The Holy See
back up
Search
riga

DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AI PARTECIPANTI AL XV CONGRESSO
DELLA CONFEDERAZIONE ITALIANA DEI
 COLTIVATORI DIRETTI

Basilica Vaticana
Mercoledì, 19 aprile 1961

 

EccoCI nuovamente in mezzo a voi, diletti figli e figlie della Confederazione Italiana dei Coltivatori Diretti. Il vostro XV Congresso Nazionale riceve come il suo coronamento presso la memoria del Principe degli Apostoli. E Noi ben volentieri salutiamo con una paterna parola ed una grande benedizione questo gaudioso convenire di anime generose.

La Nostra parola è innanzitutto un invito alla speranza.

La Confederazione dei Coltivatori Diretti sottolinea quest'anno le circostanze non sempre favorevoli in cui si sviluppa il vostro lavoro; e, ponderando con senso di consapevole responsabilità il disagio che ne consegue, si ripropone di richiamare l'attenzione delle autorità e dell'opinione pubblica sui problemi indilazionabili della vostra vita. « Ridare fiducia al mondo contadino, con una politica agricola organica e coraggiosa »: è questo il tema proposto alla generale considerazione.

Sotto tale aspetto, acquistano rilievo i lavori già svolti sia dai Gruppi delle Donne rurali che hanno lumeggiato il valore dell'attività femminile e l'importanza del suo contributo nell'azienda agricola; e sia dai Gruppi dei giovani Coltivatori, per presentare e indirizzare le esigenze dei giovani di fronte all'odierno progresso sociale, nei suoi riferimenti al lavoro e alle condizioni di vita contadina.

Questi argomenti interpretano in modo sensibile e preciso le legittime attese della buona gente dei campi, la cui opera, compiuta con silenziosa fatica e spirito di sacrificio, costituisce certamente uno dei fattori più importanti dell'economia mondiale, e merita pertanto ogni attenzione e previdenza da chi è costituito in autorità.

Le accennate preoccupazioni trovano nel Nostro cuore un'eco sollecita ed affettuosa. Esse corrispondono ad un'esigenza fondamentale della vita morale e sociale: dignus est operarius mercede sua [1]: l'operaio è degno della sua ricompensa: è parola di Nostro Signore Gesù Cristo, ripetuta con un'altra sfumatura: dignus est operarius cibo suo [2]: il lavoratore è degno del suo sostentamento. Il lavoro dell'uomo è sacro, perchè opera di una creatura razionale, elevata alla dignità di figlio di Dio. La dottrina sociale cristiana è chiarissima su questo punto, e i solenni documenti pontifici sono là a testimoniare la materna attenzione della Chiesa per la tutela del lavoro. Diletti figli e figlie! Le vostre preoccupazioni trovano piena comprensione. Ed appunto in mezzo alle ansie del momento presente, come nell'interesse appassionato per i rimedi e le provvidenze invocate, che la Nostra parola vuol risonare come un richiamo alla speranza, alla fiducia.

I

Fiducia in Dio, innanzitutto, senza il Cui aiuto non è possibile compiere nulla di prospero e duraturo, anche nella vita materiale. « Se il Signore non edifica la casa, invano si affaticano coloro che la costruiscono. Se il Signore non custodisce la città, invano vigila la sentinella. È vano per voi alzarvi prima del giorno, sedere fino a tarda notte, voi che mangiate un pane di dura fatica: poiché (il Signore) largisce i doni ai suoi prediletti mentre essi dormono » [3]. Oh, come sono soavi queste parole del Salmo, invitanti a guardare oltre al proprio fardello di pene quotidiane, per vedere su di noi il volto sereno del Padre celeste!

Alto titolo di onore dei Coltivatori della terra è l'integrità della vita religiosa, conservata costantemente e schiettamente vissuta. Essa infonde questa fiducia nel Signore, nella sua Provvidenza amorevole, nella sua continua assistenza sulle case e sulle famiglie. Conosciamo con quale fervore celebrate ogni anno, al termine della lunga fatica agricola, la festa del ringraziamento, per elevare a Dio il cantico della gratitudine per i benefici ricevuti. Sappiamo che le vostre Sezioni mettono al primo posto un accurato lavoro di formazione religiosa e morale, svolto così bene dai vostri Consiglieri ecclesiastici che sono quasi sempre i vostri parroci. Cari parroci! Li salutiamo con grande amore perchè essi sono i collaboratori preziosi e validissimi del Papa e dei Vescovi.

II

Fiducia in Dio, dunque: ma anche fiducia in voi stessi, nelle mirabili energie, che il Signore ha dato a ciascuno degli uomini per lo sviluppo della sua personalità, nella forma di vita prescelta. Nelle prime pagine del Libro Sacro è scritto che Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza, e lo pose nel paradiso terrestre affinché lo coltivasse e lo custodisse [4]. Quale dignità e quale forza viene all'uomo da questa trasparenza divina, per cui porta impresso lo splendore del Padre celeste! [5].

Ecco una fonte inesauribile di umile, consapevole fiducia in se stessi, nelle proprie capacità inventive e produttive, nelle proprie forze, create da Dio allo scopo di assoggettare la terra [6]. Quando un popolo, o una parte di esso, si abitua ad attendersi ogni cosa dall'esterno, ed è più disposto ad accusare gli altri che a stimolare se stesso, c'è da aver timore per la sua libertà e per la sua stessa vita. Oh, sì, l'assistenza e l'opera della società sono necessarie, insostituibili talora, come ancora vogliamo dirvi: ma esse non possono supplire all'iniziativa personale, alla accorta laboriosità di ciascuno che pensa a sempre migliorarsi, attingendo alle sue risorse di ingegno, di capacità, di risparmio.

È dunque necessario che abbiate fiducia in voi: evitando i pericoli sottili dell'individualismo egoista, che isola e paralizza ogni sforzo; gli intoppi della pusillanimità, le abitudini del conformismo. È necessario coltivare un senso profondo di solidarietà e di mutuo aiuto, comunicandosi a vicenda gli sforzi e i successi, organizzandosi in cooperative e società, mettendosi alla pari con una esigenza fondamentale dell'odierna vita sociale ed economica, che è unione e collaborazione per un più sicuro avvaloramento del frutto delle proprie fatiche.

Anche qui l'insegnamento della Chiesa è chiaro e incoraggiante, specialmente nella Enciclica Rerum Novarum del Nostro Predecessore Leone XIII, della quale si compie nel prossimo mese il settantesimo anniversario dalla promulgazione. In essa sono apertamente incoraggiate tutte quelle forme associative, che permettono a chi lavora di unire la propria opera a quella degli altri, di tutelarla e di incrementarla.

III

E, in terzo luogo, vi esortiamo ad avere fiducia nella società, di cui le vostre schiere pacifiche ed ordinate formano la parte più cospicua. Da essa, come abbiamo detto, dovete attendervi quelle leggi e provvidenze, che non potete procurarvi con le sole vostre forze: così dicasi delle opportune sovvenzioni, dei vari tipi di assicurazioni e pensioni, delle concessioni di assegni familiari, che la vostra Confederazione, sostenuta dal vostro appoggio, ha finora cercato di ottenere, o si prefigge come prossime mete da raggiungere.

Tali provvedimenti, già concessi ad altre categorie sociali, vi sono dovuti per dovere di giustizia : è ancora la Rerum Novarum a proporre sapienti norme: « Essendo assurdo provvedere ad una parte di cittadini e trascurare l'altra, è stretto dovere dello Stato prendersi la dovuta cura del benessere dei lavoratori : non facendolo, si offende la giustizia, che vuole reso a ciascuno il suo... Perciò tra i molti e gravi doveri dei governanti, solleciti del pubblico bene, primeggia quello di provvedere ugualmente ad ogni ordine di cittadini, osservando con inviolabile imparzialità la giustizia distributiva » [7].

La validità di questa giustizia, ispirata e fondata su quella infallibile di Dio, è ciò che anima la vostra fiducia, e dona alle vostre richieste il suo più alto valore. E su di essa fondandoCi, alziamo anche Noi un paterno incoraggiamento a chi può e deve provvedere alle vostre necessità ed esigenze, affinché si venga ad esse incontro con ogni sollecitudine.

Confidate, diletti figli e figlie! La Chiesa è con voi, vi comprende e vi incoraggia. La parola di speranza, che abbiamo fatto oggi risonare, vi accompagni su la via del ritorno verso le case che vi attendono: vi canti in cuore durante il lavoro, nella soddisfazione che esso vi procura, come nelle immancabili prove, del cui merito si adorna il nostro terreno cammino; vi richiami a sempre filiale e tenera confidenza nel Signore, che mai non abbandona coloro che si affidano a Lui.

La Nostra preghiera vi segue assiduamente, affinché possiate mantenervi fedeli ai vostri ideali, e portare al tempo stesso frutti abbondanti, in ogni prosperità dei doni del Cielo e della terra.

Ancora vi ringraziamo di questo incontro vespertino, che tanto conforto reca al Nostro cuore e dona vivacità alla preghiera di queste settimane dopo la Pasqua, risonanti di speranza, di coraggio, di fervore apostolico.

Le ricorrenze di San Giuseppe Artigiano, il 1° maggio, e il 70° anniversario della Rerum Novarum il 15 successivo Ci offriranno occasione di parlare nuovamente ai lavoratori, per rinnovare ad essi ed alle singole categorie di appartenenza la trepida ma insieme coraggiosa e generosa attenzione della Chiesa per il mondo del lavoro. Poi verrà il solenne documento pontificio, in forma di Lettera Enciclica, che annunciammo il 29 dicembre dello scorso anno. Esso si prepara ora, e sta sul cuore del Papa, come fiamma di dottrina e proposito di carità e di fraternità umilmente e fermamente vissute e conclamate, per il bene spirituale e materiale di tutti i figli di Dio, chiamati alla sua conoscenza ed al suo possesso.

Mentre vi riconfermiamo tutto il Nostro paterno affetto, siamo lieti di lasciarvene come pegno incoraggiante e beneaugurante la Nostra particolare confortatrice Benedizione Apostolica, che in special modo riserviamo ai vostri bambini, ai sofferenti, agli anziani, affinché in tutti e sempre sia la pace del Signore, Pax Domini sit semper vobiscum. Amen, amen.

 


[1] Luc. 10, 7; 1 Tim. 5, 18.

[2] Matth. 10, 10.

[3] Ps. 126, 1-2.

[4] Cfr. Gen. I, 27; 2, 7, 15; Sap. 2, 23; Eccl. 17, 1.

[5] Cfr. Ps. 4, 7.

[6] Cfr. Gen. I, 28.

[7] Leonis XIII Pont. Max. Acta. XI, 1892, pp. 121-122.

 

top