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Vorrei dire una parola su un tema che mi sembra sia stato trascurato: il digiuno. Non dubito che siano tanti coloro che digiunano, anche fra i Parroci e il Clero romano. Sono molti coloro che già lo fanno fra i laici, gli iscritti a Movimenti o ad altri gruppi, i gruppi di preghiera... Ma c’è qualche problema che rimane. Cristo ha detto una volta agli Apostoli che il demonio, e perciò il male, non si supera, non si vince, non si caccia via se non attraverso la preghiera e il digiuno. Noi, specialmente noi un po’ più anziani, almeno di sessant’anni, sappiamo che una volta questo problema del digiuno nella Chiesa era regolato molto dettagliatamente, con un precetto ecclesiastico speciale e poi con molte regole applicative. C’erano anche molti problemi di casistica, di teologia morale. Tutto questo è un po’ scomparso, forse soprattutto a causa delle circostanze: c’è stata la guerra, abbiamo vissuto situazioni difficili, e poi sembrava che non fosse più utile regolare il digiuno con un precetto ecclesiastico specifico troppo dettagliato. Forse questo atteggiamento era anche giusto e giustificato. Così oggi, con il precetto, il digiuno è ridotto a due giorni all’anno. Il resto si lascia all’iniziativa personale, come fatto un po’ privato di ogni cristiano. Forse è anche bene, anche giusto fare così. Ma temo che il clima dell’epoca in cui viviamo sia molto contrario a digiunare. Si parla tanto di questo consumismo: utilizzare le cose è contrario al digiunare, perché digiunare vuol dire poter lasciare le cose, poter abbandonare le cose per un motivo superiore, spirituale. Vivere più da uomo spirituale che da uomo carnale. Tutto questo mi sembra lontano dalla mentalità odierna. E non so se gli altri nostri fratelli, anche i Fratelli Ortodossi, Orientali, non stiano su questo punto in una posizione più conseguente, più forte della nostra. Senza parlare dei Musulmani, che hanno il loro “Ramadan”; certamente anche la fede ebraica è molto osservante su questo punto, su questo aspetto. Qualche volta mi viene in mente che noi siamo un po’ dietro agli altri. Non è un problema di ambizione cattolica: è solamente il problema della fedeltà al Signore e soprattutto della efficacia dei nostri sforzi, perché i nostri sforzi sono grandi e la Chiesa ha certamente la sua forza strutturale, ma c’è da temere che forse qualche volta manca questa forza spirituale che viene appunto dalla preghiera e dal digiuno. È vero che l’uomo contemporaneo occidentale è più pronto a offrire le cose agli altri, è più disposto all’elemosina, e lo fanno in molti, ci sono molte iniziative in questo senso. È più pronto a dare le cose agli altri che ad accettare la mancanza delle cose per se stesso. Certamente noi ci troviamo davanti a questo spirito del mondo e anche davanti a grandi impegni: vincere questo spirito del mondo, vincere il demonio di cui parla Cristo. È un compito, una sfida grande, difficile. Allora dobbiamo un po’ calcolare le forze, bilanciarle dall’una e dall’altra parte, vedere se non siamo troppo deboli per questa sfida, per questa lotta spirituale. Si sa che i grandi Santi, i grandi Pastori lottavano con questa forza spirituale che è la forza della preghiera e del digiuno. È una cosa che si deve certamente ricordare, forse un po’ ripristinare nella vita della Chiesa, delle Comunità cattoliche, della Chiesa di Roma. Non so se il Sinodo romano ha detto qualcosa in materia. Certamente il Sinodo ha i suoi grandi meriti ed io ringrazio il Cardinale Poletti, il Cardinale Ruini e tutte le strutture sinodali per aver portato a compimento questa grande opera del Sinodo di Roma. Lasciando il tema del digiuno e arrivando a quello della parrocchia, vorrei ringraziare ancora una volta le parrocchie romane per la buona accoglienza che riservano al Papa quando viene in visita pastorale. È anche utile visitare una parrocchia come questa ultima, della Santissima Assunta e San Michele, dove ho guadagnato una cosa importante: il Parroco mi ha detto adesso che mi dà le vacanze... Allora è una cosa utile visitare una parrocchia, specialmente quando il Parroco è un po’ “montanaro” e così sente la stessa nostalgia... Non vorrei prolungare questa riflessione. Mi basta lasciare un seme, quello del digiuno, per riflettere. Quaresima vuol dire quaranta giorni di digiuno. Gesù ha digiunato quaranta giorni e quaranta notti. È stato un digiuno veramente grande. Non è solamente questo, ma è anche questo. Così si è preparato alla grande lotta che avrebbe dovuto affrontare: subito dopo è avvenuta la grande tentazione e poi tutta la missione evangelica, la grandissima tentazione della Settimana Santa e la grandissima vittoria. Lascio questo problema alle vostre riflessioni, forse ad un ripensamento anche del Consiglio episcopale, e poi alle diverse iniziative. Quando si è già deciso che non ci sono più precetti dettagliati per il digiuno nella Chiesa, si deve pensare almeno ad iniziative appropriate e circostanziate. Per me, una conferma di questo, è stata anche la Giornata del 23 gennaio. Per il grande male che è l’odio tra i nostri fratelli dei Balcani, si è celebrata una Giornata di preghiera, il 23 gennaio, e anche di digiuno, il 21 gennaio. Questo è stato condiviso e accettato da molti, a Roma e dappertutto in Italia e fuori d’Italia. Si vede che forse c’è bisogno non di precetti meccanici di digiuno, ma di precetti ben argomentati: digiuniamo per tale scopo, per tale finalità, per aiutare tale causa. Forse in questo senso si potrebbe ripensare un po’ la pratica ecclesiale del digiuno quaresimale. Grazie!

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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