Lunedì, 27 giugno 1994
Cari Fratelli nell’Episcopato,
1. È con gioia che vi accolgo in questi luoghi
in occasione della vostra visita ad Limina, e rivolgo un saluto particolare a
coloro che stanno partecipando per la prima volta a questo incontro
quinquennale: Mons. Michele Russo, primo Vescovo di Doba e Mons. Edmond
Djitangar, nuovo Vescovo di Sarh.
Ringrazio vivamente Mons. Charles Vandame,
Arcivescovo di N’Djiaména e Presidente della Conferenza Episcopale del Ciad per
essersi fatto molto cortesemente vostro portavoce. Mi congratulo con lui per
essere stato eletto nuovamente a capo della Conferenza e formulo i miei migliori
auguri affinché svolga felicemente il suo nuovo mandato.
La mia visita pastorale
nel Ciad, quattro anni fa, era stata l’occasione per rafforzare i vincoli di
comunione tra noi. Sono lieto di sentirvi dire che essa ha permesso ai cattolici
delle vostre diocesi di sviluppare il loro senso di appartenenza a una sola e
stessa Chiesa presente in tutto il mondo, e si sa quanto sia importante per un
africano far parte di un grande insieme!
Il vostro tradizionale pellegrinaggio
presso le tombe dei Santi Apostoli, Pietro e Paolo, così come i diversi incontri
romani che lo completano, costituiscono altrettanti momenti privilegiati della
nostra vita di comunione e sono volti a rafforzarla. Rendiamo grazie a Dio per
questi molteplici scambi fra noi e per queste celebrazioni vivificanti della
nostra fede comune nel Ciad e a Roma.
Permettetemi di ringraziarvi nuovamente
per avermi consentito di fare, nella vostra terra, la conoscenza delle vostre
attive comunità diocesane di cui conservo un vivo ricordo: penso a quelle di N’Djaména,
di Moundou e di Sarh. Vi prego di trasmettere loro, così come a quelle di Pala e
di Doba, i saluti affettuosi del Papa, che le ricorda tutte nella sue preghiere.
2. Dalla lettura dei vostri resoconti quinquennali si può constatare che una
buona intesa regna tra voi così come tra i Pastori e gli operatori apostolici
diocesani. Questa armonia contribuisce a sviluppare un sentimento di solidarietà
ecclesiale che conquista i cattolici di tutto il Paese. È ancora più
incoraggiante per il vostro apostolato il fatto che il Ciad sperimenti una
diversità etnica, linguistica e anche religiosa che può essere fonte di tensione
sociale o creare un clima difficile per l’azione della Chiesa.
Grazie
all’adozione di piani pastorali precisi e grazie anche ai vostri scambi fraterni
sui problemi della Chiesa e della società, la vostra azione diocesana presenta
un’omogeneità benefica per tutta la Chiesa nel Ciad. Siatene lieti!
Siate anche
lieti di guidare e di accompagnare il vostro popolo lungo “i cammini della
verità, della giustizia e della pace”, nel suo viaggio verso la democrazia
offrendogli “quel potente fermento di cambiamento” che è il Vangelo, per
riprendere le parole di Mons. Vandame.
Vi invito a proseguire nell’edificazione
di questa “Chiesa-famiglia” di Dio, di cui ha parlato la recente Assemblea
speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, riprendendo un tema molto
importante per gli abitanti del vostro continente. In effetti, la
“Chiesa-famiglia” pone l’accento sull’attenzione verso l’altro, sull’aiuto
reciproco, sul calore dei rapporti umani, sull’accoglienza, sul dialogo e sulla
fiducia; essa indica anche in che modo l’autorità debba esercitarsi come un
servizio nell’amore.
3. Per edificare questa “Chiesa-famiglia”, avete bisogno di
un numero sufficiente di collaboratori. Sebbene le vocazioni sacerdotali siano
in aumento, il numero di sacerdoti di cui disponete è ancora esiguo, tenendo
conto che fra gli abitanti del Ciad si sta assistendo a un forte movimento di
conversione al cristianesimo. Per affrontare questa situazione state pertanto
bussando a numerose porte: auspico vivamente che i vostri appelli vengano
ascoltati. Siete una Chiesa giovane, in crescita nel cuore del continente
africano.
Nel vostro Paese la grande epopea dell’annuncio missionario è iniziata
solo sessantacinque anni fa; è dunque necessario che essa continui, se non altro
per il posto importante che il Ciad occupa nella geografia religiosa
dell’Africa: esso si trova infatti sulla linea strategica di incontro fra
l’islam e il cristianesimo. Per aiutare i sacerdoti ancora poco numerosi del
Ciad, dovete anche continuare a rivolgervi ai missionari stranieri affinché
aiutino la Chiesa locale ad aprirsi all’universale e a colmare i divari etnici.
Per quanto concerne la preparazione dei candidati al sacerdozio e la formazione
permanente dei sacerdoti, sono certo che presterete loro la dovuta attenzione e
che cercherete di gestire al meglio l’eredità delle strutture create dalle
congregazioni missionarie. Per orientarvi in questo ambito, disponete ora del
“Direttorio per il Ministero e la Vita dei Presbiteri”, pubblicato lo scorso
marzo dalla Congregazione per il Clero.
4. In vista delle future assise sinodali
sulla vita religiosa vorrei salutare attraverso di voi i membri dei diversi
istituti di vita consacrata e di vita apostolica che operano nel Ciad. Esprimo
loro la mia gratitudine per la loro preziosa testimonianza evangelica e per il
loro operato.
In una “Chiesa-famiglia” la vita consacrata svolge un ruolo
particolare per rivolgere concretamente a tutti l’appello alla santità e per
testimoniare la fraternità comunitaria. Inoltre, essendo stata l’Africa fin dai
primi secoli del cristianesimo la culla della vita monastica, è opportuno, in
segno di fedeltà a questa eredità, promuovere e sostenere le vocazioni
religiose, attive o contemplative, per il bene delle Chiese locali e della
Chiesa universale. Che le vocazioni siano oggetto di un discernimento adeguato
visto che la qualità è più importante della quantità!
5. Seguendo i voti
formulati dai Padri Sinodali nel corso della loro assemblea di aprile-maggio,
state aiutando i fedeli laici a prendere sempre più coscienza del loro ruolo e
del loro posto nella Chiesa. A ragione lo state facendo mediante la promozione
di comunità ecclesiali di base. Tra le altre accolgo in particolare l’iniziativa
del “Centro di Formazione per i laici” a Sarh, iniziativa posta sotto la
protezione della Beata Bakhita, degna figura africana.
Essendo la testimonianza
di una vita vissuta nella fede un atto di evangelizzazione di grande valore, è
opportuno assicurare a tutti i battezzati, in particolare ai responsabili
cristiani, una sollecita iniziazione alla dottrina sociale della Chiesa. Ciò è
ancor più necessario nel vostro Paese poiché una delle caratteristiche della
vostra Chiesa è proprio quella di essere molto impegnata nel compito dello
sviluppo.
Le vostre popolazioni cittadine o rurali sono dinamiche: i numerosi
eventi tragici che il Ciad ha sperimentato hanno avuto, fra le altre
conseguenze, quella di obbligarle a organizzarsi e a creare gruppi che
rappresentino una grande forza di crescita. Vi esorto a incoraggiare sempre più
i fedeli affinché siano realmente portatori di speranza per il vostro Paese.
Continuate ad aiutarli a illuminare con la luce del Vangelo i diversi campi
delle loro attività: la sanità, l’educazione, la promozione della donna,
l’assistenza sociale, la tutela dell’ambiente e soprattutto le istituzioni
familiari. In effetti, è opportuno che la famiglia si rafforzi sotto la vostra
guida pastorale, tenendo indubbiamente conto dei valori del matrimonio propri
degli africani purché essi siano compatibili con i principi cristiani.
6. La
situazione dei diritti dell’uomo nel Ciad è anch’essa oggetto della vostra
attenzione. Sono numerosi i cristiani che partecipano attivamente alle leghe e
alle associazioni di difesa di questi diritti, così come, a livello ecclesiale,
lo fanno le commissioni diocesane “Giustizia e Pace” o i comitati parrocchiali
con lo stesso nome. Promuovendo una cultura della pace, voi apportate un
contributo positivo alla ricostruzione del Paese, sconvolto da lunghi anni di
guerra e di conflitti socio-religiosi. Gli avvenimenti recenti sono segni di
speranza per l’impegno degli abitanti del Ciad sulla via della cooperazione e
della pace.
7. Il ruolo dei catechisti è stato e continua ad essere determinante
per l’edificazione e la diffusione della Chiesa in Africa. Vi esorto a prestare
sempre, come già state facendo, un’attenzione particolare alla loro formazione,
alle loro condizioni di vita e di lavoro e al loro ritorno alle origini. Avete
del resto scuole per catechisti di cui potete essere orgogliosi e che permettono
di suscitare buone speranze per il futuro della Chiesa.
È parimenti
incoraggiante constatare che le donne si stanno impegnando sempre più
nell’apostolato. Auspico che le “madri catechiste” soddisfino sempre meglio il
bisogno di un’educazione cristiana dell’attuale gioventù che è quella che ha più
sofferto a causa della guerra. Esse non solo contribuiscono a risvegliare i
propri i figli alla fede, ma aiutano anche gli adolescenti a soddisfare le
esigenze della vita cristiana.
8. Per quanto riguarda le risorse economiche e la
loro gestione, la Chiesa nel vostro Paese dipende molto dall’aiuto esterno e,
vivendo così essenzialmente di sussidi che non ha dovuto essa stessa
raccogliere, rischia di perdere il senso della realtà. Normalmente la vita
materiale di una Chiesa particolare dovrebbe essere assicurata dalla generosità
dei suoi fedeli: è opportuno quindi, nonostante le difficoltà economiche
attuali, formare in tal senso le mentalità e i comportamenti.
Auspicando che le
Chiese con più anni di vita continuino a svolgere il loro dovere di solidarietà
nei confronti di quelle più giovani, bisogna incoraggiare i cattolici del Ciad
affinché diventino sempre più autosufficienti e si orientino maggiormente verso
l’edificazione di comunità ecclesiali più parsimoniose.
9. Tra le vostre
preoccupazioni pastorali bisogna citare anche il risveglio islamico che si
manifesta mediante la presenza attiva di predicatori stranieri e che assume a
volte aspetti violenti. I cattolici sono turbati dalla presenza massiccia
dell’Islam nel Ciad e da ciò che sta accadendo nei Paesi vicini. In un contesto
così difficile come il vostro e tenendo conto del proselitismo di alcuni
militanti islamici, fautori di un diverso progetto di società, vi invito a
continuare le sessioni di formazione per la conoscenza dell’Islam. In tal modo,
da un lato i cristiani supereranno alcuni pregiudizi generati dall’ignoranza e
dall’altro comprenderanno meglio le ricchezze della propria fede, ne saranno
fieri e, grazie alle solide basi così acquisite, si sentiranno più sicuri nel
dialogo con i loro fratelli musulmani. Auspico che, laddove è possibile, e
facendo attenzione ad alcune pratiche sleali, il “dialogo della vita” tra
cristiani e musulmani continui e progredisca, così come il “dialogo delle opere
di misericordia”. Si può così formulare l’augurio che il volontariato
contribuisca a una maggiore solidarietà e a un dialogo sincero con coloro fra i
musulmani che sono più aperti e generosi.
10. Nel concludere, formulo l’augurio
che le vostre giovani Chiese proseguano la loro opera missionaria e che
continuino ad assumersi le loro responsabilità evangeliche per la difesa dei
diritti dell’uomo e per rimanere nell’unità, per un annuncio sempre più efficace
della Buona Novella (cf. Gv 17, 21).
Chiedo a Dio di concedere a tutti gli
abitanti del Ciad un reale benessere fisico e spirituale nella dignità propria
delle persone amate da Dio e redente dal sangue di Cristo. Li benedico di tutto
cuore, in particolare coloro che soffrono. Infine a voi, collaboratori
nell’edificazione della Chiesa nel Ciad, imparto un’affettuosa benedizione
apostolica.
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