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VIAGGIO APOSTOLICO IN POLONIA

CERIMONIA DI CONGEDO DALLA POLONIA

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Aeroporto militare di Okecie (Varasavia) - Domenica, 14 giugno 1987

 

1. Nell’ora del congedo dalla terra natia desidero salutare tutti i miei Connazionali, figlie e figli della comune Patria, le persone di ogni età, dai più anziani, che si stanno avvicinando al termine del loro cammino terreno, a quelli appena nati, anzi, a quelli che si trovano ancora sotto il cuore delle madri polacche. Saluto tutti coloro che mi è stato dato d’incontrare sulla scia del Congresso Eucaristico, e tutti gli altri, tutti, senza alcuna differenza o alcun limite. Ringrazio tutti dell’ospitalità.

Rendo grazie alla Provvidenza Divina perché mi è stato concesso ancora una volta di trovarmi nella mia terra natale, in questo nono anno del mio servizio sulla sede di S. Pietro. E perché mi è stato dato di vedere ancora una volta dall’elicottero e anche da vicino tutta la bellezza di questa terra nel periodo più bello dell’anno. Ho visto che, nonostante le difficoltà, questo paese cresce e si sviluppa, cresce anche l’uomo, la sua fede, la cultura, il senso di responsabilità, la maturità. È sempre necessario il dialogo, la paziente perseveranza, la lungimiranza, il coraggio nell’affrontare e risolvere nuovi problemi.

Questi, esistono ed esisteranno sempre. Le questioni difficili esigono la collaborazione di tutti, delle autorità e della società. Ho notato con soddisfazione che negli ultimi anni sono state costruite numerose chiese ed edifici ecclesiastici. Abbiamo visto anche molti cantieri edili. Difficile non ricordare ciò nel momento del commiato.

2. Ringrazio ancora una volta il Signor Presidente del Consiglio di Stato per l’invito, per la sua presenza al momento del mio arrivo, per l’accoglienza nel Castello Reale, e per aver voluto essere nuovamente presente al momento del mio congedo.

Allo stesso tempo, per il tramite del Signor Presidente del Consiglio di Stato esprimo il ringraziamento a tutte le persone degli organismi subalterni, che hanno reso possibile e hanno facilitato il mio viaggio. Mi riferisco sia alle autorità centrali che a quelle provinciali e locali di tutto il percorso, che mi è stato dato di seguire in questi giorni.

Rivolgo dunque il mio ringraziamento a Varsavia, Lublino, Tarnòw, Cracovia, Stettino, Gdynia, Danzica, Czestochowa e Lodz, dovunque, in questo momento di congedo, la mia riconoscenza deve giungere e dovrebbe giungere a molte persone che hanno cercato di dimostrare la gentilezza e l’ospitalità tipicamente polacca non solo a me ma anche a tutti i miei accompagnatori venuti da Roma. Anche a nome loro vi ringrazio.

3. Alle mani del Cardinale Primate di Polonia e Presidente della Conferenza dell’Episcopato, affido il mio cordiale ringraziamento per l’iniziativa del Congresso Eucaristico Nazionale, il primo che si celebra dopo cinquantasette anni dal Congresso di Poznan nel 1930.

Rivolgo questo ringraziamento a tutti i miei fratelli nell’Episcopato; ai Cardinali, Arcivescovi e Vescovi polacchi. A tutto il Clero diocesano. Agli Istituti religiosi maschili e femminili. A tutti - quanto numerosi! - i Collaboratori laici, all’opera del Congresso ed ai rappresentanti dell’Apostolato dei Laici.

A tutti i fedeli che si sono trovati sul mio percorso e hanno partecipato alle funzioni del Congresso Eucaristico. La preparazione liturgica, la partecipazione matura, la meditazione, lo spirito della preghiera, i canti, lo splendido allestimento - hanno edificato tutti. Dio vi renda merito. Ringrazio di tutto ciò che è stato fatto per preparare il Congresso Eucaristico e per il suo svolgimento. Rendo grazie a Dio perché mi è stato consentito di prendere parte a questo importante evento della Chiesa in Polonia.

Il brano del Vangelo di San Giovanni che parla di Cristo, il quale amando i suoi li amò fino alla fine risponde si può dire ai più profondi bisogni dell’uomo contemporaneo, in particolare all’uomo in Polonia. L’uomo infatti deve avere questa fondamentale certezza, di essere amato, di essere riconosciuto nella intera verità della sua umanità. Solo allora è disposto ad accettare quello che si esige da lui, ed è pronto pure a esigere da se stesso.

È capace anche di grandi sacrifici e rinunce come lo ha fatto tante volte nel corso della nostra storia. Il Congresso Eucaristico ha creato il clima di questa riaffermazione dell’uomo in Polonia. Di ciascuno e di tutti, in particolare dei singoli gruppi sociali con i quali mi è stato dato di incontrarmi. Occorre che questo clima permanga, si approfondisca costantemente.

4. Una volta ho detto che la Polonia è la Patria di una difficile sfida. Questa sfida segna il corso della nostra storia. Essa determina altresì il particolare posto della Polonia nella grande famiglia delle nazioni sul continente europeo e su tutto il globo. Se dovessi a questo punto servirmi di una frase del Concilio Vaticano II direi che, insieme alle nazioni, la nostra Patria deve adoperarsi affinché la vita degli uomini in Polonia diventi sempre più umana, sempre più degna dell’uomo. Di ogni uomo, che vive in questa terra, e di tutti coloro che compongono la grande comunità della nazione e della società.

Questo processo - ed insieme questo compito - passa attraverso quattro direttive principali e, nello stesso tempo, comporta quattro condizioni essenziali. Ancor prima del Concilio le ha enunciate insieme Giovanni XXIII nell’enciclica Pacem in Terris, parlando dei quattro fondamentali diritti dell’uomo, che stanno alla base di una vera pace sulla terra. Essi sono: il diritto alla verità, il diritto alla libertà, il diritto alla giustizia, il diritto all’amore.

Ciascuno di essi corrisponde profondamente alla natura dell’uomo e della dignità della persona umana. Ognuno di essi condiziona ogni autentico progresso, non solo della persona, ma anche della società. E non solo il progresso spirituale ma anche quello materiale ed economico. Si, anche il progresso economico.

La Chiesa, come leggiamo nella costituzione Gaudium et Spes, desidera essere “segno del carattere trascendente della persona umana” (Gaudium et Spes, n. 76). È proprio questo il suo compito e la sua missione. Questo significa allo stesso tempo che essa desidera manifestare tutti i talenti, tutte le energie fisiche e spirituali che sono nell’uomo per il bene della comunità umana in ogni dimensione: culturale, sociopolitica, economica.

E la Chiesa gioisce quando dovunque nel mondo, in qualsiasi paese o società, si manifesta comprensione per le iniziative creative di ogni uomo, quando a tutto ciò si crea adeguato spazio. Ancora una volta ripeto qui le parole dell’indimenticabile, per noi, Papa Paolo VI che ho già due volte ricordato durante la mia visita. Una Polonia prospera e felice è nell’interesse della pace e nella buona collaborazione tra le nazioni d’Europa.

Questo è al tempo stesso il mio augurio di congedo.

5. Nell’anno del Signore 1987 esprimo la mia gioia perché mi è stato dato, insieme a tutta la Chiesa in Polonia, di rinnovare, lungo il cammino del Congresso Eucaristico, la certezza che Cristo-Eucaristia è per noi “la via, la verità e la vita” (Gv 14, 6).

Quest’anno si compiono anche vent’anni dalla pubblicazione dell’enciclica di Paolo VI sul “progresso dei popoli” (Populorum Progressio). A tutta la mia Patria e a tutti i Connazionali nel mondo, auguro una proporzionata partecipazione a quel “progresso dei popoli”, tanto desiderato dalla Chiesa per tutti. Auguro a tutti di poter percorrere le giuste vie, che ad un tale progresso conducono; ricercare e trovare le strade che portano a tale progresso. Grazie.

 

© Copyright 1987 -  Libreria Editrice Vaticana 

 

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