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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL SIGNOR THOMAS PATRICK MELADY, NUOVO AMBASCIATORE
DEGLI STATI UNITI D
’AMERICA PRESSO LA SANTA SEDE

Martedì, 3 ottobre 1989

 

Signor ambasciatore.

È davvero un piacere riceverla in Vaticano e accogliere le lettere che la accreditano come ambasciatore degli Stati Uniti d’America presso la Santa Sede. È mia fervida speranza che la sua missione possa contribuire al rafforzamento delle buone relazioni esistenti tra gli Stati Uniti e la Santa Sede e che possa continuare il fecondo dialogo cominciato con i suoi due predecessori. La prego di trasmettere il mio cordiale saluto al Presidente Bush, con l’assicurazione delle mie preghiere per lui e tutti i suoi connazionali.

Nell’indirizzo di saluto, lei ha ricordato la crescente convinzione, all’interno della comunità internazionale, del fatto che la libertà religiosa deve essere riconosciuta e salvaguardata come uno dei diritti fondamentali dell’uomo. La Santa Sede ha sempre affermato che la persona ha un’inalienabile diritto di ricercare la verità, rendere culto a Dio e agire in accordo con i dettami della coscienza (cf. Dignitatis Humanae, 2). Questo diritto alla libertà religiosa deve essere salvaguardato dalle leggi che governano le nazioni. Quando la libertà religiosa viene negata o calpestata, la stessa dignità dell’uomo viene violata e un autentico progresso verso un ordine sociale caratterizzato dalla giustizia e dalla pace viene seriamente compromesso.

Nella mia recente enciclica Sollicitudo Rei Socialis, ho affermato che la violazione dei diritti fondamentali dell’uomo costituisce una sorta di impoverimento altrettanto grave di qualsiasi povertà materiale (Sollicitudo Rei Socialis, 15). A questo proposito, ho spesso sottolineato la necessità di forme di governo democratiche e partecipative per la crescita di una vita politica ordinata. Davvero, “la “salute” di una comunità politica - in quanto si esprime mediante la libera partecipazione e responsabilità di tutti i cittadini alla cosa pubblica, la sicurezza del diritto, il rispetto e la promozione dei diritti umani - è condizione necessaria e garanzia sicura di sviluppo di «tutto l’uomo e di tutti gli uomini»” (Sollicitudo Rei Socialis, 44). Solo dove la libertà dell’uomo viene protetta può svilupparsi un ordine sociale capace di rispondere ai bisogni e alle aspirazioni degli uomini e delle donne di oggi.

Due anni fa, nel corso della mia seconda visita pastorale negli Stati Uniti, ho avuto la possibilità di ricordare che fin dalle origini della storia dell’America la libertà è stato il principio alla base della formazione di una società ben ordinata. La costituzione degli Stati Uniti testimonia eloquentemente della convinzione vostra che la libertà degli individui è indispensabile per il raggiungimento del bene comune. Di conseguenza, gli Stati Uniti hanno da tempo fatto esperienza del fatto che una libertà disciplinata e generosa è la strada verso la pace, verso un giusto ordine sociale e la conquista del bene della Nazione.

Durante la mia visita pastorale ricordo di aver parlato della libertà al servizio ecumenico di preghiera tenutosi a Columbia, nella Carolina del Sud. In quell’occasione, ho espresso la convinzione che non ci può essere una libertà autentica senza una responsabilità morale. La conquista della libertà non si ottiene con l’abbandono delle norme oggettive di comportamento o con il rifiuto di assumersi responsabilità personali. La libertà autentica implica il riconoscimento della nostra responsabilità per il bene non operato e per il male commesso. La forza o la debolezza degli individui e dell’intera società dipende dalla chiarezza con cui accettano questo imperativo morale (Allocutio, in urbe “Columbia”, ad sodales aliarum communionum christianarum, die 11 sept. 1987: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 3 [1987] 400 ss.).

Nei mesi recenti alcuni drammatici eventi hanno attirato l’attenzione mondiale sul desiderio di interi popoli di sperimentare il bene della libertà e dell’auto-determinazione. Tuttavia, come ha dimostrato la storia del suo Paese, questi beni sono spesso ottenuti con grande sacrificio e non possono essere dati per scontati da una generazione all’altra. In ogni era sorgono nuove sfide che devono essere affrontate con fiducia e risoluzione. La grave minaccia alla libertà umana arrecata dal traffico illegale di droga non è che un esempio. La maledizione della droga che incombe sopra intere nazioni è sicuramente una delle più gravi minacce alla libertà del nostro tempo.

La ringrazio, signor ambasciatore, per aver parlato del Libano. La situazione attuale del Paese è di grande preoccupazione per la Santa Sede, come ho ripetutamente manifestato con appelli e pubbliche preghiere per la cessazione delle violenze e l’inizio di una nuova era di pace e progresso in quella terra martoriata. La Sede Apostolica spera che iniziative presenti e future per assicurare la normalizzazione della vita nel Libano aiuteranno a rafforzare l’unità del suo popolo come Nazione libera e sovrana.

Lei ha anche accennato al lavoro svolto dalla Santa Sede per la promozione della pace e di un giusto ordine sociale in Africa. Ho notato con particolare piacere l’aiuto dato a molti paesi africani in via di sviluppo che occupano il loro posto all’interno della comunità delle nazioni. Nell’invitare a uno spirito di solidarietà nei loro confronti, sono ben consapevole delle grandi risorse umane che possono offrire al mondo. La sua personale conoscenza ed esperienza di quel continente confermerà di certo questo giudizio. Ho fiducia che gli Stati Uniti continueranno nel loro generoso sostegno a queste nazioni che cercano uno sviluppo coerente con le loro più alte aspirazioni.

Signor ambasciatore, c’è motivo di gratitudine nel guardare i segni di speranza presenti nell’attuale situazione mondiale. Tuttavia molti di questi segni di speranza sono fragili ed hanno bisogno di sostegno saggio ed attento. La presenza della Santa Sede nella comunità internazionale cerca di promuovere una più profonda riflessione sulle verità spirituali basilari e sui valori connessi con la vita umana. Come nazione che ha nel mondo una grande influenza, prego che l’America sia sempre sensibile a questa dimensione spirituale di ogni attività umana.

Nell’assicurarle la collaborazione dei diversi dicasteri della Santa Sede nel compimento della sua nuova missione, esprimo una volta ancora la mia profonda stima per il popolo degli Stati Uniti d’America. Dio benedica lei e il suo importante lavoro.

 

© Copyright 1989 - Libreria Editrice Vaticana

 

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