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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II 1. Sono lieto di accogliervi, carissimi Fratelli e Sorelle della Diocesi di
Albano, in questa Udienza speciale. A voi tutti, autorità, sacerdoti,
seminaristi, diaconi permanenti, religiosi, religiose e laici il mio saluto
affettuoso! Ringrazio il Vescovo, Monsignor Agostino Vallini, per il caloroso indirizzo
che mi ha rivolto. Insieme con lui ringrazio i vostri due rappresentanti, che
hanno ben interpretato i vostri sentimenti. Desidero porgere anche un
particolare saluto al Signor Cardinale Angelo Sodano, mio Segretario di Stato
e Vescovo titolare di Albano, come pure al Vescovo Ausiliare, Monsignor Paolo
Gillet. Sono grato a tutti voi, popolo dell'antica Chiesa suburbicaria di Albano,
che siete giunti cosi numerosi a questo appuntamento con il Successore di
Pietro. Tante volte ho potuto sperimentare la vostra devozione ed il vostro
affetto, soprattutto in occasione della mia permanenza a Castel Gandolfo. Sono
sentimenti che hanno radici antiche: la via Appia, che attraversa il vostro
territorio, è stata percorsa dai santi apostoli Pietro e Paolo e la fede da
essi predicata è stata confessata con il sangue dai vostri martiri, i santi
patroni Pancrazio, Senatore e compagni. Dalla linfa di queste radici
apostoliche e dal sangue dei martiri si è sviluppata la genuina fede
cristiana, che è giunta fino alle presenti generazioni con testimonianze
fulgide quali il martirio di santa Maria Goretti.
2. Consentitemi di ritornare col pensiero all'incontro che ebbi con voi nel
1985, in preparazione del Sinodo diocesano. In quella circostanza, mi
venne presentato il cammino pastorale che la vostra Comunità ecclesiale si
apprestava a percorrere per adeguare l'azione apostolica alle mutate esigenze
dei tempi. Ricordo che vi invitai allora
a "camminare insieme". Il Sinodo assunse quelle parole come
proprio motto. E' un impegno che resta attualissimo anche oggi. La Chiesa è una comunità di fratelli che vivono della forza vivificante
dello Spirito di Cristo risorto ed esprimono l'unità dei cuori non solo nella
comunione spirituale, ma anche nella corresponsabilità pastorale. Costruire
Ia Chiesa vuol dire camminare insieme sulle vie della santità e del servizio
apostolico, mostrando il volto di una comunità gerarchicamente ordinata
intorno al proprio Pastore. Pur senza nulla togliere alla ricchezza e alla
varietà delle esperienze pastorali particolari, "camminare insieme"
significa non cedere alla tentazione della frammentazione e della dispersione,
frutto di un arbitrio apostolico incontrollato. Soprattutto voi, carissimi Sacerdoti, che formate un unico presbiterio, siate
in mezzo al vostro popolo testimoni di unità. Essere fedeli a Cristo
- vogliate ricordarlo sempre - significa essere fedeli alla Chiesa. Vi
esorto, pertanto, a coltivare la comunione presbiterale intorno al Vescovo,
cui spetta autenticare il cammino ecclesiale e la prassi pastorale. 3. Dalla celebrazione del vostro Sinodo diocesano è scaturito un programma
pastorale centrato su alcuni precisi obiettivi, tra i quali emergono la
nuova evangelizzazione, la pastorale familiare, l'attenzione e la cura dei
giovani. Quale vasto campo di azione missionaria essi aprono davanti a voi,
carissimi sacerdoti, religiosi, religiose e laici! L'evangelizzazione, innanzitutto! Essa deve
diventare il vostro impegno prioritario e permanente. Davanti alle sfide del
secolarismo e della scristianizzazione è necessario reagire con coraggio e,
insieme, con capacità innovativa, lucidità di analisi e fiducia nella forza
dello Spirito Santo. Già in occasione del Convegno ecclesiale di Palermo
annotavo: "Il nostro non è il tempo della semplice conservazione
dell'esistente, ma della missione. E' il tempo di proporre di nuovo, e prima
di tutto, Gesù Cristo, il centro del Vangelo" (Insegnamenti di
Giovanni Paolo II, vol. XVIII/2, 1995, p. 1196). Molto opportuna è, perciò,
la scelta operata dal vostro Sinodo diocesano, perché non manchi a nessuno
l'alimento dell'evangelizzazione. Quanto, poi, all'istituto familiare, sappiamo bene come esso, nei
tempi odierni, sia stato investito da profonde e rapide trasformazioni indotte
dalla società e dalla cultura. Il matrimonio e la famiglia costituiscono uno
dei beni più preziosi dell'umanità. Giustamente, perciò, il vostro Sinodo
ha dedicato a questo tema ampia riflessione, assumendo altresì l'impegno di
un progetto di pastorale familiare. Al compimento di questo impegno, desidero
incoraggiare la comunità diocesana, con l'auspicio che ogni famiglia
cristiana diventi soggetto di pastorale attiva e feconda. 4. Il Sinodo ha poi volto il suo sguardo premuroso al mondo dei giovani.
Le urgenze pastorali certamente sono molteplici, ma quella giovanile è la più
evidente e pressante, perché nei giovani avanza il futuro e si annuncia il
volto della Chiesa e della società del nuovo millennio. Il mondo giovanile
presenta indubbiamente dei problemi, ma nasconde anche in sé un immenso
potenziale di bene. La Giornata Mondiale della Gioventù, che abbiamo
celebrato pochi giorni or sono, è stata una splendida conferma di quanto sia
giusto confidare nelle nuove generazioni ed offrire loro opportunità
positive, perché incontrino Cristo e lo seguano generosamente. Investite,
dunque, valide energie pastorali a favore della gioventù, promuovendo luoghi
di aggregazione dove i giovani, dopo aver ricevuto la prima iniziazione
cristiana, possano sviluppare in un gioioso clima comunitario i valori
autentici della vita umana e cristiana. Abbiate premura anche dei tanti giovani, che non frequentano la comunità
ecclesiale e che si riuniscono sulle strade e nelle piazze, esposti a rischi e
pericoli. La Chiesa non può ignorare o sottovalutare questo crescente
fenomeno giovanile! Occorre che operatori pastorali particolarmente preparati
si accostino ad essi, aprano loro orizzonti che stimolino il loro interesse e
la loro naturale generosità e gradatamente li accompagnino ad accogliere la
persona di Gesù Cristo. 5. Anche nella vostra diocesi un problema è diventato particolarmente
acuto, quello delle vocazioni sacerdotali e religiose. Spetta
anzitutto ai
presbiteri, particolarmente ai parroci, annunciare con passione il Vangelo della
chiamata, discernendo e curando i
germi di
vocazione al
presbiterato ed alla
vita consacrata
con la
parola e
con la
testimonianza della vita. La loro azione dovrà essere coordinata e
sostenuta a livello diocesano con opportune iniziative e, soprattutto, dovrà
essere accompagnata dalla preghiera insistente dei fedeli. Voglio, infine, esprimere il mio vivo compiacimento per la sensibilità e
l'impegno che la Diocesi di Albano mostra nel campo dell'accoglienza
di tanti
fratelli e
sorelle, soprattutto emigrati, che vivono privazioni e disagi di ogni
genere, lontano dalla loro terra di origine e dagli affetti dei loro cari. Vi
incoraggio a perseverare in questa opera di misericordia, memori delle parole
del Salvatore: "Ero forestiero e mi avete ospitato" (Mt
25,35). Come vedete, le cose da fare sono molte. Affido i vostri buoni propositi
all'intercessione della Vergine Santissima, verso la quale so essere molto
intensa la vostra devozione. Maria accompagni con la sua protezione il vostro
"camminare insieme" con il vostro nuovo Pastore. Con questo auspicio imparto a lui ed a tutti voi la mia affettuosa Benedizione.
© Copyright 2000 - Libreria Editrice Vaticana
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