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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALLE PARTECIPANTI
AL XVIII CAPITOLO GENERALE DELLA FIGLIE DI SANT’ANNA

Lunedì, 31 dicembre 1990

 

Carissime “Figlie di Sant’Anna”!

1. Sono lieto di accogliervi durante lo svolgimento del vostro XVIII capitolo generale e vi porgo il mio saluto cordiale; saluto che desidero far giungere a tutte le vostre sorelle sparse per il mondo.

Grazie per la vostra visita che, oltre ad essere un gesto di filiale devozione nei confronti del successore di Pietro, costituisce per me l’occasione di meglio conoscere la vostra Famiglia religiosa e di apprezzare la generosità che l’anima nel quotidiano servizio alla Chiesa. Ringrazio, in particolare, la madre generale del vostro Istituto, suor Virginia Sinagra, per le sentite parole che mi ha rivolto a vostro nome.

Auspico che il capitolo generale, con l’aiuto del Signore e la materna assistenza della Vergine santissima e di sant’Anna, vostra speciale patrona, susciti in ciascuna e nella intera Congregazione un crescente fervore spirituale, un più convinto impegno apostolico e una sempre più attiva fedeltà al vostro specifico carisma.

Voi proseguite nella linea del rinnovamento conciliare, attente sempre a non smarrire lo spirito proprio di chi ha abbandonato tutto per seguire Gesù. Vi esorto a non cedere mai alle lusinghe del mondo il quale, in modi talora insidiosi, cerca di minare dal di dentro l’integrità della risposta personale e comunitaria alla divina chiamata.

2. Numerose sono state in questi anni le tappe del vostro cammino di revisione: dal capitolo speciale del 1969-1971 all’assemblea generale di Santiago del Cile nel 1988. Voi sentite ora il bisogno di riflettere su quanto sinora è stato programmato ed è vostro speciale intendimento verificare le quattro scelte operative dell’ultimo capitolo: la missionarietà, i poveri, la famiglia, i giovani, al fine di imprimere un più forte slancio al vostro già benemerito servizio ecclesiale.

Viviamo certo anni difficili, che esigono prudenza e ardore evangelico, ma non vi abbatta mai, care sorelle, lo scoraggiamento, né vi freni la fatica. Non erano forse altrettanto duri i tempi nei quali si trovarono a operare la vostra fondatrice, la serva di Dio madre Rosa Gattorno, e padre Giovanni Battista Tornatore? L’atmosfera sociale e politica del secolo scorso era, infatti, in gran parte ostile alla religione e alla Chiesa, fatte bersaglio di attacchi violenti da parte di pensatori e di politici. A quante difficoltà e incomprensioni dovettero andare incontro madre Rosa e padre Tornatore nella loro opera! Eppure, con fede intrepida e sorretti dalla grazia, affidarono se stessi alla divina Provvidenza, che, per loro mezzo, avviò tante iniziative benefiche a vantaggio della Chiesa e della società.

3. Nessuno avrebbe potuto pensare che quella giovane genovese, nata da una agiata e prestigiosa famiglia, sposa a ventun anni e subito provata dal dolore, si sarebbe dapprima dedicata come laica al servizio degli ammalati nella sua città e poi avrebbe dato inizio a Piacenza a un Istituto religioso per l’assistenza ai sofferenti e alle giovani bisognose di aiuto.

Madre Rosa assecondò i disegni della divina Provvidenza. Incoraggiata a dedicarsi completamente a Dio e alle anime dal papa Pio IX, la vostra Madre pose fine ad ogni dubbio e tentennamento. Nacque così l’Istituto intitolato a sant’Anna, grazie anche al consiglio e all’aiuto spirituale di padre Tornatore.

4. Voi proseguite il sentiero tracciato dalla vostra fondatrice. Siete chiamate ad aprire il cuore alle molte richieste d’aiuto che vi giungono dall’umanità del nostro tempo; siete chiamate a rendere visibile, con le vostre istituzioni, l’amore che Dio nutre verso i sofferenti, le giovani e i piccoli. La vostra presenza accanto a loro, per essere efficace, deve farsi assidua, umile e silenziosa. Siate fedeli allo spirito originario della vostra fondazione. Amate la vita austera e coltivate l’anelito alla contemplazione e alla preghiera. Col sacrificio di voi stesse, accogliendo la croce nella vostra vita, compirete la missione che Dio vi ha affidato. Come ricorda madre Rosa, di questo la società ha bisogno: di un amore crocifisso! Convinta di ciò, essa dichiarava: “Solo il Calvario è il luogo sicuro per fermarmi”.

Esercitate la “maternità spirituale” con tenera attenzione verso chi soffre e chi bussa alle vostre case. Come al tempo di madre Rosa, anche ai nostri giorni c’è tanto bisogno di sensibilità materna, di comprensione e di aiuto concreto. Ispiratevi alla vostra celeste protettrice, sant’Anna, e imitatene le virtù, specialmente l’amore verso Maria santissima.

Vi aiuti la Madre del Signore nel vostro quotidiano sforzo di donazione e di testimonianza evangelica.

Augurando a tutte voi un felice nuovo anno, ricco di fervore spirituale e di gioiosa carità, vi imparto di cuore la mia benedizione, che estendo con affetto all’intera vostra Famiglia religiosa.

 

© Copyright 1990 - Libreria Editrice Vaticana

 

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