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DISCORSO DI SUA
SANTITÀ GIOVANNI XXIII
Aula della Benedizione
Una grande letizia inonda l'animo Nostro, Venerabili Fratelli e diletti figli, nel vedervi qui stretti attorno a Noi, in questo centro spirituale e irraggiante dell'orbe cattolico, al culmine di una giornata, che nel fulgore di riti mirabili è stata il suggello luminoso degli avvenimenti di questi ultimi giorni, con tanto amore e interesse seguiti in tutte le parti del mondo. Siete qui convenuti da molte Nazioni per stringervi festanti e commossi intorno ai vostri Pastori, o ad eletti figli delle vostre diocesi, testé chiamati, per i loro alti e diuturni meriti nel servizio della Chiesa, allo splendore della dignità cardinalizia. Uno dei Nostri primi pensieri, infatti, dal giorno in cui l'adorabile volontà del Signore volle chiamarCi alle responsabilità del Sommo Pontificato, fu quello di accrescere il Sacro Collegio di nuovi Membri, affinché sempre più efficacemente possa corrispondere alla molteplicità e al peso dei suoi altissimi uffici, che sono di illuminata collaborazione, di saggio consiglio e di valido appoggio alla Nostra opera di Capo della Chiesa. Ed ecco dunque che oggi la Chiesa si presenta ai vostri occhi nella sua sommità e nei suoi organi direttivi più delicati; questa Chiesa antica e sempre nuova, combattuta e sempre vittoriosa, silenziosa ma sempre presente! Ecco tra voi, dopo i giorni di lutto, seguiti alla morte di Pio XII di venerata memoria, giorni in cui parve che il mondo, come stupefatto ed attonito, si fermasse, ecco il nuovo Papa, nuovo anello della lunga catena iniziata con S. Pietro; ecco il Sacro Collegio arricchito di novelle forze! Non sono questi i segni della vitalità perenne della Chiesa, manifestazioni della sua volontà di sempre meglio corrispondere ai desideri e alle ansie dei suoi figli, e alle aspettative delle anime? E la gioia di oggi vediamo riflessa ora sui vostri volti, come un riverbero di quel fulgore scarlatto che ha stamane imporporato le figure dei nuovi Cardinali; un raggio della loro dignità si comunica anche a voi tutti, diletti figli e figlie, come indicava il grande Papa Leone I ai suoi fedeli: « Nell'unità, infatti, della fede e del battesimo, abbiamo fra noi una società inseparabile, ma comune dignità, secondo le parole dell'Apostolo Pietro: " Voi siete un popolo eletto, un regale sacerdozio, gente santa popolo acquisito da Dio " [1]. Infatti il segno della croce eleva a dignità regia tutti coloro che sono stati rigenerati in Cristo, e l'unzione dello Spirito li fa sacerdoti » [2]. La comune esultanza di questo giorno non deve, tuttavia, dimenticare che, se tanto grande e sublime è la dignità del cristiano, non cessa, altresì, la lotta, che le potenze del male che da secoli conducono contro tutto ciò che proviene da Dio: fingono ancor oggi, come sempre, le due correnti della verità e dell'errore, dell'amore e dell'odio, della unione e della separazione, della pace e della guerra. Che facciamo noi? Vogliamo dunque lasciarvi, diletti figli e come un triplice ricordo, che sgorga dal Nostro cuore paterno a indicarvi con semplicità e dolcezza quale sia il vostro dovere dell'ora.
Il corteo si muove. In quest'anno, nel grande corteo natalizio, figurano con più solennità anche il Papa in persona, e i grandi dignitari ecclesiastici: i nuovi Cardinali, con i rimanenti Principi della Chiesa; Vescovi venerandi; vi sono i vostri sacerdoti, modesti, ferventi e apostoli; gli uomini di azione, ricchi di meriti e di esperienze; ad essi si uniscono giovinezze nuove, che si schiudono all'entusiasmo del ben fare, del meglio prepararsi alle responsabilità della vita, del migliorarsi per essere degni della grande e ardua missione del domani. Tutti sono chiamati ad unirsi a questa schiera festosa di anime, che vanno a portare i loro doni al Figlio di Dio, e ad attingere forza, luce e coraggio per il proprio dovere quotidiano; perchè soltanto in Lui, per Lui e con Lui questo peso diventa fonte di gloria per il Signore, di utilità per il prossimo, di intima e indistruttibile pace per se stessi. Che il Verbo del Padre, la cui « benignitas et humanitas » chi giorni contempleremo, apparsa nel mondo per salvare mini, conceda a voi tutti la pienezza delle sue grazie! In pegno di esse, e a rinnovata testimonianza del Nostro affetto, siamo ben lieti di impartirvi di gran cuore la Nostra confortatrice Benedizione Apostolica, che intendiamo estendere altresì ai vostri cari, che da lontano vi hanno seguiti col desiderio e con la preghiera, ai vostri superiori e amici, alle vostre opere e intraprese, affinché « Dio sia tutto in tutti ».
[1] I Petr. 5, 9 [2] Sermo IV, ML. 54, 148-9.
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