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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
AI COMPONENTI
DEL TRIBUNALE DELLA SACRA ROTA ROMANA

13 dicembre 1961 

 

Diletti figli,

La Santa Messa nella Cappella Paolina e l'incontro col Papa inaugurano, come d'uso, l'attività giudiziaria del Tribunale della Sacra Romana Rota.

Ella, Signor Decano, ha voluto accennare alla Nostra visita dello scorso gennaio alla sede del vostro Tribunale. Ed ora la letizia di quel giorno si rinnova. Non possiamo infatti non rallegrarCi al pensiero di accogliere in voi i successori di quegli auditores causarum curiae domini Papae, di quei doctores iuris famosi, di cui parlano con tocchi di alto rispetto i documenti della vostra antica storia. Maestri rinomati del diritto, ma più ancora ecclesiastici distinti per prudenza e rettitudine di vita: questo è il singolare titolo di onore del Collegio dei Prelati Uditori, che si riverbera altresì sulla perizia e sulla specchiata virtù degli Officiali e degli Avvocati del Tribunale.

La mole del lavoro svolto, che avete voluto, come ogni anno, portare a Nostra conoscenza, merita considerazione e paterno incoraggiamento. Molti di voi recano il contributo della loro competenza e dottrina sia nella Commissione Centrale sia in quelle Preparatorie del Concilio Ecumenico. L'accresciuto lavoro è pegno di più copiose grazie del Divino Paraclito, ed infonde nei cuori la lieta coscienza di un buon servizio, reso alla Chiesa.

La vostra presenza Ci offre lo spunto per alcune considerazioni nell'ordine di idee, manifestate nello scorso anno. Paterne sollecitudini urgono nel Nostro cuore di Pastore universale. Ve le confidiamo con semplicità e immediatezza.

1. E anzitutto, nelle incertezze dottrinali che, qua e là, e in varie espressioni, minacciano di disorientare l'opinione pubblica, è necessario il richiamo solenne e grave alla solidità dei principii, cui si ispira l'azione della Chiesa in difesa del matrimonio. Nel tutelare con cura gelosa la indissolubilità del vincolo e la santità del Sacramentum magnum, la Chiesa difende un diritto non solo ecclesiastico e civile, ma soprattutto naturale e divino positivo. Questi due grandi e necessari beni, che il velo delle passioni e dei pregiudizi talora oscura fino a farli dimenticare, prima che dalla legge positiva, sono voluti, l'uno dalla legge naturale, scolpita a caratteri indelebili nella coscienza umana, e l'altro dalla legge divina di Nostro Signor Gesù Cristo. Non si tratta dunque di prescrizioni e norme che le circostanze impongono, e che il corso delle generazioni può mutare: ma della volontà divina, dell'ordine intangibile stabilito da Dio stesso a salvaguardia del primo nucleo fondamentale della civile società. Si tratta della primordiale legge divina, che nella pienezza dei tempi la parola di Cristo, «ab initio autem non fuit sic» [1], ha riportato alla sua integrità genuina.

La Chiesa non difende interessi di caste o consuetudini superate. Il suo canto glorioso, il suo titolo di onore risuona nel Pater noster: Fiat voluntas tua, sicut in caelo et in terra. Questo essa propone e difende nel mondo: la volontà di Dio, nella quale è la pace, la serenità e la prosperità anche materiale per tutti i suoi figli.

2. È pertanto necessario che la dottrina della Chiesa sul matrimonio sia maggiormente conosciuta, e diffusa in tutte le forme. È stato questo il sospiro Nostro, confidatovi con paterna speranza nella Allocuzione dello scorso anno.

«A considerare la gravità del pericolo - abbiamo detto allora - ...sgorga spontaneo l'invito, che ripetiamo ardentemente in visceribus Iesu Christi anzitutto ai pastori di anime, affinché adoperino ogni mezzo, nelle istruzioni e nei catechismi, con la voce e con gli scritti divulgati largamente, per illuminare le coscienze... Ed estendiamo questo invito anche a quanti hanno volontà e mezzi per influire su la pubblica opinione, affinché i loro interventi siano di chiarificazione, non di confusione delle idee; di rettitudine, di rispetto per il più grande e prezioso bene della vita sociale: l'integrità del matrimonio» [2].

L'invito è rinnovato oggi con accorata intensità, perchè persiste quel diffuso senso di pericolo, derivante in primo luogo dalla mancanza di solida dottrina e di onestà di informazione. Si scrive e si parla, a dir poco con leggerezza, su argomenti che richiedono preparazione, maturità di giudizio, sincerità di coscienza: e bisogna pertanto che i fedeli, come l'intera società, siano illuminati, premuniti, bene orientati.

È quindi necessaria, insostituibile, una vasta opera di catechesi e di illustrazione della verità: attraverso i mezzi tradizionali, che la Chiesa ha a sua disposizione, come attraverso quelli offerti dalla stampa e dalle nuove tecniche audio-visive. Occorre escogitare nuove forme, per far giungere questo insegnamento a quanti si avviano al matrimonio: in particolar modo ai giovani e ai fidanzati.

Vedete dunque gli ampi orizzonti pastorali che si aprono sulla vostra attività. All'impegno di insegnamento che presuppone, voi potete collaborare nelle varie modalità, che la missione sacerdotale non manca di offrirvi.

3. La ragione di quanto abbiamo detto è una sola. Questo è il movente di tutta l'azione spirituale della Chiesa nel tempo: la salvezza delle anime, salus animarum. Il suo cuore di madre la porta ad agire e a decidere per il bene di tutti i suoi figli. E questo è lo spirito che informa l'azione dei Tribunali della Chiesa, e, di conseguenza, del giudice ecclesiastico, del difensore del vincolo, come del promotore di giustizia e degli avvocati. È ministerium veritatis, perchè tende primieramente alla salvezza dell'anima di chi ha bisogno di questi tribunali.

Sì, la Chiesa ha sempre di mira la salvezza eterna dei singoli, anche quando limita il diritto di accusa, e quando emette una sentenza di colpevolezza: anzi, al coniuge colpevole mai vengono sottratti i mezzi per sfuggire al pericolo di dannazione eterna.

In questa prospettiva di una significazione che va oltre il tempo e le contingenze, acquistano degno valore tutte le premure e provvidenze, che nel campo delicatissimo in cui si svolge il vostro lavoro la Chiesa adopera per il bene dei suoi figli: l'oculata prudenza con cui si esaminano i singoli casi; e il gran numero di cause trattate con gratuita assistenza giudiziaria, che, nello scorso anno, sono state di poco inferiori alla metà delle altre.

Ecco dunque che il vostro lavoro contribuisce anche esso alla affermazione delle supreme finalità della Chiesa; e con l'evidenza inoppugnabile della verità e della giustizia richiama alla volontà salvifica del Padre celeste, e all'anelito incessante del Cuore di Cristo: non enim misit Deus Filium suum in mundum ut iudicet mundum, sed ut salvetur mundus per ipsum» [3].

Diletti figli!

Nel Sacrificio Eucaristico, or ora offerto per voi, è stato immolato il Sangue Preziosissimo, che porta il lavacro della purificazione e della salvezza per tutta l'umanità. Questo Sangue, che è fiume di misericordia, diffonde la sua virtù redentrice anche sulla vostra opera, e la rende feconda per il bene delle anime.

Noi ne invochiamo il dono onnipossente su ciascuno di voi, sul vostro lavoro, sulle vostre sollecitudini di studio e di ministero. E mentre vi rinnoviamo i paterni voti per il felice svolgimento del nuovo Anno Giudiziario, siamo lieti di confermarvi la Nostra stima e benevolenza con una particolare Benedizione Apostolica, che estendiamo altresì ai diletti studenti dello Studio Rotale, ed a quanti vi sono uniti nei legami della famiglia e del lavoro.


 
[1] Mt 19, 8.

[2] Allocuzione alla S. Romana Rota, 25 ottobre 1960: AAS 52 (1960), pp. 900s.

[3] Gv 3, 17.

    

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