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CELEBRAZIONE DELL' «ORA SANTA» NELLA FESTIVITÀ  DEL SACRO CUORE

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
CHE INTRODUCE GLI INTENTI
DELL'ADUNANZA DI PREGHIERA

Basilica Vaticana
Venerdì, 5 giugno 1959

 

Permettete che vi rivolgiamo, diletti Fratelli e figli, brevissime parole di introduzione.

La nota caratteristica del Convegno spirituale, a cui le anime pie sono invitate in questo pomeriggio della festa del Sacro Cuore, risponde alla supplicazione universale, che qui vogliamo compiere per la santificazione del sacerdozio in tutte le parti della terra. Poiché la forza vera e potentissima della Chiesa di Gesù, la sua dignità in faccia a tutte le genti, è costituita ed assicurata dal sacerdozio santo e santificatore. Di qui il significato della duplice invocazione delle Litanie: « Ut Ecclesiam tuam sanctam regere et conservare digneris ». « Ut Domnum. Apostolicum et omnes ecclesiasticos ordines in sancta religione conservare digneris ».

In queste parole è visibile infatti lo speciale riferimento alla Chiesa Cattolica, alla Sede Apostolica, e a quanti partecipano all'immenso lavoro della direzione e di governo spirituale della ecclesiastica Gerarchia.

La santità del sacerdozio nei suoi vari ordinamenti ed impegni, oh! sì, questa è veramente la forza, prima e principale, della Santa Chiesa. Di tale argomento ci intratterrà il Signor Cardinale Confalonieri, nella parola che ci rivolgerà direttamente a due riprese in questa Ora Santa. Quanto a Noi sentiamo il dovere di dirvi che le sollecitudini più vive e pungenti della Nostra coscienza di Pastore universale della Chiesa nell'ora presente Ci invitano ad indicarvi, venerabili Fratelli e diletti figli, alcune intenzioni speciali, che più Ci stanno a cuore.

Anzitutto intendiamo pregare perchè i doni del Divino Spirito aleggino sui lavori di preparazione del Concilio Ecumenico. Si tratta di un grande avvenimento. « Non guardi il Signore ai nostri peccati, ma alla fede della sua Chiesa, e si degni di pacificarla e di riunirla secondo la sua volontà » : perchè la sua struttura interiore prenda novello vigore, e tutte le pecorelle odano la voce del Pastore, lo seguano, e si faccia quell'unico ovile, che il Cuore di Gesù ardentemente anela.

Preghiamo per il Sinodo Diocesano di Roma, dal quale, con la volonterosa collaborazione del clero e dei fedeli di questa alma Città, tanti frutti di spirituale rinnovamento possono e debbono maturare, a maggior gloria del Nome Santissimo di Gesù che da Roma, per sua volontà, si è diffuso nel mondo.

Preghiamo inoltre per le odierne difficoltà della vita dei popoli, alla cui risoluzione da tempo lavorano gli uomini di Stato. Illumini il Signore la mente di ciascuno, ne sostenga la volontà, affinché tutti i responsabili comprendano che nel loro buon volere, nel proposito di giungere ad amichevoli intese, e nella lealtà con cui le osserveranno, sta il segreto del felice esito dei loro tentativi.

Spenti gli odii, placati i dissensi, conceda il Divino Redentore che finalmente trionfi l'equità, invocata da tanti nostri fratelli: regni quello spirito di sincera collaborazione che, sola, può garantire la vera pace, e l'ordinato progresso per tutte le Nazioni del mondo.

Preghiamo infine per l'immensa moltitudine di coloro che soffrono nel corpo e nell'anima: per gli ammalati, i prigionieri, i disoccupati; per gli esuli che, spinti da dura necessità, errano lontani dalla loro terra, conducendo una vita stentata ed inquieta; preghiamo per tutti coloro che, in patria, sono oppressi da dolorose restrizioni, o costretti ad azioni contrarie alla loro coscienza, ed all'insegnamento della Santa Chiesa. Chiediamo a Gesù che anche ad essi alfine sia dato di liberamente professare la propria fede, di praticare la santa religione, di vivere in piena serenità di spirito.

Affidiamo queste Nostre intenzioni alla intercessione della Vergine Santissima, Madre di Gesù e Madre nostra.

Faccia il Signore che quest'Ora Santa ci aiuti a comprendere sempre di più « quella carità, che sorpassa ogni conoscenza, affinché siamo ricolmi di tutta la pienezza di Dio » [1].

 


[1] Cfr. Eph. 3, 19

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