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VIAGGIO APOSTOLICO IN URUGUAY, CILE E ARGENTINA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI RAPPRESENTANTI DEL MONDO
IMPRENDITORIALE ARGENTINO

 Stadio del «Luna Park» di Buenos Aires (Argentina)
Sabato, 11 aprile 1987

 

Cari imprenditori argentini.

1. Nel corso della mia visita pastorale per il vostro paese, mi rallegro di potermi incontrare oggi con voi, rappresentanti del mondo dell’impresa, delle finanze, dell’economia, dell’industria e del commercio. So che mi trovo di fronte ad un gruppo di persone altamente qualificate, dalla cui importante attività dipende una parte considerevole della vita economica, e di conseguenza, del benessere di molte famiglie.

Durante questi giorni durante i quali ho percorso il vasto territorio della vostra patria, ho potuto constatare quanto Dio abbia favorito il popolo argentino. Per questo desidero segnalarvi, innanzitutto, il vostro dovere primario come persone dalle quali dipende una buona parte delle abbondanti risorse di questo paese: il vostro ringraziamento a Dio per i doni che ha messo nelle vostre mani.

È giusto che rendiate grazie a Dio, per la fertilità dei vostri campi, per l’abbondanza del vostro bestiame e di tante altre ricchezze naturali, o frutto della mano dell’uomo e, soprattutto, per lo spirito imprenditoriale e la capacità di lavoro della quale vi ha dotato, affinché, insieme a tanti uomini e donne che contribuiscono a portare avanti le vostre imprese e progetti, serviate il bene comune nel vasto e complesso campo della produzione dei beni e di servizi. Se non vivete questo primo obbligo di giustizia verso il Padre comune, Dio, non sarete nemmeno giusti con i vostri fratelli, gli uomini, né potrete sostenere con spirito umano e cristiano, i grandi compiti nei quali siete giornalmente impegnati.

Non mi sfugge che, insieme a questa abbondanza di risorse, negli ultimi anni siete stati colpiti da difficoltà economiche e finanziarie, a volte critiche. Penso, particolarmente, ai gravi problemi del mercato estero per i vostri prodotti agricoli e della pastorizia, così come le ripercussioni di questa situazione per la vostra economia. Avete sperimentato fino a che punto il progresso delle nazioni dipende in gran parte dall’ordine internazionale, il quale rende necessario trovare soluzioni di vera solidarietà e cooperazione tra i vari popoli, basandosi sulla coscienza della fraternità universale degli uomini.

Nei momenti di difficoltà, viene messo alla prova il vostro spirito imprenditoriale. C’è necessità di maggior sforzo e creatività, più sacrificio e tenacia, per non desistere nella ricerca di vie per superare queste situazioni, mettendo tutti i mezzi legittimi alla vostra portata, e facendo tutte le richieste opportune. Poiché la vostra attività ha sempre una profonda dimensione di servizio agli individui e alla società - e specialmente, ai lavoratori delle vostre imprese e alle loro famiglie - comprenderete il fatto che io vi incoraggi ad essere particolarmente magnanimi in queste difficili circostanze. Infatti, la sopravvivenza e l’aumento dei vostri affari e dell’impiego di capitali interessa l’intera comunità lavorativa che è l’impresa, e tutta la società. Per questo, i tempi di crisi, presuppongono una sfida non solo economica, ma soprattutto etica, che tutti devono affrontare, superando egoismi personali, di gruppo o di nazioni.

2. Sapete bene che la missione del Papa e della Chiesa non è quella di dare soluzioni tecniche ai problemi socioeconomici. Ma è parte della sua missione illuminare le coscienze degli uomini, affinché le loro attività siano realmente umane, per opporsi a qualsiasi degrado della persona, per evitare che l’uomo venga considerato o si consideri esso stesso soltanto come strumento di produzione. Mi sembra che questo messaggio sia particolarmente attuale nella vostra situazione. Si dirige, infatti, ad irrobustire questo tempio umano, che come dicevo, vi mette alla prova: ed anche per saggiare il “capitale umano”, che è la più importante fonte di ricchezza sulla conta un paese.

In questo stesso contesto, indirizzandomi in una occasione a uomini e donne dedicati agli affari, all’impresa, alla banca, al commercio, facevo notare loro che “il grado di benessere del quale gode oggi la società, sarebbe impossibile senza la figura dinamica dell’imprenditore, la cui funzione consiste nell’organizzare il lavoro umano e i mezzi di produzione per costituire beni e servizi” (Ioannis Pauli PP. II, Discorso agli imprenditori di Milano, 22 maggio 1983: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, VI/1 [1983] 1333). Effettivamente, il vostro incarico è di primo ordine per la società.

Questa realtà si basa sul fatto che avete ricevuto l’“eredità” di un doppio patrimonio, che sono, le risorse naturali del paese e i frutti del lavoro di coloro che vi hanno preceduto (cf.Eiusdem, Laborem Exercens, 13), indipendentemente dagli attuali titolari, si tratta di un patrimonio di tutti gli Argentini, che nessuno può dilapidare, né sprecare. Queste risorse devono essere amministrate non solo con competenza tecnica e capacità di iniziativa, ma soprattutto con una coscienza cristiana ben formata, riguardo tutte le esigenze di giustizia e carità inerenti alla vostra missione.

Il compito dell’imprenditore può essere paragonato molto bene a quello dell’amministratore del quale ci parla il Vangelo, al quale il suo signore chiede il rendiconto del suo lavoro. Queste parole si dirigono anche a voi: “Rendi conto della tua amministrazione” (Lc 16, 2). E insieme al Signore, vi interpellano gli uomini, vostri fratelli, che sono stati anche chiamati a partecipare del patrimonio che Dio ha posto, soprattutto, nelle vostre mani. Sentite, quindi, la grande responsabilità morale che vi aspetta. Pensate che tutti questi beni sono il posto di lavoro per tanti uomini e donne, sono il futuro di molte famiglie, sono i talenti che dovete far fruttificare per il bene della comunità.

3. Le risorse di capitale, i beni che costituiscono il patrimonio di un paese - chiunque sia il titolare -, e dei quali vive la gente, non possono essere posseduti contro il lavoro, non possono essere neppure posseduti per possedere, perché l’unico titolo legittimo al loro possesso (...) è che essi servano al lavoro; e che conseguentemente, servendo al lavoro, rendano possibile la realizzazione del primo principio di quell’ordine, che è la destinazione universale dei beni e il diritto al loro uso comune” (Ioannis Puali PP. II, Laborem Exercens, 14). In questo senso dovete contribuire a moltiplicare l’impiego dei capitali e i posti di lavoro, a promuovere forme adeguate di partecipazione dei lavoratori nella gestione e negli utili dell’impresa, ad aprire nuove vie che permettano un maggior accesso di tutti alla proprietà, come base per una società giusta e solidale.

Avete nelle vostre mani un campo che deve dare frutti per il bene di tutti, e con la collaborazione di tutti. Avete bisogno di molta audacia - che è anche conseguenza della vera prudenza cristiana - per consegnare alle generazioni future, migliorato e moltiplicato, il patrimonio che avete ricevuto. Abbiate il sano orgoglio di lasciare un futuro migliore ai vostri figli, ai figli di tutti gli Argentini! Un futuro che comprenda anche l’esempio della vostra sacrificata dedizione al lavoro.

Per far fronte a questa responsabilità, avete a vostra disposizione un elemento importante: l’impresa. All’interno di questa, gli imprenditori, i dirigenti, gli impiegati e gli operai, cooperano ad una opera comune. Non sono nemici, ma fratelli. Come ha detto il Concilio Vaticano II, “nelle imprese economiche si uniscono delle persone, cioè uomini liberi ed autonomi, creati ad immagine di Dio. Perciò, avuto riguardo ai compiti di ciascuno - sia proprietari, sia imprenditori, sia dirigenti, sia lavoratori - e salva la necessaria unità di direzione della impresa, va promossa, in forme da determinarsi in modo adeguato, la attiva partecipazione di tutti alla vita dell’impresa” (Gaudium et Spes, 68).

Se si intendono così, le imprese sono espressioni legittime della libertà. Corrispondono alla volontà imprenditrice dell’uomo, alla sua iniziativa creatrice, alle necessità della comunità, e alle possibilità che offrono le ricchezze della creazione affidate all’essere umano.

A questa comprensione solidale della comunità imprenditoriale si unisce certamente la funzione sussidiaria dello Stato, che deve sempre vedere in questa, una necessaria e leale cooperazione per il bene comune.

4. Nel mio incontro con gli imprenditori e operai in Spagna, a Barcellona, dicevo che “l’impresa è chiamata a realizzare, sotto la vostra spinta, una funzione sociale - che è profondamente etica -: quella di contribuire al perfezionamento dell’uomo, senza nessuna discriminazione: creando le condizioni che rendono possibile un lavoro nel quale, mentre si sviluppano le capacità personali, si ottenga una produzione efficace e ragionevole di beni e servizi, e si renda l’operaio cosciente di lavorare realmente a “qualcosa di suo”” (Ioannis Pauli PP. II, Discorso rivolto agli operai e agli imprenditori a Barcellona, 7 nov. 1982: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, V/3 [1982] 1203).

In questo modo l’impresa non solo aumenta la ricchezza materiale ed è la grande promotrice dello sviluppo socioeconomico, ma è anche causa di progresso personale che permette di creare condizioni di vita più umane. La sua attività si inquadra nella cornice del bene comune, che comprende “l’insieme di quelle condizioni della vita sociale, con le quali gli uomini, la famiglia e le associazioni possono ottenere il conseguimento più pieno e più spedito della propria perfezione” (Gaudium et Spes, 74).

In sintesi, la legge fondamentale di ogni attività economica è il servizio dell’uomo, di tutti gli uomini e di ogni uomo, nella loro piena integrità, materiale, intellettuale, morale, spirituale e religiosa. Di conseguenza, i profitti non hanno come unico obiettivo l’incremento del capitale, ma devono anche essere destinati, con senso sociale, ai miglioramenti del salario, ai servizi sociali, all’abilitazione tecnica, alla ricerca e alla promozione culturale, per il sentiero della giustizia distributiva.

Un’impresa che rispetti tali finalità sociali esige, evidentemente, un modello di imprenditore profondamente umano, cosciente dei suoi doveri, onesto, competente e pervaso da un profondo senso sociale che lo renda capace di allontanare l’inclinazione verso l’egoismo, per preferire più la ricchezza all’amore, invece dell’amore alla ricchezza. Si può affermare che esiste una certa somiglianza biblica tra l’imprenditore e il Pastore. È una analogia.

5. Cari imprenditori: abbiamo già parlato del contesto altamente complesso e delicato nel quale si sviluppa la vostra attività professionale. Conosco, anche, le molteplici difficoltà di diverso genere che ostacolano il vostro lavoro: problemi congiunturali, relazioni a volte non facili con i collaboratori e gli operai, la incomprensione e le accuse delle quali a volte siete il bersaglio preferito, le preoccupazioni economiche . . .

Insisto a dire che sono cosciente di questi problemi, che obiettivamente molte volte sono gravi. Ma permettetemi di ricordarvi che la preoccupazione più grande, l’affare che dovete fare nella vostra vita imprenditoriale, è la conquista del cielo, la vita eterna. Ve lo dice il Signore: “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde?” (Lc 9, 25). Non poteva mancare questo riferimento. Non poteva mancare perlomeno ora che parla un Vescovo, un Papa, un pastore, un responsabile dell’economia superiore, di una economia divina.

Non dimenticate che ciò che è realmente pericoloso sono le tentazioni che possono minare la vostra coscienza e la vostra attività: la sete insaziabile di lucro, il guadagno facile ed immorale; lo sperpero, la tentazione del potere e del piacere, le ambizioni smisurate, l’egoismo sfrenato, la mancanza di onestà negli affari e le ingiustizie verso i vostri operai.

Guardatevi attentamente da tutte queste insidie. Non piegate mai il vostro ginocchio davanti al vitello d’oro! E non abbandonate mai lo stretto sentiero dell’onestà imprenditoriale, l’unico che può offrirvi, insieme ad un meritato benessere, pace e serenità a voi ed alle vostre famiglie.

Voi, uomini d’affari, in maggioranza cristiani, dovete essere gli artefici di una società più giusta, pacifica e fraterna. Siate uomini e donne di idee dinamiche, di iniziative geniali, di sacrifici generosi, di ferma e sicura speranza. Ricordate che con la forza dell’amore cristiano conseguirete importanti obiettivi. Vi sia di stimolo l’esempio dei pionieri, che senza altri strumenti che la tenacia della loro volontà e la fede in Dio, iniziarono ciò che oggi sono molte delle vostre imprese; e che lavorando da soli, anche con soltanto le proprie mani, e praticamente senza conoscenze tecniche, gettarono le basi del futuro sviluppo economico del paese.

Siate solidali tra di voi e siatelo anche con gli altri settori della comunità, che condividono i vostri problemi, i vostri sacrifici e le vostre speranze; e siatelo per il bene della vostra amata patria.

E se ci fosse qualcuno che avesse perso ogni speranza nella edificazione di questa società più giusta che tutti desideriamo diciamogli con forza e amore, che sì, esiste, il sistema per la soluzione dei non facili problemi che affliggono l’uomo: è il rincontro con Dio, il Creatore che continua ad operare con la sua Provvidenza nella grande impresa del mondo, alla quale ha voluto associare anche voi, come suoi collaboratori.

Perciò, per dure che siano le difficoltà, per sterili che sembrino i vostri sforzi, continuate ad andare sempre avanti, accettando la sfida dei tempi; e al di là della fiducia riposta nella vostra capacità e nelle vostre forze, ricordate la consegna data dal Signore: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6, 33).

6. Se, anche in mezzo alle difficoltà, vi saprete impegnare magnanimamente per il bene di tutti mediante l’esercizio della vostra professione, se amerete con le opere Dio e i vostri fratelli nella gestione delle vostre imprese, sperimenterete certamente, l’amore di Dio verso di voi, che - come scrive san Paolo - “somministrerà e moltiplicherà anche la vostra semente e farà crescere i frutti della vostra giustizia” (2 Cor 9, 10). Dio accoglie l’impegno umano e lo ricompensa con nuove benedizioni, con frutti che si faranno visibili, non solo nel cielo, ma anche in questa vostra terra.

Perciò, per terminare, desidero portare alla vostra attenzione altre parole di san Paolo, nella sua Prima Lettera ai cristiani di Corinto, importante porto nel commercio di quel tempo: “ora né chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere” (1 Cor 3, 7). Di fronte al panorama delle vostre estese e fertili terre, è facile con l’aiuto del testo paolino levare il cuore a Dio in azione di grazie, comprendendo che egli è colui che fa crescere. Le parole dell’Apostolo fanno anche capire che il vero progresso di questa grande patria argentina non si potrà ottenere prescindendo da Dio. Solo lui può dare al vostro lavoro e alle vostre iniziative la loro vera dimensione; quella che dà luogo alla crescita autentica, che si esprime non solo in termini economici, ma soprattutto con frutti di pace, concordia e solidarietà umana e cristiana.

Il Papa, insieme con i vostri Vescovi e sacerdoti, elevando a Dio l’azione di grazie di tutti gli uomini dell’impresa, della finanza, dell’industria, e del commercio, e di tutta questa grande nazione, chiedono a Dio questa nuova tappa di giustizia, di solidarietà, di onestà e di magnanimità.

Che la Vergine di Luján faccia divenire realtà questi desideri che mettiamo nelle sue mani, perché gli Argentini e le Argentine sappiano portare avanti il loro compito davanti a Dio e agli uomini.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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