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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 29 settembre 1968

 

Guardiamo il calendario del nostro tempo e delle nostre abitudini. Finita l’estate, finito il periodo delle vacanze, ricomincia in ogni settore l’attività regolare. Vendemmia e semina nei campi. Le scuole si riaprono (speriamo! . . .), e comincia un nuovo anno scolastico. Ogni ufficio riprende gli orari normali. Oggi ha inizio anche il nuovo campionato di calcio. La vita riassume i suoi ritmi intensi di lavoro e di svago. Tutto l’uso del tempo entra in un programma ordinato e serrato, che rende uniformi e determinate le azioni e le giornate dell’uomo moderno.

Noi benediciamo questa operosità, ma vogliamo, figli carissimi, pregarvi di ricordare anche il tempo dovuto allo spirito, dovuto alla preghiera, dovuto a Dio. Siamo tentati di dimenticarlo questo tempo, indispensabile e benedetto. Il giorno settimanale del riposo fisico e mentale, e dell’attività spirituale e religiosa perde troppo spesso il suo carattere sacro. Troviamo tempo per ogni occupazione profana ed esteriore, e non lo troviamo più per ciò che maggiormente preme, per respirare e meditare nell’atmosfera ristoratrice della coscienza, della fede, della celebrazione liturgica. Mille parole profane e strane mettono il frastuono nelle nostre anime; quando ascolteremo in un’ora di beato silenzio la Parola intima e grave del Signore? Siamo distratti, siamo alienati dalle nostre stesse abituali ed esigenti occupazioni; poi ci lamentiamo d’aver perduto la nostra libertà, la nostra personalità, e d’aver ridotto la nostra vita, come ora si dice, all’unica dimensione della servitù tecnologica.

Figli carissimi, per il nostro primo diritto, per il nostro primo dovere, ricordiamoci, come c’impone il decalogo, «di santificare le feste». Ricordiamoci del giorno del Signore, della sempre gaudiosa celebrazione della memoria rinnovatrice del mistero pasquale; vogliamo dire, della Messa festiva. Non la perdiamo mai. Voi sapete quanto ora la Chiesa ha fatto per rendere a tutti possibile e comprensibile questa bella osservanza. Mettiamola seriamente nel programma dell’anno operativo che ricomincia. È luce, è forza, è letizia, è pace, che dà senso e valore al tempo che viene e che passa. Ricordiamolo sempre.

                                                         

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