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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AI FEDELI RIUNITI NELLA BASILICA
DEI SS. XII APOSTOLI,
IN OCCASIONE DELLA CHIUSURA
DELLA «NOVENA DELL'IMMACOLATA»

Lunedì, 7 dicembre 1959

 

Una gioia soave si è accesa nel Nostro cuore, ritornando in questa vetusta Basilica dei Santi Dodici Apostoli, che nel Nostro pensiero è strettamente associata ai trionfi della Immacolata. Una folla di ricordi, si è sollevata dal passato; ed abbiamo riveduto le solenni tornate che, proprio in questo Tempio, trasformato in un'aula splendente, si svolsero nel 1904, in occasione del Congresso Mariano Mondiale, indetto per il cinquantenario della proclamazione del dogma dell'Immacolato Concepimento di Maria. Qui udimmo gli elogi mariani, intessuti dai più bei nomi del mondo ecclesiastico di allora, e le dotte conferenze di studiosi rinomati. Eravamo nelle primizie del sacerdozio, ricevuto il 10 agosto di quell'anno, e nel fervore dell'anima, consacrata per sempre al servizio del Signore, tutto acquistava toni gioiosi e rapiti.

La commozione dell'animo memore si accresce nel rilevare una coincidenza, che non potemmo più dimenticare: Segretario ammiratissimo e attivamente presente della Presidenza del Congresso, era il Prelato Piacentino, Canonico di S. Pietro, che fu poi Vescovo venerato e grandemente benemerito di Bergamo: Mons. Giacomo Radini Tedeschi, che doveva diventare amorosa e benefica guida della Nostra giovinezza sacerdotale.

Qui ascoltammo il memorabile ed alato discorso di apertura del Congresso, la sera del 30 novembre, tenuto dall'Arcivescovo di Pisa e futuro Cardinale, Mons. Pietro Maffi: ed ancora echeggiano nel ricordo le sue parole vibranti: « Sali, sali, o Maria ... sulle menti, sui cuori, sulla terra, o Regina, o Madre, o Immacolata, sali, sali, o Maria! » [1].

Durante i giorni del Congresso, poco lontano di qui, a Santa Maria sopra Minerva, le anime si elevavano alle pure e placide contemplazioni delle bellezze di Maria, ascoltando la « Cantata » dell'insigne Maestro Lorenzo Perosi, appositamente composta sul testo di una antica Sequenza, tratta da un Messale della Liturgia gallicana. Ricordiamo come un fremito di commossa ammirazione pervadesse l'assemblea quando, al termine della « Cantata », la melodia del Tota pulchra si intrecciava mirabilmente con la conclusione della Sequenza:

Tu spes certa miserorum
Vera Mater orphanorum
Tu levamen oppressorum! ...

 

Se ci abbandoniamo a questi ricordi, è per un doveroso senso di intima gratitudine al Signore, che dava allora alla Chiesa come la promessa e il pregustamento di tempi migliori. Infatti in quegli anni difficili, in cui sembrava che un vento gelido soffiasse nelle famiglie e nelle istituzioni, quasi a voler comprimere nel segreto delle coscienze l'espressione sonora e aperta della fede e del culto, quelle parole del Cardinale Maffi, e quella musica Perosiana, esercitarono un fascino irresistibile, deponendo un seme prezioso di novello fervore.

Quel preannunzio di sereno slancio nella professione dei comuni convincimenti religiosi ha portato, nel breve spazio di poco più di mezzo secolo, frutti consolanti e allora insperati; quelle manifestazioni solennissime, che suscitarono dovunque tanto calore di consensi, si sono ripetute, moltiplicate, ingrandite, e sono tuttora la prova della vitalità, della giovinezza, della forza del Cattolicesimo.

Anche il presente incontro del Papa con i fedeli della Sua diocesi Romana si inserisce lietamente in queste rifiorite manifestazioni di vita cristiana: e se è pur vero che stasera non viene ripresa completamente una antica tradizione, godiamo per altro conchiudere con voi, diletti figli del clero e del laicato Romano, la consueta « Novena dell'Immacolata »: e di vedere accanto a Noi i figli di S. Francesco, sempre cari sotto tutte le loro varie denominazioni.

Parlando a voi, qui presenti, amiamo confidarvi brevi pensieri, che deponiamo ai piedi della Madre nostra celeste, affinché la sua festa di domani possa essere gustata in maggiore soavità e raccoglimento di spirito.

1. Immacolata dice i fulgori dell'aurora. Preservata immune dalla contaminazione originale, Maria è riempita di grazia fin dal primo istante del suo concepimento. Già dal seno materno, l'anima di Maria è pervasa di luce divina: dopo la notte di lunghi secoli, trascorsi dalla colpa dei progenitori, si alza questa stella mattutina, limpida e pura, trasparente e inviolata, mentre il cielo trascolora nella promessa del giorno imminente. L'intimità con Dio, concessa ad Adamo nella creazione, e così presto perduta, ritorna in Maria nella sua perfezione originale; e già si annunzia agli uomini l'avvento del Sole di giustizia [2], di Colui che, comunicando la vita, ristabilisce per gli uomini di buona volontà l'amicizia e l'unione con Dio.

L'anima cristiana deve sentire questo fremito di vita soprannaturale, iniziatasi col Battesimo. Vi diciamo pertanto con l'Apostolo: « Camminate da figliuoli della luce: poiché il frutto della luce consiste in ogni specie di bontà, nella giustizia, e nella verità: esaminando quello che è gradito al Signore: e non vogliate aver parte alle opere infruttuose delle tenebre » [3].

2. Immacolata dice poi promessa e fiore candido di Redenzione. Colei che, in vista dei meriti del suo Figlio Redentore, è stata preservata dalla macchia originale, ha avuto questo privilegio perchè predestinata alla sublime missione di Madre di Dio. Essa, che doveva dare una carne mortale al Verbo eterno del Padre, non poteva essere contaminata, neppure per un istante, dall'ombra del peccato. Immacolata si dice dunque in dipendenza da Gesù Cristo, perchè tutto la Madre ha ricevuto in funzione del Figlio. Lo sbocciare in terra di questa corolla candidissima è presagio sicuro della riconciliazione della umanità con Dio.

Oh, ben a ragione la Liturgia può cantare nel giorno della Natività della Vergine: « La tua nascita, o Maria, annunciò il gaudio all'universo intero ».

Ma questo gaudio è altresì un fiore purpureo di sacrificio: sacrificio della Madre benedetta di Gesù, che pronunziando a suo tempo il « fiat », accetta di partecipare alle sorti del Figlio, dalle privazioni di Betlem, alle rinunce della vita nascosta, al martirio del Calvario.

Non crediamoci pertanto figli prediletti del Signore e della Madre sua, se nella nostra vita manca il sacrificio e il distacco. L'aver accennato a tale esigenza, nella gaudiosa vigilia della Immacolata, sia dunque un amabile e pensoso richiamo alle solide e forti virtù cristiane: alla rinuncia, alla pazienza, alla penitenza.

3. Immacolata dice ancora ordine e bellezza. Ordine della natura, elevata alla grazia non appena uscita dalle mani del Creatore, e quindi docile al suo volere ed ai suoi desideri; bellezza che scaturisce da quest'ordine, e ne è il luminoso coronamento.

Ebbene, anche per ciascuno di noi si comincia di qui: da questa contemplazione di serenità e di luce, quale si conviene al capolavoro di Dio, si prende slancio per salire alle vette della perfezione dei singoli e delle famiglie, delle istituzioni e della Santa Chiesa.

Ciascuno deve mirare alla piena conquista del suo proprio ordine interiore, della vera bellezza soprannaturale: e le doti dei singoli si riflettono e si riproducono in un orizzonte sempre più vasto, fino a far godere di sé, ed abbellire sempre più, la grande famiglia dei credenti.

4. E infine, Immacolata dice visione di Paradiso. Quella grazia, che ad Essa è stata concessa in grado perfetto e sovreminente fin dal primo istante della sua terrena esistenza, e che a noi pure viene data, sebbene in misura certamente inferiore, è soltanto il pegno della beatitudine eterna: per il giorno in cui cadranno i veli della fede, che nascondono la visione di Dio, e contempleremo faccia a faccia il Signore.

L'Immacolata preannunzia l'alba di quel giorno eterno, e ci guida e sostiene nel cammino che ancora ce ne separa. Per questo l'inno liturgico Ave Maris Stella ha la dolce invocazione: « Ut videntes Iesum — Semper collaetemur: fa che, vedendo con te Gesù, con te sempre possiamo gioire ». A questo termine estremo, coronamento della vita di grazia, devono tendere i palpiti del nostro cuore, e gli sforzi più generosi di cristiana fedeltà.

E poiché, diletti figliuoli e figliuole, questo nostro tranquillo e delizioso conversare vespertino ci rende familiari alla nostra Madre celeste, lasciate che la Nostra parola ancora sospinga quietamente le vostre anime pie verso il domani gioioso e sacro che ci attende: Conceptio Immaculata Beatae Mariae Virginis. La celebrazione del grande mistero della Immacolata prelude al movimento liturgico dell'anno novello. L'Immacolata ci avvia a Natale e all'Epifania. E vi è ben noto che oltre queste grandi e care festività consuete, prenderà inizio fra poche settimane il duplice avvenimento; il Sinodo Romano e il Concilio Ecumenico: il Sinodo Romano, che sotto questa sua forma precisa vuol essere il primo della storia religiosa e diocesana dell'Urbe, e di cui godo dirvi come sia in corso da parte del clero una eccellente preparazione; e il più vasto e solenne Concilio Vaticano II, destinato a raccogliere qui al centro della cristianità il palpito della Chiesa Universale di Cristo.

Grandi cose in vista: progetti magnifici per cui piace di vedere posarsi la luce di Maria Immacolata come tutto il mondo la saluta, come noi stessi la salutammo sul principio di questa Nostra conversazione: quasi aurora consurgens, splendente e letificante come l'aurora ai nostri occhi, ai nostri cuori.

Diletti figli di Roma, e quanti Ci ascoltate in questo primo apparire della luce festosa della Immacolata!

Pensate che si compiono stasera novant'anni precisi da quando il Papa, Vescovo di Roma — fu allora il grande Pontefice Pio IX — intervenne per l'ultima volta in questa Basilica dei Santi Dodici Apostoli per la festa della Immacolata, costretto poi dagli avvenimenti ad interrompere la tradizione che durava da quattro secoli, cioè dal primo Papa Della Rovere, Sisto IV (1471-1484), che l'aveva iniziata.

Vi facciamo grazia delle considerazioni che questa felice constatazione suggerirebbe al Nostro spirito intenerito e commosso, per questo onore concesso alla Nostra umile persona, e per la letizia del popolo fedele nel rievocare la bella tradizione di questa Basilica Apostolica.

Le promesse del Signore Gesù alla sua Chiesa sono immancabili ed eterne. Un santo Arcivescovo e Cardinale dei nostri tempi, il Card. Andrea Carlo Ferrari, Arcivescovo di Milano, che Noi abbiamo conosciuto, aveva posto nel suo stemma la figura di Maria Immacolata con le parole: Tu fortitudo mea.

Lo sguardo del Pastore sollevato alla visione di Maria Immacolata si allieta di offrire a Lei le varie iniziative che lo Spirito del Signore e amore delle anime gli suggeriscono: e tutto il gregge cristiano esulta con lui: e lo segue, coopera con lui e canta.

Facciamoci coraggio, diletti figli: non saremo confusi in eterno. O Immaculata: tu fortitudo nostra.

Il Vescovo di Roma pensa e si occupa dei suoi diocesani, godendo della preziosa e cara collaborazione del suo Cardinale Vicario Generale degnissimo, e del suo clero attivo e fervoroso : si occupa del Sinodo Romano, al quale per altro sono volti gli sguardi e le aspettative anche da molti punti della terra, special mente delle moderne e vaste metropoli, dove le grandi ricchezze e le più grandi miserie, difficilmente accostabili, invocano provvidenze di vita pastorale più intensa, più seguita, più profonda.

Il Pontefice della Chiesa di Cristo tiene rivolte verso il Concilio Ecumenico, che sarà il Vaticano II, le sue più alte e più vaste sollecitudini. La quadruplice denominazione della Chiesa, una, santa, cattolica ed apostolica, dà il tocco preciso delle proporzioni del grande avvenimento, su cui avremo occasione di tornare, con la parola, con lo scritto e con la preghiera. In alto i cuori, diletti figli: Immaculata fortitudo nostra.

E permetteteCi ancora un accenno. In questa luminosa Basilica dei Santi Dodici Apostoli giacciono ricomposte in più nobile avello, presso l'altare del Sacramento, le spoglie mortali del primo Titolare Protettore: l'insigne Cardinale Giovanni Bessarione; Ci basta pronunciare questo nome in speciale riferimento alla preparazione del Concilio. Lo spirito immortale di questo incomparabile apostolo della unità della Chiesa, che amiamo vedere esultante nella gloria superna dei santi di Dio, voglia dare il tono finale alla Nostra invocazione alla Madre di Gesù, e alla Regina e Madre nostra Immacolata.

I tempi del Cardinale Bessarione (+1472) corrispondono al movimento più vivo da parte dei Padri Francescani per lo studio e la esaltazione della dottrina e del culto circa l'Immacolata.

Formiamo con lui, diletti Nostri figli, coro armonioso e magnifico intorno alla nostra Madre del cielo e della terra, associando alle voci nostre quelle dei Santi XII Apostoli e particolarmente di Filippo e Giacomo, le cui spoglie sono qui venerate, e a cui è dedicata questa Basilica nobile per antichità e per splendore.

O Vergine Immacolata, radiosa immagine di candore e di grazia, che col tuo apparire diradi le tenebre della notte incombente, e ci innalzi ai fulgori del Cielo, guarda benigna ai tuoi figli e devoti, che si stringono a te. Stella del mattino, prepara i nostri pensieri alla venuta del Sole di giustizia, da te portato al mondo. Porta del Cielo, solleva i nostri cuori ai desideri del Paradiso. Specchio di giustizia, conserva in noi l'amore della grazia divina, affinché, vivendo umili e gioiosi nell'adempimento della nostra vocazione cristiana, sempre possiamo godere dell'amicizia del Signore, e delle tue materne consolazioni. Così sia.

Diletti figli e figlie! Vogliate gradire, a pegno tangibile e fedele delle celesti predilezioni, la Nostra Benedizione Apostolica, che di tutto cuore impartiamo a voi, a quanti vi sono cari, e, con speciale riguardo di affetto e di tenerezza, ai vostri piccoli, agli ammalati, ai sofferenti, ai disoccupati, e soprattutto alle generose schiere giovanili, lieta promessa del domani, perchè nella devozione alla Immacolata trovino la custodia e l'ispirazione dei loro ideali, e la forza che ne avvalora le caste e spirituali energie.

 


[1] Atti del Congresso Mariano Mondiale, ... Roma 1905, pp. 62-65.

[2] Malac. 4, 2.

[3] Ib. 5, 8-11.

 

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