Domenica, 5 giugno 1994
Sia lodato Gesù Cristo!
1. A conclusione del Congresso Eucaristico Italiano, vorrei far giungere a tutti
voi, raccolti per la Celebrazione eucaristica, il mio cordiale pensiero. Sarebbe
stato mio vivo desiderio venire di persona ad incontrarvi, ma la provvidenza
divina ha stabilito diversamente. Vi saluto, pertanto, con affetto e a ciascuno
ripeto: la pace sia con voi!
Saluto, anzitutto, il venerato Fratello Cardinale Giacomo Biffi, Inviato
Speciale del Papa; saluto l’Arcivescovo di Siena, Monsignor Gaetano Bonicelli,
saluto i Presuli dell’amata Nazione italiana, presenti attorno all’altare.
Saluto i sacerdoti, i religiosi, le religiose, saluto i laici attivamente
impegnati nel servizio del Vangelo, saluto i giovani, saluto gli ammalati e
saluto l’intera Comunità cristiana d’Italia, così significativamente e
largamente rappresentata. Saluto cordialmente il Signor Presidente della
Repubblica, le Autorità convenute, la popolazione senese e quella toscana,
mentre allargo il mio ricordo beneaugurante all’intera Nazione.
2. Con la celebrazione del Congresso Eucaristico, noi abbiamo proclamato la fede
nel Sacramento dell’altare, questo sacramento che Santa Caterina, originaria
della vostra Città, qualificava come “il sacramento dolce del corpo e del sangue
di Gesù Cristo, tutto Dio e tutto uomo”, sacramento che ogni fedele deve
ricevere con “santo, vero e affocato desiderio” (S. Caterina, Lettera, n.
358), come “cibo soavissimo . . . el quale ci pasce e conforta mentre che siamo
peregrini e viandanti in questa vita”, sono le sue parole, di Santa Caterina
(Idem, n. 22). Il Beato Raimondo da Capua riferisce che, quando la Santa non
poteva comunicarsi, “il suo corpo soffriva più che se fosse martoriato da un
forte dolore”, e allora lo pregava: “Padre, ho fame! Per l’amor di Dio, date il
cibo all’anima mia!” (B. Raimondo da Capua, Legenda maior, II, 12, n.
315).
Edificati da tanto ardore di fede, anche noi adoriamo Cristo, che sotto
le specie del pane e del vino realmente si dona per il bene dell’intera
umanità. La verità di un Dio che si dona si è propagata ampiamente nel mondo.
È diventata peculiarità, da prima, delle grandi ed antiche civiltà greca e
romana e, in seguito, di tutte le Nazioni europee formatesi sulle rovine
dell’Impero Romano. Con la scoperta del Nuovo Mondo, tale verità si è diffusa,
insieme al Vangelo, nel continente americano; e poi in Africa come pure nel
lontano Oriente.
Per tutto questo dobbiamo rendere grazie a Dio. Ogni Congresso Eucaristico è una
solenne manifestazione di gratitudine: Eucaristia significa proprio rendimento
di grazie. Ed oggi dobbiamo insieme ringraziare il Signore per il contributo
dato dall’Italia alla conoscenza della verità su Dio che è amore, su Dio che si
dona, su Dio che si fa Eucaristia. In essa riceviamo un dono e ringraziamo del
dono. Ringraziamo per il dono della creazione, per il dono dell’Incarnazione
e della Redenzione. Ringraziamo per il dono del pane e del vino con cui
Cristo ci nutre nel nostro cammino terreno verso il Padre. Cristo è l’eterno
Figlio consustanziale al Padre; è il Verbo, per mezzo del quale e nel quale
tutte le cose sono state create; ma, contemporaneamente, egli è il Verbo in
cui si esprime l’azione di grazie di ogni creatura.
3. L’Eucaristia è ancora qualcosa di più. In essa non si esercita soltanto il
vero culto a Dio: in essa si rende presente il sacrificio di Cristo,
oblazione unica ed irripetibile della Nuova ed eterna, definitiva Alleanza (cf.
Eb 9, 14). Carissimi Fratelli e Sorelle, partecipando a questo
sacrificio, noi riscopriamo ogni volta il dovere e la gioia di fare di noi un
dono generoso e gratuito al Signore ed al prossimo. Siamo chiamati a fare
della nostra vita un sacrificio vivente unito a quello di Cristo. Il sacrificio
appartiene alla pienezza del vero culto che l’uomo deve offrire a Dio. Non si
tratta soltanto del culto della preghiera, bensì del dono di se stessi, grazie
al quale otteniamo l’eterna eredità dei figli adottivi di Dio. Dalla
comunione scaturisce il servizio, come ben ha evidenziato il tema del
Congresso Eucaristico.
Gesù donò se stesso nell’Ultima Cena, anticipando il sacrificio della
Croce. Disse agli Apostoli: “Fate questo in memoria di me” (Lc 22,
19). L’Eucaristia è, pertanto, memoriale, memoriale vivo dell’Ultima Cena e del
Calvario, sacrificio incruento, incessantemente immolato dalla Chiesa “in
persona Christi”. Sta qui il fondamento e il culmine di tutto l’ordine
sacramentale. Sta qui il segreto della vita cristiana. Tra i Sacramenti,
l’Eucaristia è quello in cui la Chiesa manifesta la sua essenza più profonda:
essa è il Corpo mistico di Cristo, è la Sposa del Redentore.
4. Oggi, carissimi, l’Italia ripete con San Tommaso d’Aquino: “Adoro te devote,
latens Deitas...”. Chi con fede si presenta davanti all’Eucaristia non può che
prostrarsi in adorazione, facendo sue le parole dell’Apostolo Tommaso: “Mio
Signore e mio Dio!” (Gv 20, 28) e quelle dell’Aquinate: “Tibi se
cor meum totum subicit, quia te contemplans, totum deficit”. L’intelligenza
dell’uomo è impotente di fronte al mistero eucaristico: “totum deficit”. Il
credente, consapevole della propria inadeguatezza, si immerge nella preghiera e
rende a Cristo sommo onore in un silenzio che riconosce e adora.
La Chiesa che è in Italia, riunita in questi giorni a Siena, adora. Il
Congresso Eucaristico nazionale è un momento importante di quell’adorazione di
Dio nascosto nell’Eucaristia, che fa parte integrante della secolare storia
italiana. Si percepisce, infatti, l’Italia “eucaristica” nelle catacombe, nelle
basiliche, nei musei; ovunque è possibile incontrare il mistero di Dio, adorato
in modo straordinario.
Possa tale adorazione restare il centro della grande preghiera con l’Italia e
per l’Italia, che si estende nell’anno corrente e la prepara al grande
Giubileo del Duemila. Possano gli italiani, specialmente le famiglie, in
quest’anno ad esse particolarmente dedicato, pregare adorando Dio che “ha tanto
amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16). L’adorazione
eucaristica, l’adorazione vissuta ed espressa in mille commoventi forme dal
popolo italiano, oggi e nel corso dei secoli, condurrà anche le nuove
generazioni di questo nobile Paese all’incontro con il loro futuro, sulla terra
e nel regno dei cieli!
Con questi auspici, tutti affettuosamente abbraccio e tutti benedico, nel nome
del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
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