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VISITA ALLA PARROCCHIA DI SANTA BERNARDETTA SOUBIROUS

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II

Domenica, 16 dicembre 1990

 

Agli abitanti del Quartiere  

Giovanni Paolo II si reca in visita pastorale nel pomeriggio nella parrocchia di Santa Bernardetta Soubirous al Tiburtino Sud. Al suo arrivo il Papa è accolto, tra gli altri, dal Cardinale Vicario Ugo Poletti, dal Vescovo ausiliare del Settore Nord, Monsignor Salvatore Boccaccio, e dal parroco Don Carlo Lombardi. Dopo essersi soffermato a salutare le numerose persone radunate all’esterno della chiesa e nel cortile, il Santo Padre ascolta le parole di benvenuto rivoltegli dal parroco alle quali così risponde.  

Saluto cordialmente la parrocchia di Santa Bernardetta e il quartiere. Ringrazio il vostro parroco per le parole di benvenuto rivoltemi all’inizio. Oggi la liturgia domenicale ci invita alla gioia: “Rallegratevi perché il Signore è vicino”. Io vorrei congratularmi con voi, con la vostra comunità civile e la vostra comunità cristiana, parrocchiale, per tutto quello che avete realizzato durante questi ultimi 15 anni. Congratularmi vuol dire esprimere la mia gioia perché il Signore è vicino. È appunto con questa vicinanza del Signore che avete costruito questa realtà parrocchiale, questa chiesa, quest’ambiente e soprattutto questa comunità, perché il Signore vuole essere circondato dai suoi amici, dai suoi fratelli: viene tra noi come uno di noi, nasce a Betlemme. Ci diciamo già oggi Buon Natale aspettando la notte di Betlemme. Il Signore viene tra noi per elevarci a una nuova dignità, dignità che è più che umana, perché è la dignità dei figli di Dio.

Trovandomi qui davanti alla vostra Chiesa, tra voi riuniti in così grande numero, vorrei augurare a tutti questa vicinanza del Signore: a ciascuno di voi, alle persone, alle famiglie, ai vostri ambienti, a tutta la vostra comunità parrocchiale. E auguro Buon Natale con questo significato profondo della presenza del Figlio di Dio tra voi, tra noi tutti. Saluto questa parte della Chiesa di Roma come vescovo, ringraziando il cardinale vicario e il vescovo ausiliare di questo vostro settore per tutto quello che hanno fatto nel mio nome, insieme con il vostro parroco e il suo collaboratore. Ringrazio voi tutti e auguro una buona continuazione. Con il Natale si guarda sempre verso l’anno nuovo. Allora, vi auguro questa buona continuazione dell’anno che viene nel nome del Signore, e nel nome del Signore benedico tutti voi qui presenti e tutti i componenti di questa comunità parrocchiale.  

Ai bambini  

Un vero e proprio “boato” accoglie l’ingresso di Giovanni Paolo II nel teatro parrocchiale dove sono radunati i bambini della parrocchia di Santa Bernardetta. Il clima “natalizio” dell’incontro è reso visibile da decine di disegni, eseguiti con tecniche diverse, che ricoprono le pareti della sala. I piccoli hanno raffigurato scene della Natività, immagini mariane, simboli di pace e di fratellanza. Sul palco dove prende posto il Papa è stato allestito un grande presepe con i personaggi a grandezza naturale. Giovanni Paolo II si sofferma a lungo in mezzo ai bambini, che lo salutano con un canto accompagnato da gesti di festa. Queste le parole rivolte loro dal Santo Padre.  

Carissimi bambini, ragazzi e ragazze, quando sono entrato in quest’ambiente, vedendovi così seduti, ho pensato: sono seduti a terra come i pastori a Betlemme. Qui fa certamente un po’ più caldo; quella notte a Betlemme faceva più freddo. I pastori erano seduti intorno al fuoco: qui tra voi ci sono gli “scouts” che sanno come ci si siede intorno al fuoco, anche nella sera, nella notte. Questi pastori non pensavano che cosa sarebbe arrivato, non pensavano che quella notte avrebbe portato loro un tale annuncio. A un certo momento sono stati illuminati con la luce e anche con le parole rivolte loro, parole angeliche, parole dal cielo. Queste parole annunciavano la nascita del Salvatore in Betlemme. E i pastori si sono sentiti subito invitati ad andare, a camminare verso la grotta di Betlemme, dove avrebbero trovato il bambino neonato, Dio fattosi uomo, incarnato: il Verbo che si fece carne.

Allora, perché ho pensato così: Perché mi è venuta in mente quella tipica raffigurazione che ritrae i pastori seduti, sdraiati, illuminati. Anche voi siete in attesa di quell’annuncio angelico, dell’annuncio che ci viene attraverso la Chiesa, attraverso la vostra parrocchia, attraverso la catechesi. Questo annuncio che è stato dato la prima volta ai pastori di Betlemme, viene sempre ripetuto, viene proclamato di nuovo, a nuove generazioni di cristiani e anche di non cristiani. Questo grande annuncio, questa grande verità è che Dio si è fatto uomo per salvare l’uomo, è nato come salvatore del mondo. Questo annuncio ci viene dato per credere, per accettare, per vedere con gli occhi della fede la realtà divina che è una realtà di salvezza, una realtà di grazia, di vita eterna, che ci indica il cammino da intraprendere e da continuare in questa vita.

Io faccio questo paragone tra i pastori e la vostra parrocchia dove l’annuncio del bene, l’annuncio della nascita di Dio fattosi uomo, fattosi carne, fattosi uno di noi, è continuamente trasmesso alle nuove generazioni. Come era stato trasmesso ai vostri genitori, adesso viene trasmesso a voi tramite i genitori e tramite la parrocchia, i vostri sacerdoti, i vostri maestri, insegnanti, catechisti, soprattutto, suore: tutti quelli che vi insegnano la buona novella di Gesù Cristo.

Vi auguro di comportarvi come questi pastori, che hanno accettato con il cuore questo annuncio e si sono messi subito in cammino verso la luce. Vi auguro di fare lo stesso, di ascoltare questo annuncio, questa buona novella, ascoltarla non solamente con le orecchie ma con il cuore, e di mettervi in cammino verso questa luce. Vi auguro di camminare con questa luce attraverso i vostri anni. Adesso siete bambini, ancora piccoli; poi diverrete ragazzi e ragazze, quindi giovani, adulti. Camminate nella luce di questo annuncio negli anni della vostra vita, perché questo annuncio angelico di Betlemme ci apre la strada verso la felicità in Dio, verso la vita eterna. Vi ringrazio per la buona accoglienza e per la canzone che avete cantato. Ringrazio tutti i vostri insegnanti, catechisti, per il lavoro che svolgono impegnandosi nell’insegnamento della religione, nella catechesi, nella preparazione ai sacramenti e mostrandovi così la strada di Betlemme, la strada alla vita eterna. La mia benedizione va a tutti i presenti, ai vostri genitori, agli adulti. Buon Natale.  

Agli anziani  

Con il folto gruppo del Centro anziani del quartiere, Giovanni Paolo II si incontra nella palestra dell’Oratorio parrocchiale, al termine della celebrazione eucaristica. L’accoglienza riservatagli è particolarmente festosa e gioiosa. Il Presidente del Centro, rivolge al Papa in apertura un breve saluto e prima di concludere gli manifesta il disagio di tutti gli anziani per la precarietà della sistemazione e l’auspicio che presto, grazie anche allo stanziamento previsto dal Consiglio Comunale di Roma per la costruzione di un Centro a Colli Aniene, la realtà della terza età nel quartiere possa trovare maggiore attenzione e più adeguate strutture di accoglienza. Alle sue parole Giovanni Paolo II così risponde.  

Vi definite anziani, ma io sono un vostro coetaneo... Secondo gli anni siete anziani, ma nello spirito siete ancora giovani. Vi auguro di mantenere questo spirito giovanile, gioioso, come ho notato subito entrando in questo ambiente, dove ho trovato la gioia. Vi auguro di mantenere uno spirito gioioso, e ve lo auguro specialmente nelle vicinanze del Natale che per tutti noi, anche per i più anziani, è la festa della giovinezza, della nostra fanciullezza: tutti ci ritroviamo bambini davanti al Dio-Bambino, al Dio-Uomo. Ecco, vi auguro buon Natale, vi auguro anche che possano compiersi i vostri sogni, i vostri desideri, di cui ha parlato il vostro presidente. Il card. vicario conosce bene le situazioni concrete della diocesi e anche della città di Roma. Grazie per questa buona accoglienza. Mi sento tanto contento e tanto soddisfatto di essere venuto a trovare i miei coetanei.  

Al Consiglio pastorale  

“La Chiesa siamo noi”. È a partire da questa consapevolezza che i fedeli della parrocchia di Santa Bernardetta Soubirous hanno edificato in 15 anni di vita una comunità attiva e vivace all’interno di una realtà complessa come quella del quartiere Colli Aniene. Questo esplicito riconoscimento è espresso da Giovanni Paolo II ai membri del Consiglio Pastorale, durante l’incontro che si svolge in una sala dell’Oratorio. Il Papa quindi si rivolge ai fedeli presenti con queste parole.  

Già mercoledì scorso, incontrando il parroco, sono potuto entrare, spiritualmente e intellettualmente, nella realtà della parrocchia di S. Bernardetta Soubirous, la vostra parrocchia. E oggi ho potuto vedere con i miei occhi e ascoltare con le mie orecchie ciò che è questa parrocchia. Soprattutto una cosa mi ha detto il parroco, ed è una cosa straordinaria, direi stupenda: tutto quello che avete fatto in un tempo piuttosto breve, quasi da zero, ha accresciuto il quartiere e ha accresciuto la parrocchia allo stesso tempo. E per questo vorrei congratularmi con voi, specialmente con questo Consiglio pastorale, perché esso esprime in modo sintetico quello che è un po’ il segreto della vostra riuscita. Questo segreto consiste nel fatto che voi avete incarnato la realtà della Chiesa. La Chiesa forse, in tempi passati, si vedeva un po’ come la gerarchia, come i Pastori, i sacerdoti, le loro responsabilità. I laici erano visti piuttosto come una Chiesa passiva, una Chiesa che ascolta. Invece il Concilio ci ha lasciato una visione della Chiesa che non è così divisa. La Chiesa siamo “noi”. Penso che il segreto della nascita della parrocchia consista nel fatto che avete capito questo: “noi” siamo la Chiesa, “noi” siamo questa comunità, “noi” siamo questa parte della Chiesa di Roma. Questo è molto importante perché porta in sé tutta la teologia della Chiesa, anzi tutta la teologia dell’incarnazione. Gesù Figlio di Dio è venuto nel mondo per creare un nuovo “noi” tra se stesso, Figlio di Dio fattosi uomo per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria, e tutta l’umanità, l’umanità intera, insieme con tutti quelli che lo riceveranno, che lo ascolteranno, che realizzeranno volentieri questo “noi” che è la Chiesa, insieme con lui.

La profondità della festa natalizia che si avvicina spiega il mistero della Chiesa, ma spiega anche la realtà, il successo della vostra parrocchia. Essa ha capito il suo insieme, il suo “noi” con Gesù Cristo, cercando di andare avanti e autorealizzarsi come comunità cristiana e umana, per il bene di tutti, di tutto il quartiere, di tutta la vostra carissima città di Roma. Vi ringrazio per questa opera, insieme con il vostro parroco, i sacerdoti e la vostra parrocchia e ancora una volta mi congratulo con voi. Buon Natale a tutti, alle vostre famiglie, alle persone care.  

Ai giovani  

Un Natale proiettato nei drammi e nelle ansie del mondo contemporaneo attraverso le esperienze di ragazzi e di adulti del nostro tempo: è il senso della rappresentazione scenica offerta al Papa dai giovani della parrocchia di Santa Bernardetta durante l’incontro che si svolge nella chiesa. La ricerca dell’amore come senso ultimo dell’esistenza di ogni uomo è il filo conduttore della recita a più voci eseguita da un piccolo gruppo di giovani. Successivamente, alcuni dei presenti rivolgono al Papa brevi saluti a nome di tutta la realtà giovanile della parrocchia. Queste le parole rivolte dal Papa ai giovani.  

Molte volte incontro i giovani visitando le parrocchie di Roma, ma anche visitando le altre città d’Italia e quelle di diversi Paesi e Continenti. Incontro sempre i giovani, questo è un momento fisso di ogni visita. E che cosa ho osservato? Ho osservato che i giovani, almeno nella maggioranza dei casi, non aspettano solamente di ascoltare quello che il Papa dirà, ma vogliono essere ascoltati, vogliono esprimersi. Questo è accaduto anche stasera nella vostra parrocchia dedicata a Santa Bernardetta Soubirous. Sono molto grato a voi perché è molto più facile parlare dopo aver ascoltato una testimonianza. Questa vostra testimonianza era soprattutto sull’amore, una testimonianza certamente fondamentale nel contesto di ogni persona umana e specialmente di ogni giovane. Il problema centrale della vita umana è l’amore. Il problema centrale anche del rapporto tra l’uomo e Dio è l’amore. Noi sappiamo che l’amore, la carità è il principale precetto che racchiude tutti gli altri. Sant’Agostino ha detto: “Ama e fa’ ciò che vuoi”. Allora, si deve veramente sottolineare questa centralità dell’amore nella vita umana e nel Vangelo.

Ci avviciniamo al Natale. Cosa vorrei augurarvi, carissimi giovani, in questo momento, durante questa visita? Vorrei augurarvi soprattutto d’incontrare quello Sposo che deve nascere come piccolo bambino, uomo, e nello stesso tempo Figlio di Dio. È Lui il principale portatore di questo dono dell’amore per tutti noi. Vi auguro di incontrare questo Sposo come lo hanno incontrato le vergini sagge di cui parla la parabola evangelica. Vi auguro di incontrare questo Sposo, di imparare da lui cosa è l’amore, qual è la sua dimensione vera, qual è il suo significato autentico, qual è la sua profondità, e quali responsabilità porta con sé. Imparare l’amore: imparando l’amore s’impara quasi tutto. Chi sa amare con un amore autentico, profondo, vero, responsabile, sa tutto. Sa il Vangelo e conosce il segreto del destino umano, della vocazione umana. Sa molto su Dio stesso, forse non tutto, perché Dio è insondabile. Dio è amore. Questa breve risposta è il ringraziamento per le vostre suggestive parole e poi è l’augurio per le feste natalizie, per il nuovo anno, a tutti voi e ai vostri amici, coetanei, a tutte le vostre famiglie e a tutta questa parrocchia dedicata a una giovane. Bernardetta era giovane, era una ragazza nel momento in cui ha incontrato la Vergine a Lourdes.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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