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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA V ASSEMBLEA NAZIONALE
DELL'AZIONE CATTOLICA CATTOLICA ITALIANA

Venerdì, 9 dicembre 1983

 

Carissimi delegati alla quinta assemblea nazionale dell’Azione cattolica italiana!

1. Siate i benvenuti nella casa del papa. Vi ringrazio di questa visita, che vuol essere espressione del vostro attaccamento alla sede di Pietro. Vi saluto tutti con affetto, a cominciare dall’assistente ecclesiastico, Monsignor Fiorino Tagliaferri, e dal presidente nazionale, professor Alberto Monticone, fino a ciascuno dei presidenti e dei delegati delle associazioni diocesane, augurando buon proseguimento ai vostri lavori.

Con questa quinta assemblea l’Azione cattolica italiana è chiamata a rinnovare non soltanto il consiglio nazionale per il prossimo triennio, ma anche la promessa di fedeltà al compito che sin dalle sue origini i miei predecessori le hanno affidato, e che i vescovi hanno tradotto e costantemente traducono in un appello a generosa dedizione nelle Chiese locali che sono in Italia.

Il tema specifico dei vostri lavori: “Laici chiamati a condividere con la Chiesa le ansie e le speranze degli uomini di oggi” è desunto significativamente dal proemio della costituzione del concilio Vaticano II sul mondo contemporaneo Gaudium et Spes. Alla luce di questa ispirazione conciliare vorrei segnalarvi le linee di orientamento che, in un programma di Azione cattolica, sempre, ma soprattutto nelle presenti circostanze della Chiesa e dell’Italia, appaiono meritevoli di più approfondita riflessione e sono garanzia di validità per un’azione evangelicamente costruttiva.

2. Prima di tutto occorre ribadire il rilancio della dimensione spirituale. Nel decreto sull’apostolato dei laici, il concilio pone a base dell’apostolato la spiritualità quale fattore capace di produrre l’indispensabile unione delle membra con Cristo capo. “È evidente che la fecondità dell’apostolato dei laici dipende dalla loro vitale unione con Cristo, secondo il detto del Signore: «Chi rimane in me e io in lui, questi produce molto frutto, perché senza di me non potete far niente»” (Apostolicam Actuositatem, 4). Il nuovo Codice di Diritto canonico, nel ricordare ai fedeli il dovere e il diritto d’impegnarsi perché l’annuncio divino della salvezza si diffonda sempre di più fra gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo, va oltre, sottolineando in maniera esplicita il dovere per tutti i fedeli di “dedicare le proprie energie al fine di condurre una vita santa” (Codex Iuris Canonici, can. 210). La volontà della Chiesa, madre e maestra, è chiara nel chiedere un rilancio della spiritualità per trasformare il mondo.

L’obiettivo della santità viene proposto non soltanto alle persone che fanno la scelta della vita consacrata, ma anche a tutti i fedeli, in quanto hanno avuto il dono di essere rigenerati in Cristo. Nel mondo dei laici cattolici tale obiettivo deve divenire preoccupazione costante per coloro che, come voi dell’Azione cattolica, fanno una scelta di qualità, per vivere la vita dell’uomo in tutte le sue dimensioni, ridando alla fede e allo spirito il primato che gli conviene secondo la prospettiva del Vangelo, e che la società di oggi, con la sua mentalità diffusa e le sue strutture, tende a ignorare.

Senza questo fondamento l’edificio umano si costruirebbe sulla sabbia. Essere cristiani autentici, in pienezza di vita, significa perciò conversione continua del cuore, comunione vitale con Cristo, dialogo familiare con lui, armonizzazione tra spiritualità e operosità, maturità umana e capacità di animazione cristiana.

È sulla base del principio vitale della spiritualità che l’azione inserita nel tessuto dell’opera della salvezza, diventa circolazione di linfa dalla vite ai tralci, testimonianza, apostolicità viva, evangelizzazione. Altrimenti sarà opera morta, rumore senza risonanza. Come non esiste spiritualismo intimistico, chiuso in se stesso, così non c’è vera azione senza collegamento con la sorgente interiore.

La produttività esterna, in senso evangelico, capace d’incarnare la parola di Dio in ogni manifestazione della vita personale e associata, dipende dalla misura in cui si è ricchi di dentro.

3. L’altra connotazione essenziale, che caratterizza la vita e l’attività del cristiano, è la dimensione ecclesiale. La Chiesa è mistero come fondazione e opera di Dio nello sviluppo della storia, popolo di Dio, costituita e ordinata nel mondo come società, governata dal successore di Pietro e dai vescovi in comunione con lui (Codex Iuris Canonici, can. 204).

Nella vostra storia di ieri e nel documento di base di oggi voi fate riferimento continuo alla parola del Signore e al magistero della Chiesa. Di qui il vostro impegno di docilità e la disponibilità del vostro servizio alle indicazioni del magistero, consapevoli che la vitalità dell’impegno apostolico dipende dal grado di comunione con il papa e i pastori, dalla volontà di camminare insieme per le vie dell’uomo. Come è infeconda l’azione esterna senza l’alimento della vita interiore, così è sterile l’apostolato senza il legame con gli indirizzi del magistero. Si semina a vuoto o si diffonde confusione.

La vostra ecclesialità non si esaurisce nell’adesione personale di fede alla verità teologica di principio, ma si concretizza, a livello di realtà, in servizio alle Chiese locali, nelle quali sussiste - come afferma il nuovo Codice di Diritto canonico (Codex Iuris Canonici, can. 368) la sola e unica Chiesa cattolica. Sia la diocesi, porzione del popolo di Dio affidata alla cura pastorale di un vescovo; sia la parrocchia, in cui si vive il quotidiano dell’esistenza. Così la vostra ecclesialità si traduce in impegno di associazione, che diventa scuola di apostoli e di discepoli, che vivono per la Chiesa locale in cui si trovano, a servizio della sua vita e del suo progetto pastorale.

Vi esorto ad andare avanti con sempre maggiore entusiasmo in questo cammino di maturazione ecclesiale, che promette frutti autentici e duraturi.

4. Quello che per altri è più generico, per voi, per la natura della vostra associazione, diventa più specifico. Questa osservazione vale anche per la dimensione laicale.

La Chiesa ha chiarito fin dai documenti del concilio, e lo ripete nel nuovo Codice, che è dovere dei laici, in virtù del battesimo e della confermazione, di impegnarsi, come singoli e come riuniti in associazioni, perché l’annuncio della salvezza sia conosciuto e accolto da ogni persona e in ogni luogo. Tale obbligo vincola ancora maggiormente nelle situazioni in cui gli uomini non possono ascoltare il Vangelo e conoscere Cristo se non per mezzo loro. Più specificamente ha affermato e ribadisce che dovere proprio dei laici, ciascuno secondo la sua condizione, è di animare e perfezionare l’ordine delle realtà temporali con lo spirito evangelico, e in tal modo di rendere testimonianza a Cristo proprio nel trattare tali realtà e nell’esercizio dei compiti secolari (cf. Ivi, can. 225).

I laici dell’Azione cattolica, però, come ebbi modo di dire già in altra occasione (27 settembre 1980), pur non essendo questa l’unica forma di associazione laicale, sono chiamati ad una singolare forma di ministero ecclesiale. Voi vi riunite in associazione per impegnarvi alla diffusione del Vangelo in fedeltà alla vocazione di cristiani. La vostra adesione personale all’associazione intende esprimere un impegno non episodico, ma permanente, una presenza visibile, una scelta di vita attraverso un’istituzione qualificata di apostolato, promossa dalla stessa gerarchia della Chiesa, dalla quale ricevete un esplicito mandato.

Il vostro compito di laici è di irrobustire la forma associata e organizzata di apostolato allo scopo di mettervi al servizio dei pastori per costruire, in ogni Chiesa locale, una comunità cristiana viva, proiettata all’opera di conversione e di salvezza secondo il Vangelo. In tal modo contribuite a incarnare la Chiesa nel mondo contemporaneo, ad animare le sue strutture del soffio divino.

L’opera da realizzare, sotto la guida della gerarchia, in profonda comunione e in cordiale collaborazione con tutti gli altri gruppi del laicato cattolico, è un’opera nuova, perché diversa da ieri è la società odierna, le sue culture. E tutti hanno bisogno di Dio, per costruire la civiltà dell’amore.

La vostra scelta vi spinge a portare l’attenzione non soltanto ai vicini, ma anche ai lontani, perché l’ascolto della parola di vita si diffonda e il Popolo di Dio cresca qualitativamente e quantitativamente con l’adesione di tutti gli uomini, di ogni cultura, alla novità di vita del Vangelo.

5. Cari delegati, portate a tutte le associazioni di Azione cattolica italiana il mio cordiale saluto, con l’esortazione viva ad essere se stesse, per dare una propria coerente testimonianza apostolica a servizio della Chiesa italiana. Se l’Azione cattolica conserverà la propria identità, la sua carica ideale, renderà un grande servizio, riuscendo anche a superare le difficoltà di carattere organizzativo e ad essere centro calamitante di nuove adesioni.

Maria, madre della Chiesa, di cui ieri abbiamo celebrato la festa dell’Immacolata concezione, protegga il vostro impegno di santificazione personale e di azione missionaria a servizio della Chiesa.

Con questo auspicio v’imparto di cuore la mia benedizione.

 

© Copyright 1983 - Libreria Editrice Vaticana

 

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