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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI DELEGATI DELLA FEDERAZIONE ITALIANA
ESERCIZI SPIRITUALI (FIES)

Sala Clementina - Sabato, 12 febbraio 1994

 

Carissimi fratelli e sorelle!

1. Vi accolgo con vero piacere, in occasione del trentesimo anniversario della fondazione della Federazione Italiana Esercizi Spirituali (FIES), della quale siete responsabili, animatori e collaboratori. Saluto il Presidente, Mons. Salvatore De Giorgi, e lo ringrazio per le parole che mi ha rivolto. Saluto tutti voi Consiglieri, Delegati, Direttori e Direttrici di Case di Spiritualità e, in modo particolare, voi giovani, che per la prima volta prendete parte all’Assemblea, in qualità di animatori di Esercizi tra i vostri coetanei.

Trent’anni or sono, mentre la grande meditazione del Vaticano II rinvigoriva l’intero Corpo ecclesiale, il compianto Mons. Giuseppe Almici, Vescovo di Alessandria, diede inizio alla FIES. Essa si propone - secondo la formulazione del nuovo Statuto - di promuovere gli Esercizi spirituali “come forte esperienza di Dio, suscitata dall’ascolto della sua Parola, compresa e accolta nel proprio vissuto personale, sotto l’azione dello Spirito Santo, che, in un clima di silenzio e di preghiera e con la mediazione di una Guida spirituale, dona la capacità di discernere, in ordine alla purificazione del cuore, alla conversione della vita e alla sequela di Cristo, per il compimento della propria missione nella Chiesa e nel mondo” (Fies, Statuto, Art. 1).

Questa ponderata descrizione è utilissima per illuminare ed approfondire il tema della vostra Assemblea, e cioè il rapporto tra i “tempi forti” dello Spirito e la nuova evangelizzazione.

2. Fissando lo sguardo su Gesù, “autore e perfezionatore della fede” (cf. Eb 12, 2), riconosciamo che Egli è tutto per il Padre e tutto per il Regno: l’esistenza terrena del Figlio di Dio è interamente dedicata ad accogliere e ad annunciare la volontà del Padre. Per questo “Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare” (Lc 5, 16), per poter poi saziare col Pane del cielo le folle che lo seguivano e lo premevano da ogni parte.

Il divino Maestro coinvolge ben presto nella sua missione i discepoli, volendo che essi vi prendano parte con la forza di quel medesimo Spirito Santo, che Egli possiede in pienezza. Per questo li invita “in disparte, in un luogo solitario” (Mc 6, 31), perché possano riposare ed entrare in intimità con Lui, attingendo direttamente alla Sorgente della Grazia.

3. Ecco, carissimi, per comprendere pienamente il significato ed il valore degli Esercizi spirituali dobbiamo aver ben presente il duplice legame che unisce i discepoli da una parte con Gesù e, mediante Lui, col Padre, e dall’altra con le folle. Queste, oggi come allora, hanno bisogno di amore e speranza, di verità e libertà. Gesù è il Seminatore, ed insegna ai discepoli a seminare con Lui e come Lui. Egli semina la Parola, certo che questa porterà frutto, e, in disparte, coltiva il seme nei cuori dei suoi discepoli, perché loro stessi possano dar da mangiare alle moltitudini (cf. Mt 14, 16).

Gli Esercizi spirituali sono destinati ai “vicini”, non ai “lontani”, ma in essi si prepara l’evangelizzazione: senza tempi forti dello spirito, durante i quali, nel silenzio, il buon seme della Parola possa essere assimilato e, per così dire, fatto “propria carne”, come potrà il discepolo diventare apostolo di Cristo? Se l’ascolto del Maestro non gli riempie il cuore di grazia e di verità, ogni sua iniziativa, pur lodevole, rimarrà un vano agitarsi, come insegna l’episodio evangelico di Marta e Maria (cf. Lc 10, 38-42).

4. Carissimi giovani qui presenti, voi potete testimoniare che le nuove generazioni cercano soprattutto questo: un messaggio che esprima l’essenziale della vita e che sia testimoniato con coerenza. Tale fu il messaggio di Cristo per i suoi discepoli; tale dev’essere la nuova evangelizzazione. Lasciatevi coinvolgere dal Signore nella sua missione. Non ponete condizioni o riserve. Soprattutto, siate voi i primi ad essere conquistati dal mistero di Cristo, disposti a lasciare tutto per conoscere Lui e farlo conoscere.

Estendo questo augurio a tutti voi che componete la FIES, e lo affido all’intercessione della Vergine di Nazaret, modello della Chiesa in ascolto e in missione. Vi accompagni nel vostro servizio ecclesiale anche la benedizione apostolica, che imparto di cuore a voi ed all’intera Associazione.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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