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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
IN CHIUSURA DELLA VI CONFERENZA INTERNAZIONALE
SUL TEMA «DROGA E ALCOOL CONTRO LA VITA»

Aula Paolo VI - Sabato, 23 novembre 1991

 

1. Mi è particolarmente gradito esser presente ancora una volta alla Conferenza Internazionale di studio e di riflessione, che il Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari promuove annualmente sin dalla sua istituzione, per richiamare l’attenzione dei cristiani e, più in generale, di tutti gli uomini di buona volontà su questioni centrali e sempre di grande attualità, che investono la scienza medica, l’etica e la pastorale sanitaria.

Il mio cordiale saluto si rivolge, innanzitutto, al Signor Cardinale Fiorenzo Angelini e ai suoi collaboratori, cui va il merito del presente incontro; e si estende, al tempo stesso, agli illustri ospiti delle diverse Nazioni, agli scienziati, ai ricercatori, ai medici, ai sociologi, ai teologi, che partecipano a questo importante simposio, dedicato ad un problema specifico che ai nostri giorni s’impone con somma urgenza all’attenzione dell’intera società umana.

Droga e alcolismo contro la vita: è questo l’argomento a cui è diretta la vostra riflessione. Molto opportunamente esso è preceduto e come introdotto dalla pregnante espressione paolina: “Contra spem in spem” (Rm 4, 18), quasi a rivendicare per coloro che, sull’esempio dell’antico patriarca Abramo, credono fiduciosamente nelle promesse di Dio, il diritto di non abbandonare mai la speranza, anche quando, umanamente parlando, essa potrebbe apparire vuota e inconsistente. Tossicodipendenza e alcolismo, per l’intrinseca loro gravità e per la devastante estensione, sono due fenomeni che minacciano il genere umano, incrinando nel singolo individuo, nell’ambiente familiare e nel tessuto sociale le più profonde ragioni di quella speranza che, per esser tale, dev’essere speranza nella vita - speranza di vita.

La lusinga di illusorie libertà e di false prospettive di felicità

2. A ben considerare, infatti, è facile scoprire un duplice collegamento tra questi fenomeni e la disperazione. Da una parte, alla radice dell’abuso di alcol e di stupefacenti - pur nella dolorosa complessità delle cause e delle situazioni - c’è di solito un vuoto esistenziale, dovuto all’assenza di valori e ad una mancanza di fiducia in se stessi, negli altri e nella vita in generale. Dall’altra, le difficoltà che s’incontrano per uscire da tale situazione, una volta instaurata, aggravano e dilatano il senso di disperazione, per cui le vittime, le stesse famiglie e la comunità circostante sono indotte ad un atteggiamento di rassegnazione e di resa.

Col passare degli anni, inoltre, il quadro “alcolismo e droga”, s’è allargato a dismisura, ed oggi noi ci troviamo di fronte a piaghe sociali insidiose e capillarmente diffuse in tutto il mondo, favorite da grossi interessi economici e, talora, anche politici. Mentre molte vite vengono così bruciate, i potenti signori della droga si abbandonano spavaldamente al lusso e allo sperpero. Umanamente considerate, sembrerebbero prelevare le ragioni della disperazione (“contra spem”), specie per le famiglie che, essendo segnate e direttamente colpite dal triste fenomeno, non si sentono sufficientemente assistite e protette. Con grande affetto sono a loro vicino e condivido il loro dolore; vorrei incontrarle ad una ad una, per portare loro un po’ della consolazione di Cristo (cf. 2 Cor 1, 5) e spronarle a reagire al senso dell’abbandono e alla tentazione dello scoraggiamento.

Tanto spesso, pensando alle vittime della droga e dell’alcol - per lo più giovani, anche se è sempre più preoccupante la loro estensione tra gli adulti - sono portato a ricordare l’uomo della parabola evangelica che, assalito dai malviventi, fu derubato e lasciato mezzo morto lungo la strada di Gerico (cf. Lc 10, 29-37). Mi sembrano anch’esse, infatti, come persone “in viaggio”, che vanno alla ricerca di qualcosa in cui credere per vivere; incappano, invece, nei mercanti di morte, che le assalgono con la lusinga di illusorie libertà e di false prospettive di felicità. Sono, queste vittime, uomini e donne che si ritrovano, purtroppo, derubate dei valori più preziosi, profondamente ferite nel corpo e nello spirito, violate nell’intimo della loro coscienza ed offese nella loro dignità di persone. Davvero, in queste situazioni, potrebbero sembrar forti le ragioni che riducono ad abbandonare ogni speranza (“contra spem”).

Le ragioni della speranza più forti di quelle del male

3. Pur consapevoli di ciò, voi e io tuttavia vogliamo testimoniare che le ragioni per continuare a sperare ci sono e sono molto più forti di quelle in contrario: (“contra spem in spem). Anche oggi, infatti, come nella parabola evangelica, non mancano i buoni Samaritani che con personale sacrificio e, talora, a proprio rischio sanno “farsi prossimo” di chi è in difficoltà. Per questo, alle famiglie toccate dalla prova voglio dire: Non disperate! Pregate piuttosto con me, perché si moltiplichino questi buoni Samaritani che operano nelle strutture pubbliche e nei gruppi di volontariato, tra i privati cittadini e i responsabili dei popoli, e si formi così un fronte compatto che s’impegni sempre più non solo nella prevenzione e nel recupero dei tossicodipendenti, ma anche nel denunciare e perseguire legalmente i trafficanti di morte e nell’abbattere le reti della disgregazione morale sociale.

Siamo ormai di fronte ad un fenomeno di vastità e proporzioni terrificanti non solo per l’altissimo numero delle vite stroncate, ma anche per il preoccupante estendersi del contagio morale, che sta già da tempo raggiungendo anche i giovanissimi, come nel caso - non infrequente, purtroppo - di bambini costretti a farsi spacciatori e a divenire, con i loro coetanei, essi stessi consumatori. Rinnovo, perciò, l’accorato appello che ho rivolto qualche anno fa alle varie istanze pubbliche, sia nazionali che internazionali, affinché “pongano un freno all’espandersi del mercato delle sostanze stupefacenti. Per questo occorre che vengano, innanzitutto, portati alla luce gli interessi di chi specula su tale mercato; siano, poi, individuati gli strumenti e i meccanismi di cui ci si serve; e si proceda, infine, al loro coordinato ed efficace smantellamento. Occorre, inoltre, operare per lo sviluppo integrale di quelle popolazioni che, per la loro sussistenza, si dedicano alla produzione di tali sostanze. Al tempo stesso, si cercherà di promuovere reti collegate di servizi che operino per una reale prevenzione del male e sostengano il ricupero e il reinserimento dei giovani che ne sono coinvolti” (Ioannis Pauli PP. II, Discorso al Centro Italiano di Solidarietà di Lucca, 23 settembre 1989: Insegnamenti di Giovanni Poalo II, XII, 2 (1989) 637 s.).

La Chiesa propone la «terapia dell'Amore»

4. Esiste, certo, una netta differenza tra il ricorso alla droga e il ricorso all’alcol: mentre infatti un uso moderato di questo come bevanda non urta contro divieti morali, ed è da condannare soltanto l’abuso, il drogarsi, al contrario, è sempre illecito, perché comporta una rinuncia ingiustificata ed irrazionale a pensare, volere e agire come persone libere. Del resto, lo stesso ricorso su indicazione medica a sostanze psicotropiche per lenire in ben determinati casi sofferenze fisiche o psichiche, deve attenersi a criteri di grande prudenza, per evitare pericolose forme di assuefazione e di dipendenza. Compito delle autorità sanitarie, dei medici, dei responsabili dei centri di ricerca, e quello di adoperarsi per ridurre al minimo questi rischi mediante adeguate misure di prevenzione e di informazione.

Tossicodipendenza e alcolismo sono contro la vita. Non si può parlare della “libertà di drogarsi” ne del “diritto alla droga”, perché l’essere umano non ha il diritto di danneggiare se stesso e non può ne deve mai abdicare alla dignità personale che gli viene da Dio! Questi fenomeni - bisogna sempre ricordare - non solo pregiudicano il benessere fisico e psichico, ma frustrano la persona proprio nella sua capacità di comunione e di dono. Tutto ciò è particolarmente grave nel caso dei giovani. La loro, infatti, è l’età che si apre alla vita, è l’età dei grandi ideali, è la stagione dell’amore sincero e oblativo.

Ai giovani, perciò, voglio ancora una volta dire con accorata sollecitudine: Guardatevi dalla tentazione di certe esperienze illusorie e tragiche! Non arrendetevi ad esse! Perché immettervi in una strada senza sbocco? Perché rinunciare alla piena maturazione dei vostri anni, accettando una precoce senescenza? Perché sciupare la vostra vita e le vostre energie che, invece, possono trovare gioiosa affermazione negli ideali dell’onestà, del lavoro, del sacrificio, della purezza, del vero amore?

Ecco: l’amore! Ai tossicodipendenti, alle vittime dell’alcolismo, alle comunità familiari e sociali, che tanto soffrono per questa infermità dei loro membri, la Chiesa nel nome di Cristo propone come risposta e come alternativa la terapia dell’amore: Dio è amore, e chi vive nell’amore attua la comunione con gli altri e con Dio. “Chi non ama rimane nella morte” (1 Gv 3, 14). Ma chi ama, gusta la vita e vi rimane!

Non si combattono, cari fratelli, i fenomeni della droga e dell’alcolismo ne si può condurre un’efficace azione per la guarigione e la ripresa di chi ne è vittima, se non si ricuperano preventivamente i valori umani dell’amore e della vita gli unici che sono capaci, soprattutto se illuminati dalla fede religiosa, di dare pieno significato alla nostra esistenza. Al senso di estraneità, che tanto spesso affligge i tossicodipendenti, la società non può e non deve: opporre la propria indifferenza, né considerarsi assolta semplicemente perché sostiene l’azione del volontariato, che è, sì, insostituibile, ma è da solo inevitabilmente insufficiente. Ci vogliono leggi, ci vogliono strutture! Ci vogliono interventi coraggiosi!

Guardare con fiducia alla vita: «Contra spem in spem»

5. Come, dunque, spetta alla Chiesa operare sul piano morale e pedagogico, intervenendo con grande sensibilità in questo settore specifico, così spetta alle pubbliche Istituzioni impegnarsi in una politica seria, intesa a sanare situazioni di disagio personale e sociale, tra le quali spiccano la crisi della famiglia, principio e fondamento della società umana, la disoccupazione giovanile, la casa, i servizi socio-sanitari, il sistema scolastico. In questa campagna di prevenzione, trattamento e ricupero ha un ruolo determinante quella ricerca interdisciplinare, a cui proprio questa Conferenza ha offerto un contributo così rilevante.

Nel compiacermi per l’impegno e i risultati di questo proficuo colloquio scientifico, desidero anche rivolgere un pensiero di vivo apprezzamento alla numerosa schiera di giovani e meno giovani che partecipano a programmi di ricupero e ad ogni altra iniziativa finalizzata a questo nobile intento. Assicurando la mia fervida preghiera e la mia sentita solidarietà, rinnovo ad essi l’invito a guardare con fiducia alla vita, a credere nella grandezza inestimabile del destino della persona umana, che - amo ripetere - è riflesso dell’immagine stessa di Dio. In una parola, ripeto ancora l’invito a sperare contro ogni speranza: contra spem in spem, e lo rivolgo in particolare a quanti, con ammirevole generosità e con spirito cristiano, si fanno prossimo dei fratelli bisognosi di aiuto, perché coinvolti e travolti dal duplice deplorevole fenomeno.

La Chiesa, che vuol operare - ed è suo dovere - nella società come il lievito evangelico, è e continuerà ad esser sempre accanto a quanti affrontano con responsabile dedizione le piaghe sociali della droga e dell’alcolismo per incoraggiarli e sostenerli con la parola e con la grazia di Cristo. Egli è la luce che illumina l’uomo e può portarlo all’approdo di un’esistenza più matura e più degna.

La Vergine Santissima accompagni gli sforzi generosi di tutti coloro che spendono le loro energie in questo arduo e coraggioso servizio. Ad essi, in auspicio di soprannaturale aiuto, imparto di cuore la mia benedizione.

 

© Copyright 1991 - Libreria Editrice Vaticana

 

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