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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PRESULI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE
DI CUBA IN VISITA «AD LIMINA APOSTOLORUM»

Sabato, 25 giugno 1994

 

Amatissimi Fratelli nell’Episcopato,

1. È per me motivo di grande gioia darvi il più cordiale benvenuto in questo incontro, Pastori della Chiesa a Cuba, con il quale culmina la vostra visita “ad limina Apostolorum”. La vostra presenza collegiale è una testimonianza eloquente della comunione ecclesiale che vi anima e che vi sostiene nell’opera apostolica generosa, e non priva di difficoltà, che compite a favore delle comunità che il Signore ha affidato alla vostra sollecitudine pastorale.

Come “ministri di Cristo e amministratori dei misteri di Dio” (1 Cor 4, 1) rappresentate le Chiese particolari del vostro nobile Paese, al quale si rivolge il mio pensiero e il mio profondo affetto, e in particolare i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i diaconi e i laici impegnati che collaborano generosamente per l’edificazione del Regno di Dio.

Per una felice coincidenza questa visita “ad Limina” ha luogo nel mese di giugno, tempo dedicato in modo particolare al Sacro Cuore di Gesù, che, unitamente alla devozione alla Vergine della Carità, occupa un posto prioritario nella religiosità dei cattolici cubani.

Ringrazio Mons. Jaime Ortega Alamino, Arcivescovo de L’Avana e Presidente della Conferenza Episcopale per le cordiali parole che mi ha rivolto a nome di tutti, mentre prego Dio affinché questa visita a Roma sia fonte di benedizioni per coloro che svolgono opera di apostolato nella vostra nazione.

2. Nei vostri resoconti quinquennali e nei colloqui privati avete voluto sottolineare i temi più salienti della vita ecclesiale a Cuba. Desidero ora riflettere con voi su alcune questioni specifiche tenendo anche conto dei vostri documenti collettivi e della realtà pastorale e sociale del momento presente.

In primo luogo desidero unirmi a voi per ringraziare con fervore il Signore, ricco di misericordia, per la crescita spirituale con cui sta benedicendo la Chiesa a Cuba. In effetti, stiamo assistendo a un momento di grazia nella vita delle vostre comunità ecclesiali che stanno crescendo non solo numericamente ma, e soprattutto, nel fervore della loro adesione a Cristo nella profonda comunione dei loro membri. I catechisti, gli animatori di comunità, i missionari, coloro che fanno visita ai malati e i predicatori della Parola sono eloquenti testimonianze dell’azione dello Spirito nella vostra Chiesa e segni di nuovi fermenti di vita cristiana.

Come un minuscolo chicco di senape che si trasforma in un albero frondoso e come il lievito che fa fermentare la pasta, l’azione dello Spirito sta trasformando i cuori, mostrando a molti la via del ritorno alla casa del Padre e aprendo nuovi cammini di evangelizzazione e di speranza fino ad ora sconosciuti. Tutto ciò comporta un maggiore impegno apostolico nella diffusione del messaggio cristiano e nella testimonianza di carità e di unità di tutti i membri della Chiesa. L’ora presente, cari Fratelli, deve essere l’ora dell’annuncio gioioso del Vangelo, l’ora della rinascita morale e spirituale del vostro popolo. È giunto il momento di compiere in tutta la sua pienezza l’azione pastorale della Chiesa affinché i bisognosi della luce della fede accolgano il messaggio di salvezza, i poveri, gli abbandonati e gli anziani sentano vicina la solidarietà fraterna, gli emarginati e i detenuti sperimentino l’amore di Cristo, coloro che non hanno voce si sentano ascoltati e coloro che sono trattati ingiustamente trovino difesa e aiuto.

3. Come insegna il Concilio Vaticano II, siete stati posti dallo Spirito Santo per succedere agli Apostoli come Pastori d’anime (cf. Christus Dominus, 2) mediante la triplice funzione di insegnare, di governare e di santificare. La Costituzione dogmatica su la Chiesa ci ricorda che “tra le funzioni principali dei vescovi eccelle la predicazione del Vangelo” (Lumen gentium, 25). L’opera evangelizzatrice esige dai Pastori un incondizionato dono di sé alla predicazione della verità di Cristo “potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Cor 1, 24). Impegnatevi quindi a fondo affinché la sua voce e la sua luce giungano agli uomini con coraggio e fiducia nel potere dello Spirito. Attraverso la funzione di governo nelle Chiese particolari delle quali siete Pastori e fondamento visibile di unità, servite anche il mistero della comunione della Chiesa universale. Nel consigliare, nell’esortare o nell’esercitare il vostro potere spirituale guidate i fedeli verso Cristo e siate artefici di unità nella fede e nella carità. D’altra parte l’esperienza ci insegna costantemente che niente può sostituire la testimonianza di vita del Pastore; e forse oggi più che mai, in quanto gli uomini sono particolarmente sensibili all’autenticità e alla coerenza. Per questo nell’evangelizzatore deve risplendere innanzitutto la santità di vita, dando testimonianza di un’intensa esperienza del mistero di Gesù Cristo, sentito profondamente nell’Eucaristia, nell’ascolto assiduo della Parola di Dio, nella preghiera, nel sacrificio, nel dono generoso di sé al Signore, che nei Vescovi, nei sacerdoti e nelle altre persone consacrate si esprime in modo particolare mediante il celibato. Oggi è assolutamente necessario che i Pastori della Chiesa si distinguano per la testimonianza di santità poiché questa è la prima forma di evangelizzazione (cf. Giovanni Paolo II, Redemptoris missio, 42-43).

4. A questo proposito vi incoraggio a proseguire nella vostra linea pastorale per formare integralmente le persone che hanno scelto di seguire Gesù Cristo e il suo Vangelo, senza risparmiare sforzi nell’opera catechetica a tutti i livelli. Come indica il Documento di Santo Domingo “esiste ancora molta ignoranza religiosa; la catechesi non giunge a tutti e spesso giunge in forma superficiale, incompleta in quanto ai suoi contenuti oppure meramente intellettuale, senza la forza necessaria per trasformare la vita delle persone e dei loro ambienti” (IV Conf. Gen. dell'Episcopato latinoamericano, Conclusioni, 41). È necessario che i fedeli possano continuare ad avere accesso a una catechesi completa e adeguata alle circostanze personali, familiari e sociali. Frutto dell’azione catechetica sarà indubbiamente una partecipazione più viva e cosciente dei cristiani alle celebrazioni liturgiche, in modo che questi ultimi possano trovare motivazioni e forza per testimoniare la loro fede e facciano sentire la propria presenza negli ambienti scristianizzati al fine di promuovere il nuovo incontro con il Signore.

5. Nello svolgere il compito della Nuova Evangelizzazione, a cui avete risolutamente dato impulso in occasione del V Centenario dell’avvento della Buona Novella in America, potete contare in primo luogo su coloro che il Concilio chiama “collaboratori diligenti” del Vescovo (cf. Lumen gentium, 28): i sacerdoti. Essi sono i servitori dell’annuncio della verità salvifica, maestri e guide delle loro comunità, strumenti di unità e di riconciliazione. Ad essi è affidata anche l’inculturazione del Vangelo nella società, come ha fatto Padre Félix Varela, figlio insigne di Cuba e maestro di umanesimo cristiano.

Conosco lo zelo apostolico e la generosa dedizione dei vostri sacerdoti, impegnati in una difficile opera pastorale volta a soddisfare le molteplici e urgenti necessità dei fedeli e a far fronte a gravi difficoltà. Dedicate ad essi il meglio del vostro tempo. Sia il vostro comportamento come quello di un padre, di un fratello, di un amico. Sosteneteli e confortateli nei loro compiti pastorali e nella loro vita privata. Grazie alla vicinanza del Vescovo, il sacerdote si sente animato a vivere intensamente la sua vocazione di sequela di Cristo e di amore incondizionato per la Chiesa. Promuovete anche lo spirito di stretta collaborazione con i religiosi e le religiose. Incoraggiate con la parola e con l’esempio tutti i membri della comunità cristiana affinché provino la gioia di far parte del popolo di Dio, come germe di unità, di speranza e di salvezza per tutta la società.

6. Dobbiamo rendere grazie a Dio, cari Fratelli, poiché negli ultimi anni è cresciuto fra i giovani il desiderio di un dono totale di sé al Signore nella vita sacerdotale o religiosa. Tuttavia, quanto è ancora insufficiente il numero di sacerdoti su cui potete contare attualmente per soddisfare le necessità pastorali del popolo di Dio a Cuba! Si può constatare, con grande dolore, che in proporzione il numero dei sacerdoti rispetto a quello dei fedeli è il più basso di tutta l’America Latina. Per questo, spero che la comunione e l’aiuto reciproco che devono regnare tra le Chiese sorelle a livello universale, permettano di accogliere sempre più la disponibilità e la collaborazione generosa dei sacerdoti, dei religiosi e delle religiose desiderosi di operare a favore delle comunità ecclesiali cubane. Formulo ferventi voti affinché, per soddisfare la giusta e legittima aspirazione dei fedeli di poter contare su una adeguata assistenza spirituale, si superino gli ostacoli che impediscono ancora l’ingresso nel vostro Paese di questi operai del Vangelo.

7. Continuate a diffondere la Dottrina sociale della Chiesa in tutta la sua vastità, cercando di illuminare, basandovi sul Vangelo, la vita dell’uomo e della società in modo che sia per tutti di aiuto e di ispirazione al momento di focalizzare i problemi con criteri autenticamente cristiani.

In segno di fedeltà a Gesù Cristo, la Chiesa ha tra i suoi obiettivi prioritari quello della tutela del carattere trascendente della persona umana, creata a immagine e a somiglianza di Dio. La natura spirituale e religiosa della sua missione le consente di portare a termine il suo servizio verso l’uomo e verso tutti gli uomini aldilà delle motivazioni terrene o degli interessi di parte, poiché come insegna il Concilio Vaticano II non essendo “legata ad alcuna particolare forma di cultura umana o sistema politico, economico o sociale la Chiesa per questa sua universalità può costituire un legame strettissimo fra le diverse comunità umane e le nazioni, purché queste abbiano fiducia in lei e riconoscano realmente la vera sua libertà in ordine al compimento della sua missione” (Gaudium et spes, 42).

Da quanto detto si deduce che il messaggio salvifico che Cristo ha affidato alla Chiesa deve proiettarsi nella realtà sociale, per illuminarla partendo dal Vangelo. In effetti il Concilio insegna che alla Chiesa spetta “esercitare senza ostacoli la sua missione tra gli uomini e dare il suo giudizio morale, anche su cose che riguardano l’ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime” (Ivi).

8. Di conseguenza, sempre aperti al dialogo come strumento di reciproca comprensione, non esitate a difendere in ogni momento i legittimi diritti della persona come esigenza del profondo rispetto che merita in quanto creatura di Dio dotata di una dignità unica e chiamata a un destino trascendente. Qualsiasi offesa fatta a un essere umano è anche un’offesa fatta a Dio e si dovrà rispondere di essa dinanzi a lui, giusto Giudice. Non possiamo tuttavia dimenticare che la radice di qualsiasi male è nel cuore dell’uomo, di ogni uomo. Solo da un cuore rinnovato nascerà l’esigenza interiore di rispettare la dignità di ogni persona, di perdonare il nemico, di accettare colui che ha un’opinione diversa dalla nostra, di aiutare i bisognosi, di sentirsi responsabili del bene comune. Come avete affermato nel documento collettivo El amor todo lo espera “è giunta l’ora di alzare gli occhi del cuore a Dio nostro Padre, supplicandolo per la nostra riconciliazione, per il trionfo dell’amore e della pace”. Il Signore vi ha affidato, come servitori del Vangelo, il compito di essere strumenti di riconciliazione.

9. Il laicato cattolico è chiamato a svolgere un ruolo di enorme importanza di fronte alle sfide poste dal presente e dal futuro di Cuba. Più i laici cristiani vivranno aperti alla presenza e alla grazia di Dio nel profondo del loro cuore, più saranno capaci di offrire ai loro fratelli la testimonianza di una vita rinnovata e acquisiranno la libertà e la forza di spirito necessarie a trasformare i rapporti sociali e la società stessa secondo il Disegno di Dio.

Per diffondere nel mondo i valori del Vangelo, i cristiani hanno bisogno di essere saldamente radicati nell’amore di Dio e nella fedeltà a Cristo così come si trasmettono e si vivono nella Chiesa. Per questo desidero esortarvi a intensificare gli sforzi nella formazione di un laicato adulto che collabori attivamente alla vita e alla missione della Chiesa.

In quest’opera di formazione vi esorto anche a prestare una particolare attenzione ai giovani. Presentate loro gli alti ideali della vita e della spiritualità cristiana in tutta la loro autenticità e ricchezza. Questo è il modo migliore per suscitare e per coltivare le vocazioni al ministero sacerdotale e alla vita religiosa. Tuttavia, ciò sarà possibile solo se, in seno alle famiglie, i giovani apprenderanno i valori e le regole di vita atti ad affrontare le sfide del presente. In questo Anno della Famiglia come posso non unirmi alla vostra giustificata preoccupazione dinanzi alle gravi minacce che oggi attentano all’istituzione familiare? Lo scioglimento dei matrimoni, la piaga dell’aborto, i metodi anticoncezionali, la corruzione morale, le infedeltà e le violenze sono tutti fattori che mettono in pericolo la famiglia, cellula fondamentale della società e della Chiesa.

10. Un motivo di particolare sofferenza per voi è il difficile momento che attraversa oggi il vostro Paese, in cui numerose persone e famiglie, oltre a dover affrontare altri difficili problemi, subiscono anche le gravi conseguenze della crisi economica. Dinanzi alla situazione dolorosa di tanti fratelli che si vedono privati dei beni fondamentali, avete affermato nel vostro documento collettivo El amor todo lo espera: “i Vescovi di Cuba rifiutano qualsiasi misura che, con il pretesto di porre sanzioni al governo cubano, contribuisca ad aumentare le difficoltà del nostro popolo”. A questo proposito desidero unirmi alla vostra azione solidale a favore dei più indifesi, e allo stesso tempo, esorto gli organismi ecclesiali e internazionali di aiuto umanitario e di assistenza affinché, nell’ambito della imprescindibile libertà di svolgere la loro opera, continuino a contribuire generosamente a soddisfare i bisogni di tanti nostri fratelli privi del necessario per condurre una vita autenticamente umana.

11. Cari Fratelli, il Papa vi ringrazia vivamente per l’opera generosa a favore delle Chiese particolari che il Signore ha affidato alla vostra cura pastorale, per la vicinanza e la sollecitudine dimostrate a coloro che più soffrono, per la vostra perfetta solidarietà con il popolo nonostante le difficoltà. Il popolo di Dio a Cuba spera e ha bisogno della vostra guida spirituale per poter purificarsi e rafforzare così nella verità il suo credo religioso. Come avete espresso nel documento citato in precedenza “tutti desidereremmo, e questa è la nostra costante preghiera, che a Cuba regnasse l’amore fra i suoi figli, un amore che cicatrizzi tante ferite provocate dall’odio, un amore che stringa tutti i cubani in uno stesso abbraccio fraterno, un amore che faccia giungere per tutti l’ora del perdono, dell’amnistia e della misericordia. Un amore, infine, che trasformi la felicità degli altri nella propria felicità”.

Di ritorno nelle vostre diocesi, vi prego di trasmettere ai sacerdoti, ai diaconi, ai religiosi, alle religiose e ai fedeli l’affettuoso saluto del Papa, che pensa a tutti e per tutti prega con grande affetto. Nel cuore materno della Vergine della Carità del Rame, patrona di Cuba, pongo il mio fervido augurio di poter un giorno far loro visita e condividere con essi le ricchezze della nostra fede, la gioia della nostra speranza e la testimonianza dell’amore che tutto può.

Nell’affidare al Signore voi e le vostre intenzioni pastorali, affinché portiate a termine con speranza e con gioia i compiti della nuova evangelizzazione, vi imparto una speciale benedizione apostolica.

 

© Copyright 1994 - Libreria Editrice Vaticana

 

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