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DISCORSO DI SUA SANTITÀ GIOVANNI XXIII
AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO DELLA
« UNIONE CRISTIANA
IMPRENDITORI E DIRIGENTI »
PRESENTATI DALL'E.MO CARDINALE
GIUSEPPE SIRI
ARCIVESCOVO DI GENOVA
*

 

Venerdì, 30 gennaio 1959

 

Siamo grati a Lei, Signor Cardinale, delle sue care parole. Gratissimi per la eccellente e nobile accolta dei Signori della Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti che Ella accompagna.

Anche se imprenditori e dirigenti, tutti siamo dei lavoratori per la conquista e per il benessere sociale qui nella patria terrena, in sollecitudine dei beni superiori che ci attendono.

Anche questa è associazione cristiana di cui fummo lieti di constatare i primi sviluppi in Francia, in accordo con eguale movimento suscitato altrove.

É ben naturale che la voce del nuovo Papa colga gli echi della parola alta ed eloquente del suo immediato antecessore Pio XII, di tanto meritata e venerata memoria, risonante qui il 31 gennaio 1952, associandola alle sue felicissime espressioni del 7 giugno 1955 e del 7 marzo 1957 in occasione del settimo e ottavo Congresso Nazionale della vostra Associazione.

Chi è arrivato su questa altura non può sulle prime che ascoltare questi echi: guardare e passare: e, ben convinto della bontà della istituzione fattasi ornai robusta e coraggiosa, ripetere l'invito paterno, quale si addice al capo della famiglia coi figli suoi: — Avanzate e lavorate!

Sappiamo bene che noia mancano preoccupazioni circa i problemi gravi per quanti partecipano alla produzione industriale: problemi di coscienza e problemi di fraternità umana e cristiana.

Erroneo e funesto nelle sue conseguenze — diceva già il Santo Padre Pio XII il 7 maggio 1949 — dura il pregiudizio disgraziatamente troppo diffuso, che vede nella produzione un contrasto irriducibile di interessi divergenti.

Il contrasto, soggiungeva il Nostro Predecessore, non è che apparente. Nel campo economico vi è comunanza di attività e di interessi.

Imprenditori, Dirigenti e Lavoratori non sono, non debbono essere, aggiungiamo Noi, antagonisti inconciliabili. Sono cooperatori in una opera comune, che domanda innanzitutto mutua comprensione e sforzo sincero di superamento della tentazione e dell'incentivo di cercare ciascuno il proprio tornaconto, a detrimento degli altri partecipanti al comune sforzo e lavoro.

É questione di giustizia e questione di spirito cristiano bene applicato ed operante.

La « Quadragesimo anno » di Papa Pio XI, nome anche questo nella espressione del magistero della dottrina sociale, glorioso ed indimenticabile, resta indicazione ed invito ad applicazione schietta e risoluta di buoni propositi e di più felici intese.

Ella, Signor Cardinale, così benemerito nella sua autorevole ed alta saggezza dispiegantesi nella spirituale assistenza alla U.C.I.D.: e voi tutti, egregi Signori che componete il provvido sodalizio che nel suo insieme è pensiero e lavoro, cuore e generosità, lasciate che vi ringraziamo per la vostra cooperazione ad una manifestazione di nobiltà e di franchezza che vi fa onore, e che vi assicura i beni più preziosi della vita e dell'avvenire.

La dottrina Pontificale in tema di cooperazione e di attività sociale riceve la sua luce dal Vangelo di Cristo.

Oh! il Vangelo di Cristo Signore!! Siamo a Roma, dove le affermazioni storiche di questa dottrina diedero sostanza, fisionomia e immagini robuste e insieme delicatissime e soavi.

Questa Santa Cecilia eroina e martire della fede, di cui gli Atti ci dicono che Evangelium Christi semper in pectore suo gerebat: il Vangelo di Cristo sempre portava sul suo petto, e questa Santa Martina, la santa odierna, alla cui gloria ed al cui nome i Cives Romulei sono invitati a rendere liturgico omaggio, l'una e l'altra affermazione splendente di nobiltà e di coraggio, siano auspicio, cari Signori, alle vostre cristiane aspirazioni ed al vostro lavoro di cooperazione al trionfo della dottrina sociale della Chiesa, che è trionfo di civiltà e fonte di consolazione.

Con questi sentimenti nell'animo e con l'abituale letizia degli occhi e dello spirito, ancora vi diamo il benvenuto, e benediciamo le vostre persone e tutti coloro e tutto ciò che è più vicino al cuor vostro, ed alle vostre aspirazioni.

 


*  AAS. vol. LI, 1959, pp. 80-81.

 

 

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