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  CHIUSURA DELL'ANNO CENTENARIO DELLE APPARIZIONI DELLA SS.MA VERGINE IMMACOLATA DI LOURDES

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII*

Basilica Liberiana
Domenica 15 febbraio 1959

 

Venerabili fratelli, diletti figli,

Or fa un anno, inauguravamo nella basilica di San Marco a Venezia la celebrazione centenaria delle Apparizioni di Lourdes. Lo stesso rito si compiva allora in tutte le chiese principali del mondo: tanto la devozione a Maria Immacolata, ripetutamente apparsa nella Grotta di Massabielle, nei Pirenei, era penetrata nel cuore dei credenti in Gesù sparsi su tutti i punti della terra.

Ciò avveniva, con intonazione di giubilo e di speranza esultante e commossa, anche a Roma, dove da tempo questo titolo di Lourdes, divenuto familiare, conta chiese, cappelle ed altari.

Ad un anno di distanza, la buona Provvidenza ha disposto che, mentre si conclude il centenario, questa Nostra povera persona venisse trasferita dalle rive della Laguna Veneziana su questo colle Esquilino dell'Urbe più sacra del mondo, a riassumere attraverso le note di un popolo credente e pio, divenuto, a titolo di pastorale paternità, più particolarmente il Nostro ovile prediletto, il popolo Nostro, a riassumere — diciamo — di qui, a Santa Maria Maggiore, il cantico secolare elevato alla Madonna di Lourdes, con acceso fervore da tutte le chiese del mondo cattolico, tutte egualmente prese e penetrate di pietà Mariana.

Fra questi due punti estremi, Venezia e Roma, si aggiunse la disposizione provvidenziale, che attinse dal Vaticano dignità ed autorità, come ispirazione di un messaggio celeste, l'impegno allora commessoCi di recarCi a Lourdes per inaugurarvi un tempio vasto e singolare, dedicato alla Madre di Dio, sotto gli auspici del Sommo Pontefice il nostro San Pio X, il più celebrato ed invocato dei tempi moderni.

Quell'avvenimento del 24-25 marzo della consacrazione della basilica sotterranea di Lourdes lasciò in Noi una impressione assai profonda, il cui ricordo sarà per sempre dolcezza ed incanto dell'anima Nostra.

Dopo quanto Ci occorse durante l'anno, e particolarmente alla fine di ottobre, cioè la elevazione della Nostra umile persona alle responsabilità del Supremo Pontificato, Ci parve di scorgere in tutte le cerimonie cui avemmo l'onore e la gioia di presiedere, oltre che a Lourdes e nella Nostra Venezia, in molte altre care città d'Italia, come il segno della Provvidenza annunziante i suoi ineffabili misteri.

Oh! lo spettacolo della immensa folla di Lourdes, che si unì alla Nostra voce di rendimento di grazie, con intonazione robusta e penetrante, come richiamava il rapporto tra la nuova costruzione che è prodigio della tecnica moderna, e la vetusta basilica dell'Esquilino, chiamate quasi a sintetizzare la bellezza di tutti i templi dedicati alla Madre di Gesù, egualmente proclamanti, questa di Roma e la nuova di Lourdes, Domus Papae, Domus Mariae.

Il Papa Liberio, sull'Esquilino: presso la Grotta di Massabielle, il Papa Pio, Pontefice e Santo.

È in questa associazione di immagini, di tempi, di circostanze che piace cogliere un primo rilievo, a comune edificazione. Il culto di adorazione di Gesù Salvatore è sempre al centro di ogni forma di devozione alla benedetta Madre di Lui. É per Maria che si va a Gesù. Ed è nella luce del Successore di San Pietro, chiamato il Vicario di Cristo in terra, che il culto di Maria attinge ispirazione e grandezza.

Nel secolo IV sull'Esquilino era il tempio di Papa Liberio che sorgeva al suo progressivo splendore; nel secolo XIX e nel XX è la successione delle tre basiliche di Lourdes, la prima così chiamata propriamente, poi il Rosario, ed ora l'amplissima che Noi avemmo l'onore di dedicare a S. Pio X, tutte celebranti il nome e l'auspicio dei Papi, che invitarono ed educarono il gregge fedele ad invocare Maria attraverso le liete e le tristi vicende, le gioie e le lacrime della nostra epoca contemporanea. Oh! i grandi incontri, nella storia della fede e dell'amore delle genti umane a Cristo Gesù, segnati dalle grandi manifestazioni monumentali che si iniziano su questo colle Esquilino e, attraversando i secoli, ci invitano ad entrare nella basilica sotterranea di Lourdes, la più moderna testimonianza al principio fondamentale del Domma Cristiano. Amore di Cristo, è amore di Maria. Lui il Salvatore Divino. Maria la Madre sua, e nella luce della Redenzione la madre nostra universale. Il sospiro di ogni buon cristiano è veramente tutto qui: dalle prime parole del bambino all'estremo anelito del vecchio morente: Sancta Maria, Mater Dei, ora pro nobis!

Un secondo pensiero, che occupa il Nostro cuore, e il cuore di tutto il popolo cristiano in questa circostanza, è il richiamo all'indirizzo pratico della vita dei singoli e delle folle, che ci viene dalla testimonianza della giovanetta figlia del mugnaio Soubirous: cioè il richiamo alla preghiera confidente ed umile: all'esercizio della penitenza: ed alla pietà solida e sicura, sotto forma di pellegrinaggi da tutti i punti della terra, a venerare ubi steterunt pedes eius, le tracce del passaggio della Madre, benigna e pia tra i figli suoi.

É un sostare a Lourdes; come del resto nei mille e mille santuari di tutta la terra, non quasi ad onesto diporto, e ad appagamento di una religiosità vaga ed incerta, ma a richiamo di eterne verità, a purificazione dell'anima dal peccato e da ogni altra imperfezione, e soprattutto ad apprezzamento del mistero e del convivio Eucaristico.

L'invito della Apparizione a Bernardetta a raschiare colle sue mani la terra e a farne sprizzare l'acqua prodigiosa, a mangiare l'erba amara — oh ! come sorrisero compassionevoli i cosiddetti spiriti liberi, al sentir dire queste cose —; l'invito a promuovere la costruzione della cappella; ad accettare il destino della sua vita, non per una felicità quaggiù, ma nella assicurazione della gloria e della gioia celeste; questo invito costituisce il prezioso deposito di dottrina e di grazia riservato alla pratica della vita cristiana di ciascun uomo, invitato ad uscire dalle tenebre alla luce.

In questa semplice rievocazione di ciò che costituisce l'essenza delle comunicazioni di Lourdes, sta il frutto più prezioso delle celebrazioni centenarie.

Passato l'anno, noi continuiamo l'esercizio della nostra devozione di buoni cristiani, di perfetti cattolici nei riguardi della venerazione dovuta alla gran Madre di Dio, la cui missione, da Betlemme al Calvario, fu di mostrare Gesù, e di muoversi sui passi di Lui, e di restare associata agli apostoli e discepoli suoi di tutti i tempi e di tutti i luoghi, intesi al grave e solenne compito della evangelizzazione universale, giusto, nel senso misterioso dell'evangelo ai poveri e del perdono ai peccatori: evangelizare pauperibus; sanare contritos corde.

A Maria chiediamo pure di intercedere per noi da Gesù Figliolo suo anche le grazie di ordine temporale e terreno, perchè tutto serve e di tutto ha bisogno questa nostra vita umana. Ma noi non dobbiamo cominciare con queste petizioni, né arrestarci ad esse. Le mète del nostro viaggio sono più alte e lontane, e la ricerca dei mezzi per raggiungerle è di altro ordine, che non sia il semplice appagamento di ciò che pur ci tocca da vicino, ma non deve occupare tutto il nostro tempo e tutto il nostro cuore.

Venerabili fratelli, diletti figli! Arrivati a questo punto del Nostro dire, lasciate che vi esprimiamo ancora un pensiero in gran confidenza paterna. La naturale inclinazione del vostro nuovo Papa ad esporre la dottrina con calma e con semplicità, piuttosto che sottolineare a colpi decisi punti di dissenso ed aspetti negativi del pensare e dell'operare, non lo dissuade né gli toglie il senso delle sue tremende responsabilità pastorali, fino a non ritenere opportuno toccare questo o l'altro dei tratti caratteristici della dottrina cattolica, che non sono fatti certo per accarezzare gli uditori.

Chiunque in ogni tempo è preposto alla direzione delle anime, della famiglia, e della società religiosa, civile e sociale sente imperioso il dovere di opporsi al franamento che le tre concupiscenze minacciano di operare a danno dell'uomo: ed il dovere di richiamare quelle vecchie parole, che suonano ad alcuni meno gradevoli: parole di invito alla disciplina ed alla penitenza.

É con la disciplina e con la penitenza che di fatto si provvede all'incremento del benessere sociale e si assicura la pace.

Questa e non altra è la realtà; senza la disciplina non c'è l'uomo: senza la penitenza non c'è il cristiano.

A Lourdes questo richiamo fu espresso ad alte e chiare note dalle labbra della fanciulla veggente, che le trasmise al mondo universo, e di questo si continuerà a parlare ad erudizione, ad ammonimento, a profitto benefico dello spirito di tutti noi e di ciascuno in particolare.

Diletti figli Nostri, come in altri tempi della storia si addensarono nubi all'orizzonte, che misero in trepidazione anime, famiglie e popoli, così ora, si vive nell'angoscia e nella paura: specialmente da molti che purtroppo fidem et spem non habent, non hanno né fede né speranza.

Molti tentano di stordirsi e di dimenticare. Ma la realtà è davanti agli occhi di tutti, e questo cumulo di disordini morali e di sforzi puerili. e sacrileghi di opporsi alla sovranità divina, alla legge santa del Decalogo e del Vangelo è qualcosa di deplorevole: così come cresce lo sgomento innanzi alla quotidiana e spensierata contraffazione della verità, della libertà, della giustizia attraverso gli organi talora nefasti della pubblica opinione.

Iustus quid facere valet? [1] Il giusto deve supplicare iterum atque iterum, senza desistere mai, affinché il buon giudizio torni: la fede si ravvivi; la perseveranza non venga mai meno.

O Maria Immacolata di Lourdes, siici sempre propizia sotto qualunque titolo, ai nostri padri e a noi, piacque di invocarti: O Madonna Immacolata noi ti ringraziamo e ci felicitiamo degli atti di omaggio e di amore che durante tutto questo anno centenario delle tue Apparizioni Tu ci ispirasti ed aiutasti a compiere. Noi continueremo a salutarti, o Maria, coi titoli nostri e tuoi più cari e benedetti: come i nostri avi ti invocarono qui nella Basilica Liberiana sotto questi archi rifulgenti dei ricordi del tuo culto e della tua divina maternità.

In questo tempio insigne tutti ti chiamano: Salute del popolo Romano: Salus populi Romani. Siilo ancora: siilo sempre, o Madre, o Regina nostra.

Al cessare della prima guerra mondiale il Nostro Predecessore Benedetto XV di v. m. volle aggiunta, all'immagine antica del tuo altare, una statua di marmo bianco in atto di porgere colla mano del tuo Divino Infante l'olivo della pace: e così dispose che Tu venissi chiamata ed invocata Regina della Pace.

Noi congiungiamo i due titoli, o Madre benedetta di Gesù, o Madre nostra soavissima: o Maria, salute del popolo Romano, prega per noi. O Maria Regina della pace, preserva il popolo tuo da ogni insidia del maligno e da ogni guerra: assicura della pace questa tua Roma, la diletta Italia, le Nazioni del mondo universo, la Chiesa tua santa, cattolica ed apostolica. Così sia.

 


* AAS vol. LI, 1959, pp. 135-139.

[1] Ps. 10.

 

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