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 DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
ALLE «LAVORATRICI DELLA CASA»

Basilica Vaticana
Domenica, 19 aprile 1959

 

Dilette Figlie in Gesù Cristo!

La vostra presenza Ci riempie di particolare gioia. Se tutte le categorie di fedeli ricevono da Noi una accoglienza paterna, perchè tutti membri del Corpo Mistico di Cristo che è la Chiesa, se tutti i figli Ci sono sempre cari, possiamo ben dire che essi Ci sono tanto più cari, quanto più umili, perchè più da vicino ricordano la umiltà e la mitezza del Redentore fattosi povero per noi, affinché noi fossimo partecipi delle sue ricchezze infinite [1].

Con quanta letizia dell'animo, dunque, riceviamo voi, dilette « Lavoratrici della Casa », che per la stessa vostra professione Ci richiamate tanti aspetti della dottrina e dell'esempio di Gesù Cristo, sì da poter dire che la vostra condizione, che ha tanti punti di rassomiglianza con la condizione terrestre di Gesù Cristo e della sua SS.ma Madre, vi offre maggiori possibilità di avvicinarvi alla santità, giusto nella imitazione di Gesù e di Maria.

Ricordate? quando Nostro Signore, all'inizio della sua passione avendo amato i suoi, volle amarli sino alla perfezione [2], e come prova del suo immenso amore, prima di istituire l'Eucarestia e di iniziare al Gethsemani la dolorosa passione, volle compiere un atto di estrema umiltà, si chinò, Lui, Figlio di Dio e Re della gloria, a lavare i piedi ai suoi apostoli. Compiuto l'umile servizio, disse loro: « Intendete quel che vi ho fatto? Voi mi chiamate maestro e signore, e dite bene, perchè lo sono. Se dunque ho lavato i piedi a voi, io, maestro e signore, dovete anche voi lavarvi i piedi a vicenda. Vi ho dato l'esempio, affinché, come ho fatto io, così facciate anche voi » [3]. E già alcuni giorni prima di questa scena, nel salire a Gerusalemme per dare inizio alla passione, aveva proclamato solennemente: « Il Figlio dell'uomo non è venuto per esser servito, ma per servire » [4]. E quale servizio! « dare la vita per il nostro riscatto », per il riscatto di noi tutti, che eravamo schiavi del peccato.

Senza dubbio non si tratta appena della materiale lavanda dei piedi o di altri determinati servizi, ma innanzitutto delle energie spirituali che ogni cristiano deve spendere per il suo prossimo in ispirito di umilità e carità. Ma chi non vede che una vita spesa, per così dire professionalmente, a servizio delle famiglie, può, se ispirata all'insegnamento di Nostro Signore, facilitare la imitazione di Cristo, il perfezionamento spirituale, la santità? Del resto, questo lavoro ha il suo ultimo motivo nell'obbligo superiore ed universale di servire Iddio: per questo noi siamo stati creati dal Padre, Gesù ci ha redenti e lo Spirito ci ha santificati. « Il mio cibo », ripeteva Gesù, « è fare la volontà del Padre » [5]; insegnandoci a chiedere nel Pater noster: « sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra ». Se talvolta, nella vita cristiana, il servizio di Dio può costare molto, quale conforto nel vedere che Maria SS.ma ci ha preceduto, Ella che con il suo pronto e generoso « Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum », ci ha dato il Verbo Incarnato!

Dilette Figlie! se adempite ai vostri doveri con questo spirito, voi beate, perchè non servite agli uomini, ma a Dio! voi beate, perchè nell'esempio e con la grazia di Cristo, nell'esempio e con la protezione di Maria, potete perfezionare le vostre attività e voi stesse.

Ed il vostro lavoro diverrà leggero e saprete compierlo non perchè siete controllate dagli uomini, ma perchè vi vede Iddio e riuscirete a servire con serenità anche persone difficili ad accontentare.

Che oggi non vi si chiami più « serve », ma « lavoratrici della casa » o « domestiche » è certo — nel senso della cortesia e del giusto apprezzamento del vostro prezioso servizio — un progresso consolante. Se infatti nella S. Scrittura la parola servo richiama soprattutto il servizio di Dio, nel mondo romano la parola servo richiamava la piaga della schiavitù, vera onta dell'antica Roma pagana. Il servo a Roma non aveva neppur diritto alla sua dignità, al suo onore, e noi sappiamo com'erano trattate le schiave! L'avere ripudiata questa parola è un lento e per molti inconsapevole frutto del Vangelo, il cui spirito ha permeato la nostra civilità.

Benvenute, dunque, lavoratrici della casa, nella sublime dignità del lavoro, che fu retaggio della S. Famiglia a Nazareth, che dà a voi diritto al giusto salario, alle provvidenze sociali ed al rispetto della vostra professione, la quale umanamente è pari alle altre e nello spirito del Vangelo, come vi abbiamo già detto, è anzi privilegiata!

Ma è altrettanto nobile e degno l'altro appellativo di « domestiche »: cioè, voi non siete delle semplici salariate estranee alla casa dove prestate servizio, ma siete partecipi dell'unità familiare, proprio come diceva S. Paolo dei pagani entrati nel nuovo Israele, la Chiesa: « voi non siete più stranieri ed ospiti, ma concittadini dei santi ed appartenenti alla famiglia di Dio », « domestici Dei » [6].

E come tali vi esortiamo a perseverare con fortezza e con serenità nel vostro cammino.

Con fortezza, perchè sempre e ovunque « lo spirito delle tenebre, a guisa di leone ruggente, va intorno cercando anime da divorare » [7]: insidia la vostra purezza, esposta a tanti pericoli in un mondo moderno che ha perduto il senso del riserbo: insidia la vostra fede, la vostra religiosità, il vostro avvenire. A queste insidie resistete con la forza della vostra fede, viva ed operante, nella preghiera, nell'uso dei sacramenti, nella fuga delle occasioni pericolose, nella continuata vigilanza. Anche voi eravate, in qualche modo, comprese nella preghiera sacerdotale che Gesù Cristo rivolse al suo divin Padre nell'ultima cena, dicendo: « Padre santo ... non domando che tu li tolga dal mondo, ma che li preservi dal male » [8].

Osiamo chiedervi ancora di più: siate apostole intorno a voi. Anzitutto fra le vostre sorelle di condizione sociale, allontanandole da ogni insidia e portandole sulla via del Signore anche a mezzo di onesti svaghi. È questa una forma di apostolato che ben si addice allo spirito ed alla struttura del movimento « Tra Noi », del quale Ci piace elogiare le benemerenze, che a Noi erano già ben note. Al pio e zelante sacerdote che ha dato vita ed anima al movimento ed a tutte le generose persone che lo coadiuvano vada il Nostro plauso e ringraziamento.

Siate apostole in seno alle famiglie di cui siete le « domestiche », a cominciare dai bambini, che spesso sono affidati in larga parte alle vostre cure; siate apostole, con l'esempio, e quando sia il caso con la parola, anche tra gli adulti. Voi sapete che nei primi secoli del Cristianesimo, soprattutto in questa Roma capitale dell'Impero, molte famiglie furono avviate alla fede cristiana dall'esempio e dalla parola di schiave cristiane portate dall'Oriente.

Integre cristiane, fedeli lavoratrici, generose apostole. Vi diremmo infine senza mezze misure: anzi ritenendovi capaci e liete di accogliere il Nostro invito: siate sante. Allora la vostra vita, pur in mezzo alle difficoltà che sono retaggio di ogni creatura umana, sarà serena ed avrà quella pace che non il mondo, ma solo Gesù Cristo e la sua grazia possono dare.

Affidiamo i vostri propositi al patrocinio delle domestiche elevate all'onore degli Altari: quelle del mondo antico, come la Santa martire Blandina di Lione; quelle del medioevo, come la lucchese S. Zita, di cui fra pochi giorni ricorre la festa; quelle dei tempi moderni, come la B. Anna Maria Taigi, che dalla nativa Siena venne come domestica in questa stessa Roma.

Ma li affidiamo soprattutto alla fedelissima Ancella del Signore, Maria Immacolata: la sua materna protezione sempre vi sorregga, vi guidi, vi animi, vi conduca per mano ogni giorno a Gesù benedetto, ed infine dopo un lungo, glorioso e meritorio servizio alla suprema beatitudine dell'eterna vita!

 


[1] Cfr. 2 Cor. 8, 9.

[2] Cfr. Io. 13, 1.

[3] Io. 13, 12-15.

[4] Matth. 20, 28.

[5] Io. 4, 34.

[6] Eph. 2, 19.

[7] 1 Petr. 5, 8.

[8] Io. 17, 15.

 

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