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VIAGGIO APOSTOLICO IN ZIMBABWE,
BOTSWANA, LESOTHO, SWAZILAND, MOZAMBICO

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
DURANTE LA VISITA ALL’«HOSPITAL CENTRAL» DI MAPUTO

Maputo (Mobambico) - Domenica, 18 settembre 1988

 

Cari fratelli e sorelle infermi.

1. Vi saluto con affetto: che la pace e il conforto di nostro Signore Gesù Cristo sia con voi! Dinanzi a voi, pieno di compassione, penso a ciò che ha provato il divino Maestro, quando gli infermi andavano da lui, o gli venivano portati, per ascoltare la sua parola di salvezza ed essere guariti dai loro mali ed infermità (cf. Lc 4, 40).

Desideravo molto questo incontro con voi, durante la mia breve visita pastorale nel vostro Paese. Umile Vicario di Gesù Cristo sulla terra, vengo a voi animato dal desiderio di far qualcosa di ciò che farebbe il Salvatore dell’uomo in questo momento; con tutta l’intensità dell’amore cristiano, voglio dirvi:

- gradirei che la mia presenza fosse per voi occasione di sollievo e motivo di consolazione e speranza;

- mi sento molto unito a voi e a tutti quelli che soffrono nel corpo e nell’anima, per la perdita della salute. Soffro perché voi soffrite e perché non è mio potere migliorare le vostre condizioni;

- chiedo a Dio che vi dia coraggio e adesione ai suoi disegni, che mai vi manchi l’assistenza di cui avete bisogno e che egli vi renda attenti al “germe dell’eternità” che è in ciascuno di voi, non riducibile alla pura materia (cf. Gaudium et Spes, 18): la vostra anima.

2. Desidererei che queste mie parole amiche raggiungessero tutti gli infermi del Mozambico; coloro che sono negli ospedali o nelle proprie case, soffrendo a causa di malattie che si prolungano o incurabili; coloro che soffrono lontani dai loro focolari nei campi di profughi ed esiliati; le vittime della fame o della nudità; i bambini senza assistenza e senza l’affetto di nessuno; coloro che sono stati crudelmente feriti in guerra e le vittime innocenti della violenza.

A tutti e a ciascuno giunga la certezza che il Papa li ama, con l’amore di Gesù Cristo, crocifisso e risorto. Gesù si mostrava sempre affettuoso con tutti quelli che soffrivano; e continua ad amare quanti tribolano nel corpo e nello spirito. Avendo assunto la condizione di uomo per amore, lui stesso ha sofferto ed è stato messo alla prova in tutto, a nostra somiglianza eccetto nel peccato: soffrì, “per noi uomini e per la nostra salvezza”. Il Figlio di Dio, innocente, nel soffrire non eliminò il mistero del dolore. Ma ci ha dato certezze capaci di accettarlo:

- Dio, che è amore, continua ad amarci come Padre quando soffriamo;

- le sofferenze, se accettate con fede e unite alla passione di Cristo, possono essere redentrici (cf. Col 1, 24);

- un cristiano battezzato, non è mai solo nel suo dolore e nella sua sofferenza; è membro del Corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa (cf. 1 Cor 12, 13).

3. Di certo conoscete la parabola del buon Samaritano, che Gesù ha raccontato (cf. Lc 10, 25 ss): storia commovente di colui che prestò assistenza, la migliore possibile, ad uno sconosciuto che era stato maltrattato dai ladroni. Ricordate inoltre, della passione di Cristo, la figura del Cireneo (Lc 23, 26 ss).

Pertanto, anche vicino ai vostri letti, passano “buoni samaritani” e “cirenei”: quelli che fanno il possibile per alleviare le vostre pene e aiutarvi a guarire. È una parola di apprezzamento, e insieme di stimolo, per medici, infermieri e ausiliari. Alcuni sono venuti da altri Paesi; altri sono figli del vostro popolo; tutti certamente animati da sentimenti umanitari, consapevoli di essere utili nella famiglia umana.

Sì, la famiglia: cercate di vedere in ogni infermo un fratello, membro della “vostra” famiglia, un vostro simile, per il quale vale la pena di esercitare la vostra nobile professione con conoscenza, amore e dedizione. E “fate sempre agli altri ciò che vorreste facessero a voi”.

Ma ci sono altri “samaritani” o “cirenei”, che vi “assistono”, con le loro visite e preghiere. Può darsi che non abbiano la possibilità di portarvi niente; tuttavia vengono ad offrirvi quanto di meglio posseggono: la certezza del loro amore fraterno, del loro amore cristiano. Mi è gradito sapere che questa opera di misericordia - la visita agli infermi - sia considerata e praticata tra voi; non solo i familiari, ma anche numerosi cristiani, tra i quali emergono i giovani, visitano gli infermi; e le stesse comunità cristiane si organizzano perché a nessun malato manchi la presenza affettuosa di un fratello.

4. Cercate, cari infermi, di vedere in quanti vi “assistono” un messaggio dell’amore di Dio, in Gesù Cristo; e che da parte loro ci sia la premura di scorgere Gesù Cristo stesso in chi ha bisogno di aiuto: l’avete fatto a me (cf. Mt 25, 45). E non vi lasciate abbattere, né prendere dal timore. Collaborate con la medicina e abbiate fiducia in Dio, ricco di misericordia!

Affido alle vostre preghiere e ai meriti della vostra sofferenza, offerta a Dio, l’esito della mia visita pastorale nel Mozambico, così come delle altre sollecitudini che ho come Vescovo di Roma e pastore della Chiesa universale.

Su ognuno di voi imploro la protezione della Madonna, che teneramente invochiamo come “Salute degli infermi”: modello di fede e di fiducia, tra pene e sofferenze, sia lei per tutti voi, “Madre di misericordia”. Pregatela! Recitate il Rosario!

 

© Copyright 1988 - Libreria Editrice Vaticana

 

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