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BEATIFICAZIONE DI ELISABETTA ANNA BAYLEY SETON

OMELIA DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII*

Basilica Vaticana
Domenica, 17 marzo 1963

 

Venerabili Fratelli, diletti figli.

Il brano evangelico dell'odierna domenica terza di Quaresima ci ha portato l'eco soave e consolatrice della parola del Salvatore Divino: Beati qui audiunt verbum Dei, et custodiunt illud: Beati coloro che ascoltano la parola di Dio, e la osservano [1]. Questa beatitudine riassume l'essenza della vita cristiana, armonia di fede e di opere, di pensiero e di azione, che dal seme deposto nel Battesimo procede in perfezione di lietissimo sviluppo, fino agli splendori dell'eterna vita.

Stasera piace all'umile Vicario di Cristo applicare quelle parole a colei, che la Chiesa venera da oggi nella gloria dei beati: Elisabetta Anna Bayley Seton. Veramente beata, perchè ha udito la voce di Dio e l'ha messa in pratica.

Il Signore Ci ha concesso di godere un nuovo tratto della sua buona Provvidenza: e nell'elevare l'inno del ringraziamento, sulle note del Te Deum, l'animo Nostro si è effuso in commossa gratitudine. Sempre mirabilis in sanctis suis [2], Dio accende sull'umanità, pellegrinante verso il Cielo, raggi di nuovo splendore.

Il pensiero ama soffermarsi sulla mite e forte figura della beata, proposta in universale esempio di eroica virtù, per trarne luce di insegnamento, di incoraggiamento, di buona ispirazione.

Primo fiore di santità negli Stati Uniti

I. Elisabetta Seton è il primo fiore — ufficialmente riconosciuto — di santità, che gli Stati Uniti d'America offrono al mondo. Figlia autentica di quella nazione, essa è vissuta dal 1774 al 1821, giusto quando la giovane repubblica veniva affermandosi nel consesso dei popoli, a dar prova delle sue inesauribili possibilità in ogni campo. Di più: in quei decenni si costituiva la gerarchia cattolica, e sulla salda roccia della fede cristiana si ponevano le basi sicure di un meraviglioso sviluppo di opere cattoliche, quale oggi si dispiega in tutta la sua efficienza.

Il primo pensiero di singolare incitamento è dunque rivolto alla terra di origine della novella beata. Negli Stati Uniti agli eroi delle più nobili imprese umane sono riservate in vita e in morte acclamazioni e simpatia. Piace riconoscere che non minore attenzione, rispetto e amore vi riscuotono uomini e donne, che si sono votati a Cristo, al Vangelo suo, alle attività di assistenza squisitamente evangelica, ed anche alla più rigida disciplina ascetica, nella crescente fioritura degli Ordini contemplativi.

Cittadini americani hanno solcato i mari e i cieli; compiuto imprese eccellenti; dato larga ospitalità e lavoro a uomini provenienti da ogni terra. L'America ha continuato a superare coraggiosamente, di epoca in epoca, le susseguentisi difficoltà, e a dare alla sua legislazione — che discende dai principi della morale cristiana — un contenuto sempre più rispondente alla dignità della persona umana. Ci dà tanto conforto rendere tale testimonianza a quella illustre nazione, in augurio di ulteriore slancio di spirituali affermazioni.

Prodigio di grazia celeste

In questa terza domenica di Quaresima 1963, è la prima volta che sopra l'altare della Cattedra di San Pietro appare in gloria l'immagine di una eroina degli Stati Uniti d'America. Nel vario concento della santità della Chiesa, una nuova nota dunque si aggiunge, portandovi l'elemento proprio di quel popolo, poiché, come dice S. Ambrogio, la Chiesa è un unico corpo regale, che si compone di genti di varia provenienza: regina piane, cuius regnum est indivisum, de diversis et distantibus populis in unum corpus assurgens [3].

Così tutta la Chiesa, qui rappresentata da uomini di diversa origine e stirpe, rende omaggio di venerazione a Elisabetta Seton!

II. Guardiamo da vicino colei, che si è levata oggi nella gloria dei beati : Elisabetta Seton è prodigio di grazia celeste.

Iddio condusse questa donna a molte esperienze e a profonde decisioni di vita spirituale, affinché la fede le divenisse abituale, come il respiro della sua vita; e la fece oggetto dell'amore del suo prossimo, particolarmente in un'ora dolorosissima della sua esistenza, perchè toccasse con mano la presenza di Dio, qui consolatur humiles [4].

Pensiamo all'apostolato, pieno di delicatezza, che nei suoi confronti svolse la famiglia Filicchi, con cui Elisabetta fu in contatto nel 1803, in occasione del suo viaggio in Italia. A Livorno, in quell'anno le morì il marito. Quella famiglia livornese, strumento docile alle ispirazioni celesti, e veramente saggia nel saperle attuare, fu esempio limpidissimo di fedeltà alla Chiesa, presentando agli occhi della fervente episcopaliana — quale era allora Elisabetta — il quadro ideale di un cattolicesimo vissuto, dal quale essa si sentì attratta.

La novella beata, come può dirsi di altri insigni personaggi del secolo decimonono, giunse al cattolicesimo non attraverso la rinnegazione del passato, ma piuttosto come a mèta provvidenziale di studio, di preghiera, di esercizio di carità, a cui la preparava tutto l'orientamento della sua vita precedente. Un passo dopo l'altro, essa si trovò in seno alla Chiesa cattolica: fu per lei un arricchire il patrimonio, che già possedeva, un aprire lo scrigno chiuso, che stava nelle sue mani, un penetrare nella conoscenza della verità piena, presso la cui dimora essa s'era sempre trovata dai giovani anni.

Le vie del Signore sono infinite: prope es tu, Domine: et omnes viae tuae veritas [5]. Venerabili Fratelli, diletti figli: non precorriamole con l'animo impaziente, nell'attesa di quell'incontro con tanti fratelli nostri, che l'estrema preghiera del Salvatore Divino invoca con accenti sovrumani: ut omnes unum sint! [6] Ci basta alzare gli occhi, pieni di confidenza, verso la novella beata, che dalla sua figura irradia incanto di spirituale attrattiva sulle anime, sicuri della sua potente intercessione.

Ed esortiamo al tempo stesso i Nostri diletti figli della universale famiglia cattolica, affinché, col loro esempio di fedeltà all'ideale altissimo proposto da Gesù Cristo — uniti a Lui, per Lui uniti al Padre, e nella Santa Chiesa uniti al Successore di San Pietro, capo visibile della compagine cattolica — siano anch'essi strumenti di salvezza e di vera letizia!

III. Elisabetta Seton, che fu oggetto di speciale amore di Dio e del prossimo, diede a sua volta impulso e slancio alla carità. Il nome e il simbolo della carità divenne il programma della sua vita interiore e della sua attività esteriore; questo palpito si dilatò dalla famiglia secondo la natura alla più vasta famiglia dei suoi fratelli di ieri, come di tutti gli appartenenti alle beatitudini, annunciate da Gesù: i poveri, i perseguitati, i deboli, i malati, i sofferenti.

Luce e programma di eroica vita

Con la fondazione della famiglia religiosa delle Suore di Carità di San Giuseppe, quattro anni dopo il suo incontro col cattolicesimo, essa volle dedicarsi a ogni forma di carità, nell'esercizio volonteroso delle opere di misericordia spirituale e corporale. Accanto alle provvidenze senza numero, in favore degli orfani e dei bisognosi, prende posto di primo piano la sua opera per l'educazione della gioventù, per cui giustamente è ritenuta una delle precorritrici del sistema scolastico parrocchiale, che tanti frutti ha dato e continua a dare negli Stati Uniti, offrendo alla Chiesa e alla nazione schiere di cattolici ferventi e di cittadini esemplari.

La figura di Elisabetta Seton rivive nella dedizione delle sue figlie spirituali, chinandosi ancora, in ciascuna di esse, a beneficare schiere senza numero di adulti e di fanciulli, di indigenti nel corpo e nello spirito. E lo sguardo ama soffermarsi su tutte le Suore della carità. Con abito diverso, e regole adattate ai climi e agli usi dei vari paesi, esse rinnovano le gesta di San Vincenzo de' Paoli e di Santa Luisa di Marillac. Dalla instancabile attività di ciascuna, mossa dall'amore di Dio, si leva in tutto il mondo, in molteplice applicazione, l'inno di San Paolo, perenne nella sua freschezza e nella sua attrattiva: « La carità è paziente, è benigna: la carità non è astiosa, ... non cerca il proprio interesse ..., si rallegra del godimento della verità: a tutto s'accomoda, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta » [7].

Noi nutriamo paterno affetto, ammirazione e gratitudine per tutte le religiose ; e siamo certi che esse, particolarmente in questo anno del Concilio, saranno come le vergini sapienti del Vangelo. Pronte cioè ad accogliere ogni indicazione della gerarchia per un servizio sempre più rispondente, in tutti i campi, alle necessità ed alle esigenze del nostro tempo.

Testimonianze di fede e di opere

L'odierna glorificazione di una eroina della carità vuole infondere nuovo slancio di dedizione non soltanto a queste benemerite religiose, ma anche a tutti i membri della Chiesa, sacerdoti e laici, anziani e giovani, affinché nella carità sappiano dare quella testimonianza di amore e di opere, che il mondo attende.

O beata Elisabetta Seton, che risplendi d'oggi innanzi al cospetto di tutte le nazioni per la fedeltà alle promesse battesimali, guarda con occhio di predilezione al popolo tuo, che di te si gloria come del suo primo fiore di santità ! Ottienigli da Dio la grazia di custodire il sacro patrimonio della chiamata al Vangelo, la fermezza nella fede, l'ardore nella carità, affinché lietamente corrisponda alla sua particolare vocazione. E sulla Chiesa intera estendi la tua protezione, offrendole in esempio il fuoco di generosità e di amore, che ti spinse di chiarità in chiarità [8] fino alla odierna glorificazione!

Venerabili Fratelli, diletti figli.

A coronamento della letizia di questo giorno santo scendano su di voi i copiosi favori del Signore, a cui è « l'onore, la gloria, e la potestà nei secoli dei secoli » [9]. Pegno e riverbero delle celesti compiacenze vuol essere l'Apostolica Benedizione, che di cuore effondiamo su ciascuno di voi, sui pellegrini degli Stati Uniti d'America, del Canada e di altri Paesi, e su quanti, uomini e donne, fedelmente custodiscono l'eredità di Madre Elisabetta Seton. Fiat! Fiat!

 


*A.A.S., vol. LV (1963), n. 6, pp. 328-332.

[1] Luc. 11, 28.

[2] Ps. 67, 36.

[3] Exposit. Evang. sec. Lucam, lib. 7. cap. 11: PL 15, 1700.

[4] 2 Cor. 7, 6.

[5] Ps. 118, 151.

[6] Io. 17, 21.

[7] 1 Cor. 13, 4-7.

[8] 2 Cor. 3, 18.

[9] Apoc. 5, 13.

 

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