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SOLENNITÀ DELL'IMMACOLATA CONCEZIONE
DELLA BEATA VERGINE MARIA
OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
Basilica Vaticana
Lunedì, 8 dicembre 1982
Diletti figli Nostri!
Per ogni giorno della vita, il Signore riserva alle anime nostre le sue
consolazioni e le sue grazie.
Questo, dedicato al culto di Maria nel suo altissimo privilegio dell'Immacolato
Concepimento, è per il Nostro spirito uno dei più fausti di questi ultimi mesi.
La vostra presenza, cari fratelli e figli di Bergamo, per le circostanze che
l'hanno effettuata e per la solennità con cui si afferma sotto queste magnifiche
volte della Basilica Vaticana, innanzi a tanti e tanti altri figli Nostri, tutti
fratelli nella fede, appartenenti a diverse diocesi d'Italia e del mondo, è per
i Nostri occhi e più per il cuore Nostro, motivo di gioia composta e profonda,
ma straordinariamente benedetta.
Vi ringraziamo, e già Ci preme di effondere a piene mani sopra di voi la
primizia delle Nostre Benedizioni. La gratitudine per voi presenti, e per quanti
voi rappresentate e portate nel cuore, è viva e vibrante.
Essa si volge innanzitutto al venerato fratello e figlio Nostro Monsignor
Giuseppe Piazzi, degnissimo e tanto caro ed amato Presule della Nostra Bergamo;
ai Signori Canonici, al cui ceto Ci fu così caro di appartenere, anche se a
semplice titolo di onore, per tanti anni; ai parroci e sacerdoti tutti, venuti
con sacrificio personale, ed in così eletta schiera, a salutare il loro antico
condiscepolo, o maestro, o direttore spirituale, che negli anni di servizio in
diocesi, e poi nei 37 che trascorse nei vari uffici e ministeri affidatigli
dalla Santa Sede, non desiderò altro che di essere amico e fratello di ciascuno.
Il Nostro grato saluto si volge con particolare accento di rispetto e di
affezione ai nobili e così copiosi Rappresentanti dell'ordine civico e sociale
variamente disposti nei vari gradi delle loro competenze ed attribuzioni, che
furono sempre così cortesi ed amabili verso la Nostra persona; ai diletti
seminaristi, che riguardiamo con speciale predilezione, perchè essi sono il
fiore delle speranze più belle della diocesi: spes messis in semine; ai
membri delle Associazioni cattoliche e di tutte le altre istituzioni qui
convenuti; ma inoltre ai sacerdoti e fedeli che non poterono venire a Roma; agli
ammalati, ai sofferenti, ai poveri, ai tribolati nello spirito, ai bambini, agli
anziani. Il Nostro abbraccio è come uno sguardo, che va a cercare tutti i punti,
a Noi tutti noti, della cara terra natìa, dove per un cuore di figlio tutto è
bello e degno di rispetto e di immutato e di immutabile amore.
Il mistero di misericordia del Signore che avvolge la Nostra persona nulla
toglie alla umiltà ed alla povertà del Nostro spirito. Ma neppure Ci impedisce
di entrare nel cantico di ringraziamento al Signore, che voi da parecchi giorni
levate intorno agli altari e nella gioia serena delle vostre case, nel ricordo
del vostro concittadino.
Che dalla terra nostra solcata da tanti prodigi di pietà religiosa e sentita, di
generosità operosa e costante, il Signore questa volta, come fece per l'antico
popolo traendo il piccolo Davide dai pastori di Betlemme, abbia scelto il nuovo
Sommo Pontefice, facendolo depositario della grande tradizione Apostolica,
suggellata dal Sangue del Figliolo suo, è tale avvenimento, innanzitutto per Noi
che vi parliamo, da obbligarCi a sciogliere i Nostri calzari, nell'atto di
procedere verso il roveto ardente dove la carità divina Ci attende e già Ci
consuma.
Il constatare la manifestazione della bontà di Dio per Noi e per voi, cari
fratelli e figli di Bergamo, è motivo di alte considerazioni, che potrebbero
intrattenerCi, più che non convenga a questa liturgica celebrazione.
Di fatto il bonum et iucundum di una famiglia, di una diocesi, di un
popolo è il sentirsi tutti fratelli, insieme adoranti lo stesso Padre delle
misericordie, che per la diffusione della sua grazia penetra ed avvolge la
Chiesa Cattolica tutta intera. E questo — come oggi constatiamo oculis
nostris — è già il primo frutto dell'onore, che il Signore ha voluto fare a
tutta la Chiesa Bergomense nella persona di uno dei suoi figli.
Pensiamo con intima tenerezza alle anime nobili e fervide, i nostri grandi
morti, sacerdoti e laici, a cui fu familiare la Nostra giovinezza e l'esercizio
del Nostro ministero sacerdotale in Bergamo, prima che l'obbedienza Ci chiamasse
altrove, che vediamo qui in ispirito, come in atto di precedere ed accompagnare
questo stuolo numeroso ed imponente di fedeli congregati da tutti i punti della
vasta diocesi: dalla città, dal piano, dalla montagna, appartenenti a tutte le
età e tutti insieme palpitanti di uno stesso sentimento di fede, di patrio amore
e di elevazione spirituale.
Ciò edifica la Nostra e le vostre anime, anche se non costituisce una sorpresa,
essendoCi familiare allo spirito questa prontezza e vivacità di manifestazioni
collettive.
Da questa prima considerazione, discende l'altra che invita ciascuno di noi a
volersi in qualche modo distinguere, non per vana ambizione, ma per solidità di
principii e per attività di cooperazione al bene comune, nel che consiste
l'onore e la esaltazione della Santa Chiesa Cattolica.
Nei suoi arcani disegni, il Signore stabilì che nella Nostra vita sacerdotale
prendessimo contatti, in Oriente ed in Occidente, con uomini di molti paesi e di
diversa educazione. Questo fatto permise di sentirCi fare all'orecchio più e più
volte, l'elogio della fede radiante e della pietà distinta e generosa della
gente Bergamasca. Pensate se questo non fu sempre per Noi motivo di commossa
esaltazione e di grande incoraggiamento.
A giudicare — come spesso accade — secondo i criteri umani, poteva sembrare
quasi una lacuna che, ad una diocesi così nota al mondo intero per il fervore
del suo sentimento religioso e per la nobiltà delle sue opere di attività
cattolica, fosse mancato sin qui l'onore di esprimere dal suo seno il
rappresentante più alto della massima dignità ecclesiastica.
Bergamo, che ebbe nei secoli i suoi martiri, i suoi santi illustri, i suoi
missionari generosi ed eroici, prelati dotti, vescovi venerandi, cardinali
distintissimi di Santa Chiesa, ha oggi il suo Papa, anche lui nulla più che
servo dei servi di Dio, ma figlio della sua terra e della sua sacra tradizione.
Le disposizioni liturgiche, che avvolgono la persona del nuovo eletto,
prescrivono più volte la prostrazione di tutti innanzi a Lui, come a Vicario di
Gesù Cristo. Lasciate che vi diciamo in confidenza, e con intima emozione che
sempre Ci si rinnova: chi più sente il bisogno di prostrarsi e si prostra in
atto di umile e silenziosa adorazione innanzi al Padre delle misericordie,
questi siamo Noi stessi per primo.
Fratelli e figli di Bergamo! Voi leggete nel Nostro cuore, e non vi occorrono in
argomento altre parole. Vogliate perciò unirvi alla Nostra confessione, alla
Nostra preghiera, al Nostro canto.
Non vi tornerà per altro discaro il ricordarvi che la responsabilità posata ora
sopra le Nostre spalle sopravviene in qualche modo anche come nuova
responsabilità per ciascuno di voi, sacerdote e laico, per le famiglie nostre
così care e virtuose, e per la Chiesa Bergomense tutta intera. Il fatto di poter
dire in faccia al mondo di avere espresso il nuovo Papa è invito per voi a
rendervi sempre più degni di questo onore, con più acceso fervore di opere
esemplari al cospetto della Chiesa universale.
Arrivati presso al valico della Nostra lunga vita, e rivolgendoci a riguardare
ai tanti e tanti ormai passati alla eterna vita, a cui accennavamo poc'anzi, ai
tanti e tanti — diciamo — del clero e del laicato, che Ci furono familiari, e la
cui immagine ritorna al Nostro spirito come una apparizione che intenerisce, e
con cui ameremmo trattenerCi in conversazione, il senso di solitudine che
potrebbe assalirCi viene temperato e raddolcito dal pensiero della generazione
nuova, che unisce lo spettacolo della sua presenza alla presenza di quelli che
sono più avanti nel viaggio, tutti insieme bene associati ed intesi nella
preparazione di tempi nuovi.
Concedete un'altra confidenza alla familiarità, pur sacra e solenne, di questo
incontro: essa contiene un augurio di fedeltà da parte dei figli della
generazione presente e delle generazioni successive: di fedeltà cattolica,
diciamo, così costante e fervorosa da sorpassare quel poco di merito Nostro, e
dei nostri vecchi che ci hanno preceduto. A distanza anche di secoli si possa
dunque dire dei Bergamaschi venturi, della attività religiosa e civica di
ciascuno, che nel senso della pratica delle virtù evangeliche e della fedeltà a
questa Sede Apostolica i Bergamaschi dei nuovi tempi hanno saputo emulare ed
anche sorpassare l'epoca di Papa Giovanni.
Perchè il voto si avveri, i sentimenti Nostri e vostri vengono deposti ed
offerti su questo altare della Confessione dell'Apostolo Pietro, con voce di
preghiera, perchè questo Pontificato, umile da parte Nostra, ma solenne in
faccia alla storia, sia santificato già dalla grazia divina e torni in fervore
per quanti costituiscono la grande famiglia cattolica.
Sì: specialmente qui tutto è grazia del Signore! Le responsabilità assunte con
la Nostra accettazione timorosa e tremebonda, ma pur confidente e serena,
vengono fortificate da quel trionfo dell'intervento divino che supplisce alle
deficienze della natura, che difende dagli assalti del Maligno, che fortifica il
buon proposito di ogni giorno e addolcisce le difficoltà inevitabili del vivere
sulla terra nella direzione delle mète celesti, a cui i nostri sguardi sono
sempre rivolti.
La fedeltà alla tradizione del passato è garanzia di felice avvenire.
Quanto alla Nostra umile persona che voi, tornando a Bergamo, lasciate qui al
compito Suo sacro e tremendo, permettete che Ci abbandoniamo alle belle parole
del Libro Sacro applicate alla liturgia della festa di S. Pio X, il cui nome e
la cui memoria di patriarca di Venezia e di Pastore della Chiesa universale Ci
seguono sempre.
« Io ti ho parlato nella visione dei santi tuoi. Tu hai detto: ecco, io ho
esaltato dalla mia plebe questo mio prediletto. Egli è Davide, il mio servo : io
l'ho consacrato con la unzione sacra: la mia mano lo sorreggerà: il mio braccio
sarà la sua forza ».
Diletti figli Nostri! Il mistero della nostra vita è nelle mani di Dio. Ciò che
importa è camminare in giustizia e santità innanzi al cielo, innanzi alla nostra
coscienza, in esemplarità di atti caritatevoli e puri.
Ai nostri concittadini auguriamo di poter riuscire, Noi e loro, a tale
perfezione di condotta, a tale fervore di attività cristiana e cattolica, così
da imprimere il segno umile ma robusto e duraturo del Nostro passaggio e del
Nostro servizio negli annali della Chiesa di Dio.
A questo punto piace sollevare ed allargare lo sguardo al di là della felice
presenza dei Nostri concittadini di Bergamo, a quanti sono oggi intorno a Noi, a
nobile corona presso il Sepolcro del primo Papa, in questa Roma che è sempre
attraimento degli occhi e dei cuori.
Salutiamo pertanto con vivo compiacimento le schiere della Gioventù Italiana di
Azione Cattolica maschile e femminile, fervorose e compatte e distintissime
nell'amore e nello studio del catechismo e del canto sacro, per cui meritarono
la premiazione al cospetto del Papa.
Figli diletti! Il Catechismo, questo piccolo libro, non occorre, ma piace
ripeterlo, è la summa veritatis et caritatis: è la manuductio per
il presente e per l'avvenire di ciascuno di voi. Siamo certi che voi
apprezzerete sempre più con gli anni questo incitamento paterno.
Possiamo dirvi in confidenza che niente ci riusciva più gradito a Venezia, che
fu e resta l'esperienza pastorale più cara della Nostra vita, che di
incoraggiare allo studio del Catechismo e di richiamare il clero ed i laici più
sensibili a questo problema, talora con voce grave e supplichevole, al
compimento di questo sacro dovere del docere, cioè dell'insegnare la
dottrina di Cristo.
Salutiamo inoltre la distinta accolta di appartenenti alla Associazione
Nazionale dei Donatori del Sangue, istituzione che conosciamo ed apprezziamo da
parecchi anni, e di cui potemmo rilevare la provvidenziale presenza, e di cui
ieri fummo ben lieti di accogliere e di benedire la nobile e benemeritissima
rappresentanza.
Anche a voi, cari Allievi Ufficiali della Scuola di Artiglieria di Bracciano, ai
vostri Superiori ed alle vostre famiglie il Nostro cordiale benvenuto
incoraggiante e benedicente.
In questa giornata così solenne, i ricordi di Maria Immacolata, fanno esaltare
in questo tempio Vaticano tutti i nostri sentimenti. È detto che quando 1'8
dicembre 1854 il Santo Padre Pio IX leggeva la Bolla della Definizione dogmatica
dell'Immacolato concepimento di Maria, un raggio di sole irruppe nel tempio ed
avvolse la sacra persona del Papa. È sempre la luce della nostra Madre celeste
che si diffonde, che trasmette letizia, che rafforza le buone volontà, che
affratella gli animi.
E rammentiamo spirito quando l'altro Pio, il X, celebrando il mezzo secolo di
quella proclamazione, apparve ai Nostri occhi di giovanissimo sacerdote, come
emanazione di luce celeste, che dissipò dal volto del Santo Pontefice ogni
traccia di preoccupazione per i gravi interessi della santa Chiesa, e che lo
rese splendente come quello di Mosè sul Sinai a conforto, a letizia, a
benedizione universale.
È sempre Lei, la nostra cara Madre celeste, che a distanza di un altro mezzo
secolo, come a prepararCi alle responsabilità gravi che attendevano quest'ultimo
margine della Nostra vita, Ci volle riservato il singolare onore di consacrare a
Lourdes il vastissimo tempio sotterraneo, che congiunge in un unico palpito di
entusiasmo e di amore il nome di Lei a quello di S. Pio X.
A questa Divina Madre, sempre in atto di offrire Gesù ai redenti dal Sangue suo,
si eleva la preghiera di ciascuno divenuta supplicazione universale, affinché ci
ottenga la sovrabbondanza dei favori celesti per il trionfo della grazia sulla
natura: così che il Nostro fiducioso abbandono in Dio Ci preservi dai pericoli
presenti e futuri del costruire sulla sabbia e dell'agitarci invano: ma
piuttosto chiarifichi le menti, purifichi i cuori e dia sicurezza ed entusiasmo
ai Nostri passi, per l'avvento del Regno di Dio sulle singole anime, sulle
famiglie, sulle istituzioni religiose e civiche, e sull'intera umanità. Così
sia; così sia.
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