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PAOLO VI
ANGELUS
I Domenica di Quaresima,
7 marzo 1965
Questa domenica
segna una data memorabile nella storia spirituale della Chiesa, perché la
lingua parlata entra ufficialmente nel culto liturgico, come avete già visto
questa mattina.
La Chiesa ha
ritenuto doveroso questo provvedimento - il Concilio lo ha suggerito e
deliberato - e questo per rendere intelligibile e far capire la sua preghiera.
Il bene del popolo esige questa premura, sì da rendere possibile la
partecipazione attiva dei fedeli al culto pubblico della Chiesa. È un
sacrificio che la Chiesa ha compiuto della propria lingua, il latino; lingua
sacra, grave, bella, estremamente espressiva ed elegante. Ha sacrificato
tradizioni di secoli e soprattutto sacrifica l'unità di linguaggio nei vari popoli, in omaggio a questa maggiore
universalità, per arrivare a tutti.
E questo per voi,
fedeli, perché sappiate meglio unirvi alla preghiera della Chiesa, perché
sappiate passare da uno stato di semplici spettatori a quello di fedeli
partecipanti ed attivi e se saprete davvero corrispondere a questa premura
della Chiesa, avrete la grande gioia, il merito e la fortuna di un vero
rinnovamento spirituale.
E noi pregheremo
ancora la Madonna, la pregheremo ancora in latino per ora, perché ci dia
questo desiderio della vita spirituale attiva e autentica e ci dia questo
risvegliato senso della comunità, della fraternità, della collettività che
prega insieme, del popolo di Dio, perché allora avremo certamente assicurati
a noi i vantaggi di questa grande riforma liturgica.
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