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GIOVANNI XXIII 

ANGELUS*

Castel Gandolfo
Domenica, 12 agosto 1962

 

L'Angelus Domini consacra per tutti i secoli il congiungimento del cielo con la terra, del divino con l'umano. In quest'ora amiamo associare alle intenzioni della Nostra preghiera il giovane pilota dello spazio.

Diletti figli appartenenti a tutte le genti, voi siete qui adunati come buoni fratelli, mentre il pilota sta esperimentando, in modo quasi decisivo e certo determinante, le capacità intellettuali, morali e fisiche dell'uomo, e continua quella esplorazione del creato, che la Sacra Scrittura incoraggia nelle sue prime pagine: Ingredimini super terram et replete eam [1].

I popoli, e in particolare le giovani generazioni, seguono con entusiasmo gli sviluppi delle mirabili ascensioni e navigazioni spaziali. Oh! come vorremmo che queste intraprese assumessero significato di omaggio reso a Dio creatore e legislatore supremo.

Questi storici avvenimenti come saranno segnati negli annali della conoscenza scientifica del cosmo, così possano divenire espressione di vero e pacifico progresso, a solido fondamento della umana fraternità.

L'apostolo Pietro incoraggiava i Romani allo studio, all'amore, all'imitazione di Cristo, la cui parola « è come lampada che brilla in luogo buio, fino a quando il giorno spunti e la stella del mattino si alzi nei cuori » [2].

 


*A.A.S., vol. LIV (1962), n. 10, pp. 590-591.

[1] Cfr. Gen. 9, 1-7.

[2] Cfr. 2 Petr. 1, 19.

 

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