The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DEL SANTO PADRE
 GIOVANNI PAOLO II
AI MEMBRI DELLA GIUNTA E
DEL CONSIGLIO DELLA REGIONE LAZIO

Sabato, 31 gennaio 1998

 

Signor Presidente della Giunta Regionale,
Signor Presidente del Consiglio Regionale,
Illustri Membri della Giunta e del Consiglio,
Gentili Signore e Signori!

1. Secondo una lieta consuetudine, all'inizio di ogni nuovo anno ho il piacere di accogliere l'Amministrazione regionale del Lazio nelle persone dei suoi rappresentanti, per uno scambio di auguri che esprime il profondo legame tra la Regione ed il Vescovo di Roma. Per ciascuno di voi e per i vostri familiari formulo i migliori voti di serenità e di bene ed auspico un proficuo adempimento del compito istituzionale a voi affidato. Saluto, in particolare, il Presidente del Consiglio Regionale, On. Luca Borgomeo. Esprimo, altresì, gratitudine al Signor Presidente della Giunta, On. Piero Badaloni, per le cortesi espressioni che mi ha rivolto a vostro nome e vi ringrazio tutti per la vostra presenza.

Mancano ormai meno di due anni al Grande Giubileo dell'Anno Duemila. Con vivo apprezzamento ho ascoltato le parole circa l'impegno con cui state operando in preparazione a questo storico traguardo, e vi ringrazio per quanto andate compiendo nei vari settori di vostra competenza. Fate sì che, grazie anche al vostro contributo, i pellegrini e i visitatori, ma in primo luogo gli abitanti della regione, possano vivere tale evento straordinario come occasione di rinnovamento spirituale e sociale.

2. L'Anno Santo costituisce infatti una provvidenziale occasione, anche sul piano civile, per promuovere una società più equa, che non perda mai di vista la persona umana, con i suoi diritti e i suoi doveri, come ho ricordato nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest'anno, cinquantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. La persona dev'essere al centro di ogni progetto sociale (cfr n. 3). Le grandi sfide sul piano mondiale si riscontrano anche, fatte le debite proporzioni, nell'ambito di vostra competenza. Penso, ad esempio, a quelle di assicurare una globalizzazione nella solidarietà (cfr ibid.), di promuovere la cultura della legalità e contrastare la corruzione (cfr n. 5), di prevenire e combattere l'usura (cfr n. 6).

"Individui, famiglie, comunità, nazioni, tutti sono chiamati a vivere nella giustizia e ad operare per la pace. Nessuno può dispensarsi da questa responsabilità" (n. 1). Chi, poi, si trova a ricoprire una carica di governo ha una speciale opportunità per offrire il proprio contributo al raggiungimento di questi importanti obiettivi e, quindi, allo sviluppo di un'autentica democrazia. Questa, infatti, "è possibile solo in uno stato di diritto e sulla base di una retta concezione della persona umana. Essa esige che si verifichino le condizioni necessarie per la promozione sia delle singole persone mediante l'educazione e la formazione ai veri ideali, sia della 'soggettività' della società mediante la creazione di strutture di partecipazione e di corresponsabilità" (Enc. Centesimus annus, 46).

3. Durante i nostri annuali appuntamenti è quasi diventato d'obbligo toccare la questione del lavoro, che costituisce la priorità nell'agenda dei governi delle nazioni europee, ed assorbe anche buona parte delle vostre energie.

Al conseguimento di una piena e dignitosa occupazione l'autorità pubblica deve concorrere sia direttamente che indirettamente. Indirettamente e secondo il principio di sussidiarietà, creando le condizioni favorevoli al libero esercizio dell'attività economica, così da portare ad un'offerta abbondante di opportunità di occupazioni e di fonti di ricchezza. Direttamente e secondo il principio di solidarietà, ponendo a difesa del più debole alcuni limiti all'autonomia delle parti, che decidono le condizioni di lavoro, e assicurando in ogni caso un minimo vitale al lavoratore disoccupato.

"I giovani che la società emargina, compresi i numerosissimi immigrati e quelli che sono schiavi di pericolose devianze, devono essere inoltrati sulla strada del lavoro, affinché il valore della loro umanità venga promosso e rispettato" (Discorso al Convegno "Formazione professionale e solidarietà sociale, nel centenario della Rerum novarum", 1 dicembre 1990). Auspico che all'impegno dei Centri di formazione professionale di ispirazione cristiana, che non cessano di svolgere una funzione quanto mai importante per l'educazione della gioventù, sia sempre riservata la dovuta attenzione da parte sia dell'iniziativa privata che delle pubbliche istituzioni.

4. Un altro delicato settore sul quale desidero attirare la vostra attenzione è quello della sanità e, in modo particolare, della collaborazione tra l'amministrazione pubblica e le istituzioni cattoliche.

La Chiesa, fedele all'esempio e al mandato di Cristo, ha sempre manifestato una speciale sollecitudine verso i malati. In ogni epoca la comunità ecclesiale ha dato vita a molteplici istituzioni di cura ed ha assicurato una qualificata presenza negli ospedali pubblici. E' assai importante che a Roma e nel Lazio questa fattiva collaborazione continui ed anzi si sviluppi. E' dovere dell'Amministrazione Regionale sostenere queste benemerite istituzioni, che svolgono un alto servizio a favore della società, erogando i dovuti contributi e permettendo loro di continuare ad operare con serenità in adesione alle loro ispirazioni ideali.

5. Colgo, altresì, l'occasione di questo incontro con voi per rinnovare un appello in favore della famiglia. Sapete quanto mi stia a cuore questa cellula primaria della società, struttura portante della civiltà e della vita di una nazione. Ogni buon amministratore pubblico, a maggior ragione se egli fa riferimento ad un'etica cristiana, non può non tenere la famiglia quale "prisma", per così dire, attraverso cui considerare tutti i problemi sociali.

Ribadisco pertanto che "è urgente promuovere non solo politiche per la famiglia, ma anche politiche sociali che abbiano come principale obiettivo la famiglia stessa, aiutandola, mediante l'assegnazione di adeguate risorse e di efficienti strumenti di sostegno, sia nell'educazione dei figli sia nella cura degli anziani, evitando il loro allontanamento dal nucleo familiare e rinsaldando i rapporti tra le generazioni" (Enc. Centesimus annus, 49).

L'appello in favore della famiglia si allarga poi logicamente in quello correlativo a favore della scuola, che le famiglie hanno diritto di scegliere per i loro figli. La Chiesa non si stancherà mai di ricordare tale diritto dei genitori ed il dovere, pertanto, delle pubbliche autorità a rendere effettivo tale diritto, favorendo e sostenendo un'autentica parità scolastica.

6. Illustri Signore e Signori, auspico che, in ogni campo, vi sia sempre la più ampia collaborazione tra l'Amministrazione regionale e le autorità ecclesiastiche a tutti i livelli. Auspico, altresì, che ogni persona credente offra generosamente il suo apporto per la costruzione di un futuro a reale dimensione dell'uomo.

Vi rinnovo di tutto cuore i miei auguri di ogni bene, pregandovi di recarli alle vostre famiglie ed ai vostri collaboratori, e su tutti invoco volentieri la benedizione del Signore.

Mancano ormai meno di due anni al Grande Giubileo dell'Anno Duemila. Con vivo apprezzamento ho ascoltato le parole circa l'impegno con cui state operando in preparazione a questo storico traguardo, e vi ringrazio per quanto andate compiendo nei vari settori di vostra competenza. Fate sì che, grazie anche al vostro contributo, i pellegrini e i visitatori, ma in primo luogo gli abitanti della regione, possano vivere tale evento straordinario come occasione di rinnovamento spirituale e sociale.

 

© Copyright 1998 - Libreria Editrice Vaticana

top