. Questi tre articoli esprimono un atteggiamento fermo in favore della vita così come dell’autonomia e dei diritti della famiglia, e assicurano una rigorosa difesa giuridica di questi diritti.

Ma nella linea dell’affermazione della priorità della famiglia, mi sembra importante sottolineare la disposizione dell’articolo 2 del “protocollo addizionale” che si enuncia così: “Nessuno può vedersi rifiutare il diritto all’istruzione. Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assumerà nel campo dell’educazione e dell’insegnamento, rispetterà il diritto dei genitori di assicurare questa educazione e questo insegnamento conformemente alle loro convinzioni religiose e filosofiche”. Questa affermazione esclude ogni restrizione d’ordine giuridico o economico, o ogni pressione ideologica che impedirà il sacrosanto diritto dei genitori di decidere; e nello stesso tempo essa incita la famiglia ad assumere il suo ruolo educativo, in se stessa e nella comunità civile che deve riconoscerle esplicitamente, questo compito originale in quanto “società che gode di un diritto proprio e primordiale” (cf. Dignitatis Humanae, 5).

La Chiesa è convinta che la famiglia si trova inserita in una società più vasta sulla quale essa è aperta e verso la quale essa è responsabile. Ma la Chiesa riafferma e sostiene il diritto che ha ogni uomo di fondare una famiglia e di difendere la propria vita privata, come anche il diritto degli sposi alla procreazione e alla decisione concernente il numero dei loro figli in seno alla famiglia (cf. Gaudium et Spes, 52 et 87). La Chiesa esorta tutti gli uomini a vegliare affinché “sia tenuto conto, nel governo del paese, delle esigenze delle famiglie concernenti l’abitazione, l’educazione dei bambini, le condizioni di lavoro, la sicurezza sociale e le imposte e che nelle emigrazioni la vita comune della famiglia sia perfettamente rispettata” (Apostolicam Actuositatem, 11). La promozione della famiglia come cellula primaria e vitale della società, e dunque come istituzione educativa di base, o al contrario la diminuzione progressiva delle sue competenze e anche dei compiti dei genitori, dipende in ogni parte dal progetto sociale influenzato dalle ideologie e concretizzato in certe legislazioni moderne, che giungono ad essere in contraddizione evidente con la lettera dei diritti dell’uomo riconosciuti dai documenti internazionali solenni come la convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Allora si impone necessariamente il dovere di sottomettere le leggi e i sistemi a una continua revisione dal punto di vista dei diritti oggettivi ed inviolabili dell’uomo.

Bisogna desiderare in fin dei conti che ogni programma, ogni piano di sviluppo sociale, economico, politico, culturale dell’Europa metta sempre in primo piano l’uomo con la sua dignità suprema e con i suoi diritti imprescindibili, fondamento indispensabile del progresso autentico.

È in questo spirito che io mi felicito degli scambi approfonditi che il vostro colloquio vi avrà permesso. Formulo i migliori voti affinché questo incontro sia di aiuto a tutti i partecipanti per realizzare, ciascuno secondo la propria responsabilità, gli obiettivi che sono stati messi in luce, sia che si tratti dell’uomo, della famiglia o dello Stato. Che Dio vi assista in questo nobile compito, e io vi benedico di tutto cuore.

 

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