La dignità del lavoro sorretta dalla fede
Carissimi figli,
Salutiamo tutti voi che siete qui riuniti e quelli che, in Piazza S.
Pietro, sono collegati con Noi. È profondamente caro per il cuore
del Padre dare la benedizione domenicale sia ai gruppi, sia ai singoli,
estendendola alle persone che ciascuno ha nel cuore e rappresenta, e dando
ad ognuno l'incarico di trasmettere il voto paterno ovunque arriva il
raggio della carità.
Che cosa vi diremo? Siamo reduci dalla visita ad una cittadina fondata
da poco, non lungi di qua, e che si chiama Aprilia. Fra le impressioni
belle e molto degne d'essere descritte e meditate, una emerge ed interessa
in modo speciale, quella di considerare le possibilità e i mirabili
risultati del lavoro umano.
Ricordiamo: i primi tempi che eravamo a Roma, trenta, quarant'anni or
sono, colà era soltanto desolata, squallida e povera campagna,
intristita dalla malaria, priva di abitazioni, senza alcun sintomo di vita
e di rinascita. Ha cambiato aspetto: adesso è tutta lavorata e
piena di fertilità, e anche di relativa ricchezza, di nuovo
benessere; ed è sorta una città considerevole, 20.000
abitanti, dove non c'era nessuno. Inoltre, un complesso di strade e di
opere: una fiorente comunità nata proprio dalle forze disciplinate
ed organizzate sapientemente mediante il lavoro.
E adesso? Ecco che al lavoro agricolo s'è aggiunto anche il
lavoro industriale. Stamane, nel primo momento dell'incontro, gli operai
Ci hanno detto che sono ben 66 le aziende industriali inattività
alla periferia e intorno al nuovo centro urbano. Ciò vuol dire che
fervono disposizioni e mentalità nuove; un costume nuovo, appunto
come avviene nelle zone industriali, che cambiano il genere e il modo di
vivere e di pensare. Desideriamo, quindi, che la intenzione della nostra
preghiera,oggi, sia particolarmente rivolta al lavoro, per la sua dignità,
per la sua elevazione, per la sua libertà; in segno della stima e
della gratitudine che noi dobbiamo alla fatica umana e a tutti i
lavoratori che hanno speso energie, tempo e vita per trasformare
profondamente il fluire dell'esistenza temporale, in cui trascorriamo,
quaggiù, i nostri giorni.
Vorremmo che il Nostro saluto e la Nostra benedizione arrivassero a
tutti i lavoratori. A quelli dell'agricoltura: nel brano del Vangelo letto
stamane abbiamo accenni stupendi a quanto avviene nella vita che ci
circonda: il giglio del campo fa pensare alla fecondità, alla
poesia e alla bellezza della natura. Quindi ai lavoratori dell'attività
industriale, organizzata, moderna, che sono anche più attratti
dalla efficienza della loro opera e più facili a dimenticare la
causalità superiore di cui sono anch'essi strumenti rilevanti: la
causalità della natura, la causalità di Dio.
Ebbene a tutti questi lavoratori vada il Nostro saluto, il
ringraziamento; il Nostro segno di stima e di benedizione. Con l'augurio
che l'uomo non ignori la sapienza dalla quale il lavoro deve essere
guidato; e cioè non creda di essere né sufficiente a se
stesso, - che avverrebbe se mancassero le forze della natura, se venissero
meno le leggi che la governano e le innumerevoli infusioni misteriose che
Dio ha dato al cosmo, da cui noi attingiamo le nostre forze e i nostri
poteri di ricchezza e di fecondità, adattando le cose lontane e
materiali alle nostre necessità e ai nostri bisogni? - né
ritenga che il lavoro è fine assoluto. Infatti il lavoro non può
essere la causa suprema; è una via strumentale, è un mezzo;
deve servire all'uomo. E non soltanto per le risorse materiali che procura;
ma deve servire per tutto l'uomo, per l'uomo completo, che è
destinato anche a fini superni, cioè a raggiungere la conoscenza e
il possesso di Dio. Ciò vuol dire che noi dobbiamo pregare affinché
il lavoro resti buono, illuminato da sentimenti ultraterreni, permanga
morale nelle sue espressioni e nelle aspirazioni; sia consolato, sorretto,
nobilitato dalla fede, dalla fede cristiana, che non è una
qualsiasi nota aggiuntiva e artificiale, ma costituisce l'elemento più
alto e necessario che corona, eleva, conforta il lavoro, dando ad esso
significato e dignità superiori.
È bello perciò invitare tutti - oggi al lavoro sono
intenti i singoli individui - a pregare la Madonna perché ci
ottenga un singolare dono. Voglia Maria far discendere sull'intera umanità
lavoratrice il conforto della sua luce, della sua speranza, della sua
benedizione, la quale non può che essere la benedizione cristiana.